I ricercatori della scuola di medicina della University of Pennsylvania e del Salk Institute for Biological Studies stavano indagando per scoprire quali geni sovraintendano ai ritmi circadiani che regolano la vita degli animali, e anche la nostra, e hanno fatto una scoperta singolare. L’”orologio circadiano” è l’alternarsi di fasi che nel corso delle 24 ore comportano dei cambiamenti fisiologici e comportamentali scandendo di fatto le nostre giornate. Pressione sanguigna, senso di fame, temperatura corporea variano a seconda dell’ora del giorno in cui ci troviamo. Si ritiene che questi ritmi ci diano un vantaggio adattativo, consentendo all’organismo di anticipare i cambiamenti nell’ambiente circostante e regolare i processi fisiologici di conseguenza. La ricerca ha fatto un primo importante passo avanti rispetto agli studi precedenti individuando un numero assai maggiore (oltre 3000) di geni nel fegato del topo che sovraintendono a un ciclo dell’approssimativa durata di 24 ore. Sorprendentemente però i ricercatori hanno anche trovato due classi di geni con un ciclo di 8-12 ore. Anche cicli più corti del ritmo circadiano avrebbero quindi una base biologica.
Lo studio, pubblicato sul numero di aprile di PLoS Genetics, è il primo a individuare in un animale periodicità diverse dal classico ciclo di 24 ore. Queste “armoniche” del ritmo circadiano, come le hanno definite gli studiosi, si perdevano nel fegato dei topi quando questi erano sottoposti a una dieta ristretta, il che suggerisce che il cibo abbia un ruolo nel meccanismo.
“I geni delle 12 ore servono a prevedere l’alba e il tramonto”, spiega John Hogenesch, uno degli autori. “Si tratta di due momenti di transizione molto stressanti per il corpo e per la mente. Chiunque ha dei bambini piccoli sa che questi sono i momenti in cui è più probabile che si mettano a piangere”. Quindi queste armoniche possono aiutare l’animale a prepararsi ai cambiamenti che accompagnano il calare del buio e il ritorno della luce. “Stentiamo invece maggiormente a spiegarci i ritmi di 8 ore” dichiara Hogenesch, “ma il fatto che li abbiamo osservati in maniera affidabile dimostra secondo me che c’è la possibilità che esistano basi biologiche per un ciclo della durata di 8 ore”.
- Martedì 28 Aprile 2009


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