Tre notizie in un solo giorno. Diventa sempre più intricata la situazione per Google Books e la class action intentata dagli scrittori statunitensi. Lo scorso ottobre si era arrivati ad un accordo storico con la proposta di un “piano di transazione” che, tra le altre cose, fissava la data del 5 maggio come limite entro cui gli editori di tutto il mondo potevano far valere i propri diritti. Ma ora le cose non stanno più così.
Un giudice federale ha infatti accolto la richiesta di un gruppo di editori ed autori statunitensi (tra cui anche i rappresentanti di Philip Dick e John Steinbeck) di prorogare la deadline di ulteriori quattro mesi. Nei giorni scorsi Google aveva proposto una proroga di due mesi, ma il giudice ha dato ragione agli scrittori.
In tutto ciò è arrivata anche un’altra doccia fredda per Google. Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha infatti aperto un’indagine per valutare se con l’accordo di transazione si profila la creazione di una posizione dominante per l’editoria digitale negli Stati Uniti. Accuse e sospetti in questo senso erano stati sollevati da più parti (dallo studioso Robert Darnton e dall’Internet Archive), ma non è detto che l’inchiesta si chiuda necessariamente con uno stop per Google. Anche se l’ultima volta che l’Antitrust si era mosso (in occasione dell’accordo pubblicitario con Yahoo!) Google ha subito fatto marcia indietro.
Per quanto il piano riguardi solo il mercato Usa, nella trattativa sono coinvolti anche gli editori e gli scrittori stranieri, dal momento che Google ha indicizzato le opere delle biblioteche statunitensi che nei loro cataloghi contengono anche volumi stranieri. Se negli altri paesi si sono già levate molte voci contrarie, in Italia l’Associazione Editori Italiani si dice soddisfatta per la proroga di quattro mesi e annuncia l’apertura di un gruppo di lavoro tecnico nei rapporti tra Google, il Book Right Registry e gli editori europei, coordinato proprio da un rappresentante dell’AIE, Piero Attanasio, che ha spiegato: “AIE ha prodotto una serie di studi tecnici e documenti assunti dalla Federazione degli Editori Europei come posizione comune, che rilevano i problemi presenti nel database del Settlement e le possibili soluzioni. Si è creato un buon clima di collaborazione che speriamo porti i suoi frutti”. Un po’ tutti, quindi, restano ancora molto prudenti sul da farsi.
- Giovedì 30 Aprile 2009


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