
Non è un segreto: un criterio di ricerca informazioni sulle persone è quello di mettere nel campo di ricerca di Google nome e cognome dell’interessato e attendere i risultati. Molti di noi hanno sicuramente provato almeno una volta a “googlarsi”.
Persino in politica il numero di occorrenze di un candidato su Google è diventato un indice di gradimento in campagna elettorale.
A volte però le informazioni che compaiono nei risultati delle ricerche non sono gradite oppure semplicemente si è vittima di omonimie. Adesso Google sembra aver trovato rimedio dando ai singoli la possibilità di editare le informazioni personali destinate a comparire nei risultati di ricerca, sfruttando un servizio già attivo, Google Profile, che oggi viene notevolmente ampliato in modo da ospitare il maggior numero di dati e informazioni personali.
Google Profile è una finestra accessibile dall’interno del proprio account personale, in cui l’utente può inserire una sua sua fotografia, i dati anagrafici, dettagli sui propri interessi e la propria vita, un profilo professionale con le esperienze lavorative precedenti e attuali, puntando anche ai link di MySpace, Facebook, Linkedln e Classmates, in modo che i risultati di una ricerca possano referenziare i principali social network. Sotto questo aspetto il servizio ha potenzialità enormi e si presta a creare una sorta di identità on line, professionale e non, per ciascuno di noi.
E le informazioni che non ci piacciono? In teoria più informazioni sono disponibili on line e più libertà è data all’utente di gestire ciò che appare negli hit di ricerca, ma in realtà Google lascia intatti i risultati pregressi nell’indice, consentendo all’utente di visualizzare in testa agli hit di ricerca il profilo editato e aggiornato, in modo da evidenziare le informazioni a cui si tiene di più. In cambio però Google ci chiede di raccontargli qualcosa (molto di più) su di noi. A voi giudicare se il gioco vale la candela.
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- Mercoledì 22 Aprile 2009


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