Archivio di Aprile, 2009
Ecco un po’ di link a siti che contengono informazioni sull’influenza suina.
Il sito ufficiale del Governo Usa sulle epidemie influenzali.
Il centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha una sezione dedicata all’influenza aviaria e tra le altre risorse propone una lista di suggerimenti per la prevenzione del contagio.
L’Organizzazione mondiale della Sanità aggiorna continuamente il proprio sito con gli ultimi aggiornamenti. E’ l’Oms a stabilire il livello di allarme pandemia in base all’andamento del contagio.
Il nostro ministero del Welfare ha messo online sul suo sito un documento di domande e risposte.
Infine il ministero della Salute messicano offre sul suo sito informazioni generali sulla malattia, ma non un aggiornamento sui casi di contagio né sul numero delle persone morte. E in un momento critico come questo, in cui il Messico è il primo focolaio del virus, sorprende il fatto che nella HomePage del sito istituzionale compaia in bella vista una brochure scaricabile (in pdf) sull’influenza stagionale che ben poco può aiutare chi in queste ore si interroga su una possibile pandemia globale. E’ comunque disponibile, sempre in pdf, un documento molto ben fatto che contiene le linee guida per la prevenzione, i consigli per chi entra in contatto con i malati, le informazoni sulle persone più a rischio.
Ma il sito del Centro Nacional de Vigilancia Epidemiologica y Control de Enfermedades, l’equivalente messicano del CDC statunitense, non nomina mai esplicitamente l’influenza suina nella sua HomePage, ma rimanda a un approfondimento su “influenza e difficoltà respiratorie“, dove però i link che dovrebbero dare accesso a domande e risposte sulla febbre suina e alle azioni per contenere la diffusione dell’epidemia sono inattivi.
Peggio ancora fa il sito del Piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia influenzale. La febbre suina non è proprio citata e il link che dovrebbe condurre a una pagina in cui il piano d’azione viene spiegato in dettaglio spedisce in realtà a una pagina di errore.
L’ultima speranza è quella di cliccare sul link Influenza Pandemica, ma anche qui c’è un’amara sorpresa: nessuna informazione aggiornata sull’emergenza, bensì un testo, non proprio utilissimo, sull’influenza nella storia dell’umanità.
Il presidente Usa Barack Obama
“La nostra capacità di affrontare una sfida di questa portata per la salute pubblica dipende fortemente dal lavoro della nostra comunità scientifica e medica. E questo è un ulteriore esempio del perché non possiamo permettere che la nostra nazione rimanga indietro”. Sono le parole pronunciate da Barack Obama in un discorso tenuto ieri alla National Academy of Sciences a proposito dell’influenza suina.
Mentre si avvicina per Obama il traguardo dei 100 giorni, sembra che il presidente sia impegnato a rassicurare gli americani sul fatto che il loro primato nel campo scientifico e tecnologico non andrà sprecato né perduto. E per fare questo rievoca l’eterna sfida tra Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni ‘50 e ‘60 per la conquista dello spazio, sostenendo che da allora la spesa per la ricerca scientifica è costantemente calata in percentuale sul Pil.
Decidendo di spendere più del 3 per cento del Prodotto Interno Lordo nella scienza, Obama sostiene che gli Usa potranno non solo tornare al livello in cui erano nell’epoca d’oro dell’era spaziale, ma addirittura superarlo. Tra i sistemi per allocare più risorse alla ricerca, Obama ha stabilito nel piano fiscale per il 2010 dei crediti fiscali permanenti per le imprese che investono in ricerca e sviluppo.
E l’allarme per l’emergenza sanitaria dovuta all’influenza suina non fa dimenticare al presidente americano gli altri obiettivi, alcuni dei quali sono stati pilastri fondamentali della sua campagna presidenziale. Primo fra tutti la “necessità di questa generazione di spezzare la dipendenza dai carburanti fossili” come unica possibilità reale per combattere efficacemente i cambiamenti climatici. Anche a questo serviranno i maggiori fondi che il governo conta di destinare alla ricerca.
I ricercatori della scuola di medicina della University of Pennsylvania e del Salk Institute for Biological Studies stavano indagando per scoprire quali geni sovraintendano ai ritmi circadiani che regolano la vita degli animali, e anche la nostra, e hanno fatto una scoperta singolare. L’”orologio circadiano” è l’alternarsi di fasi che nel corso delle 24 ore comportano dei cambiamenti fisiologici e comportamentali scandendo di fatto le nostre giornate. Pressione sanguigna, senso di fame, temperatura corporea variano a seconda dell’ora del giorno in cui ci troviamo. Si ritiene che questi ritmi ci diano un vantaggio adattativo, consentendo all’organismo di anticipare i cambiamenti nell’ambiente circostante e regolare i processi fisiologici di conseguenza. La ricerca ha fatto un primo importante passo avanti rispetto agli studi precedenti individuando un numero assai maggiore (oltre 3000) di geni nel fegato del topo che sovraintendono a un ciclo dell’approssimativa durata di 24 ore. Sorprendentemente però i ricercatori hanno anche trovato due classi di geni con un ciclo di 8-12 ore. Anche cicli più corti del ritmo circadiano avrebbero quindi una base biologica.
Lo studio, pubblicato sul numero di aprile di PLoS Genetics, è il primo a individuare in un animale periodicità diverse dal classico ciclo di 24 ore. Queste “armoniche” del ritmo circadiano, come le hanno definite gli studiosi, si perdevano nel fegato dei topi quando questi erano sottoposti a una dieta ristretta, il che suggerisce che il cibo abbia un ruolo nel meccanismo.
“I geni delle 12 ore servono a prevedere l’alba e il tramonto”, spiega John Hogenesch, uno degli autori. “Si tratta di due momenti di transizione molto stressanti per il corpo e per la mente. Chiunque ha dei bambini piccoli sa che questi sono i momenti in cui è più probabile che si mettano a piangere”. Quindi queste armoniche possono aiutare l’animale a prepararsi ai cambiamenti che accompagnano il calare del buio e il ritorno della luce. “Stentiamo invece maggiormente a spiegarci i ritmi di 8 ore” dichiara Hogenesch, “ma il fatto che li abbiamo osservati in maniera affidabile dimostra secondo me che c’è la possibilità che esistano basi biologiche per un ciclo della durata di 8 ore”.
Che cos’è l’influenza suina?
Una malattia respiratoria che colpisce i maiali ed è causata da un virus influenzale di tipo A (H1N1). E’ molto contagiosa ma la mortalità è bassa (1-4 per cento). Il virus si diffonde tra i maiali per via aerea, contatto diretto e indiretto e tramite maiali che ne sono portatori asintomatici. Il virus si diffonde tra i suini con regolarità, circa una volta l’anno, con maggiore incidenza in autunno e inverno nelle zone temperate.
Come passa all’uomo?
Occasionalmente ci sono stati casi di contagio umano. Di solito i sintomi clinici sono simili a quelli dell’influenza stagionale (infezioni delle vie respiratorie, dolori articolari, febbre, brividi), ma c’è una certa variabilità e sono stati riportati casi di influenza praticamente asintomatica e altri in cui il virus ha causato una grave polmonite e condotto il paziente alla morte. Il contagio avviene in genere da animale infetto a uomo, anche se in alcuni casi di contagio umano non c’è stato contatto tra la persona infettata e maiali malati o ambienti che ne hanno ospitati. Sono stati registrati casi di contagio da uomo a uomo ma in numero molto limitato e in situazioni di stretto contatto e all’interno di un ristretto gruppo di persone. Il contagio avviene di solito stando in contatto ravvicinato con una persona malata che tossisce o starnutisce o per contatto indiretto (si tocca qualcosa che è stato in contatto con il virus e poi si portano le mani alla bocca).
Cosa si può fare per prevenire il contagio?
La raccomandazione più importante è anche la più semplice da seguire: lavarsi le mani spesso. Per il resto bisogna evitare il più possibile il contatto con persone malate, e con oggetti e superfici che possono essere state infettate.
La carne di maiale è sicura?
Sì. Non ci sono prove che l’influenza suina sia mai stata trasmessa all’uomo tramite il consumo di carne e altri derivati del maiale adeguatamente trattati. Il virus non sopravvive a una temperatura di cottura superiore ai 70 °C.
C’è un rischio pandemia?
E’ probabile che la maggior parte delle persone, specialmente chi non è regolarmente in contatto con i maiali, non sia immunizzato dal virus. Se si stabilisce una trasmissione uomo-uomo “efficiente” è possibile che si verifichi una pandemia influenzale, il cui impatto è difficile da prevedere perché dipende da molti fattori. La virulenza, il grado di immunità delle persone, la protezione crociata degli anticorpi sviluppati con l’influenza stazionale.
Quali sono i casi contagio umano e quante persone sono morte?
E’ salito a 152 il bilancio dei morti in Messico, molti i casi di contagio accertato negli Usa e circa un centinaio i casi sospetti tra Australia e Nuova Zelanda. In Europa sono stati segnalati casi sospetti in Spagna, Gran Bretagna e Francia.
Esiste un vaccino contro l’influenza suina?
Non esiste un vaccino specifico e non si sa se il vaccino contro l’influenza stagionale fornisca una copertura anche per questo virus. Esistono però dei farmaci antivirali. Il CDC, Centro per il controllo e la prevenzione della malattie americano, raccomanda Tamiflu (olsetamivir) o Relenza (zanamivir) come forma di trattamento o prevenzione. Roche, la casa farmaceutica che produce il Tamiflu ha dichiarato di essere pronta a distribuirne 3 milioni di dosi. Il problema è però che questi virus mutano molto rapidamente e si sono già dimostrati resistenti all’azione di farmaci antivirali.
A chi posso chiedere informazioni?
Il ministero del Welfare ha istituito un numero telefonico, il 1500 al quale rispondono dalle 8 alle 20 medici ed esperti appositamente formati.

Ci sono voluti solo nove mesi dal lancio dell’Apple Store dentro iTunes per raggiungere un obiettivo che allora sembrava inimmaginabile. Ma oggi con 25.000 applicazioni e circa 21 milioni di iPhone venduti dal 2007 a oggi, Apple ha segnato anche l’ultimo traguardo del miliardo di download effettuati dall’Apple Store.
Gli ultimi dati sulla trimestrale (il secondo quarter) resi noti mercoledì agli analisti finanziari parlano di un andamento inaspettatamente positivo, nonostante la crisi economica e il periodo tradizionalmente poco favorevole (il trimestre dopo lo shopping natalizio), tanto da far dire al CFO Peter Oppenheimer che questo è stato il miglior secondo trimestre nella storia di Apple sia come profitti che come fatturato. L’utile netto è cresciuto del 15% arrivando a 1,21 miliardi di dollari mentre il fatturato del trimestre è stato di 8,16 miliardi di dollari.
Apple ha venduto meno Macintosh (2,22 milioni di unità rilasciate nel trimestre, -3% rispetto allo stesso quarter del 2008) ma più iPhone e iPod: rispettivamente 3 milioni e 790 mila (+123%) e 11 milioni (+3% rispetto all’analogo periodo del 2008).

Dal 1 luglio avremo un mercato unico anche per le tariffe dei messaggi di testo inviati quando si è all’estero in vacanza. Gli Sms inviati all’estero costeranno infatti 11 cent contro gli attuali 28 per tutti i gestori. Lo ha deciso il Parlamento di Strasburgo che ha votato a larga maggioranza l’abbattimento dei costi sugli Sms di oltre il 60%.
Viviane Reding, Commissario delle Telecomunicazioni all’interno dell’Unione Europea, ha salutato il provvedimento come la fine delle tariffe ipergonfiate del roaming. E il presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, ha aggiunto che le nuove modifiche fanno dell’Europa il continente con le tariffe più favorevoli per gli utenti di telefonia mobile e che ci si aspetta per tanto una ricaduta positiva su tutto il mercato della telefonia mobile in Europa.
Il Parlamento ha anche votato un altro importante provvedimento che per la prima istituisce il prezzo di riferimento di 1 euro a megabyte per il download dei dati tra le reti degli operatori sempre in ambito internazionale. Pur non toccando direttamente gli utenti, in quanto si tratta di un accordo wholesale tra gli operatori mobili, esso rappresenta un passo avanti nel regolamentare il settore dell’Internet mobile, dove le tariffe sono ancora molto alte.
Infine buone notizie per i consumatori arrivano anche sul versante voce, dove i costi delle chiamate internazionali effettuate sono stati ridotti da 46 a 43 centesimi di euro mentre per il ricevente è stata abbassata la tariffa da 22 a 19 euro cent.
Per gli operatori mobili l’abbassamento dei costi di roaming internazionale significa ovviamente una riduzione del fatturato: lo scorso hanno i gestori della telefonia mobile hanno guadagnato circa 6,5 miliardi di euro con il roaming internazionale e quest’ultimo rappresenta il 2% del fatturato complessivo del mercato delle tlc europeo (300 miliardi di euro).
Il videoservizio:
Adam al lavoro
Sembra essere sempre più vicino il tempo in cui la ricerca scientifica sarà guidata da macchine intelligenti e computer. Gli esperti delle Università di Aberystwyth nel Galles e di Cambridge hanno messo a punto Adam, il robot scienziato, che un giorno potrebbe lavorare nei laboratori fianco a fianco con ricercatori in carne e ossa. Adam è un sistema computerizzato in grado di fare scoperte autonomamente, secondo l’equipe britannica che lo ha messo a punto e testato. La ricerca, finanziata dal Biotechnology and biological sciences research council (Bbsrc), è stata pubblicata su Science. In pratica, il prototipo è riuscito a scoprire dati scientifici nuovi, seppure semplici, sul genoma del lievito “Saccharomyces cerevisiae“, un organismo che gli scienziati utilizzano come modello per studiare forme di vita più complesse. L’equipe ha poi verificato e confermato che le ipotesi scientifiche di Adam erano nuove e corrette. “Per questo tipo di studi”, spiega Ross King, uno dei coordinatori dello studio, “è necessario che i dati degli esperimenti vengano registrati nei minimi dettagli: un’operazione difficile per gli scienziati in carne e ossa, non per i robot”. Il test è stato superato a pieni voti e già i ricercatori pensano di affiancargli Eve, per la ricerca di nuovi farmaci contro la malaria e la schistosomiasi, causata da un particolare parassita diffuso ai Tropici.
Non solo Adamo ed Eva, ma anche algoritmi per i processi biologici. I ricercatori della Cornell University hanno invece ideato un programma in grado di identificare regolarità nel mondo naturale e considerarle leggi di natura, senza che precedentemente fosse inserita nel suo computer alcuna conoscenza scientifica. Successivamente, hanno testato il loro algoritmo su un sistema meccanico semplice, con risultati che li hanno portati a ritenere che possa essere applicato a sistemi più complessi, quali quelli biologici o cosmologici, dove spesso è necessario analizzare montagne di dati conservati in archivi elettronici. L’algoritmo di “Lipson e Schmidt” (dal nome dei due ricercatori della Cornell) è stato ottenuto come raffinamento di uno precedente che essi avevano elaborato per costruire un piccolo robot, chiamato “Starfish”, che semplicemente osservando la propria immagine era in grado di individuare la presenza di eventuali danni e procedere ad aggiustarsi.
E che il mondo della ricerca si rivolga sempre più verso la robotica lo testimonia anche il prototipo messo a punto dall’University of Texas Health Science Center di Houston su pazienti che hanno lesioni al midollo e alla spina dorsale. L’idea è quella di costruire dispositivi robotici di assistenza in grado di eseguire compiti quotidiani per i pazienti con ridotte capacità motorie. “Il nostro obiettivo è quello di motivare le persone con malattie neurologiche a continuare la loro riabilitazione a casa”, sostiene uno dei ricercatori. “Siamo alla ricerca di questi dispositivi come strumenti motivazionali”. Il robot sarà guidato a distanza dal paziente che avrà sul proprio braccio un piccolo dispositivo di controllo. In questo modo, potrà prendere un bicchiere o recuperare oggetti da altre stanze e portarli direttamente a chi ne ha bisogno.
Secondo gli ultimi dati in possesso della Società italiana di chirurgia (Sic), sono stati 1.585 i casi trattati con l’utilizzo di un robot in 29 ospedali italiani nel 2007, secondi al mondo dietro gli Stati Uniti. In Europa, l’Italia con oltre 20 ospedali con un robot in sala operatoria supera anche Francia (18), Germania (13) e Regno Unito (9). Si conferma, dunque, la forte predisposizione del nostro paese all’innovazione in campo chirurgico. Niente paura, però, dicono i chirurghi italiani: un essere umano è comunque necessario per scegliere il quadro di riferimento opportuno, come pure per dare un’interpretazione delle leggi trovate dal computer.
Il video di presentazione di Adam (in inglese)
Siamo quello che mangiamo? Forse non esattamente, ma la ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che ciò che mangiamo ha un’influenza sia positiva sia negativa sulla nostra salute. Alcuni alimenti sembrano avere un ruolo protettivo rispetto ad alcune malattie, mentre altri concorrono ad aumentare il rischio di andare incontro a disturbi o malanni.
Sono immancabilmente protagonisti di notizie positive gli acidi grassi Omega-3, sui cui effetti benefici hanno indagato moltissimi studi in anni recenti. Le ultime due ricerche che li riguardano sono state da poco presentate. In un caso si è valutato il ruolo protettivo dei grassi “buoni” contenuti nelle noci sul tumore al seno, nell’altro si è confermato il legame tra un consumo regolare di pesce grasso, ricco anche di Omega-3, e un rischio ridotto di insufficienza cardiaca negli uomini. Ma andiamo con ordine.
Al 100° meeting annuale dell’American Association for Cancer Research, appena concluso a Denver, in Colorado, è stato presentato uno studio che suggerisce che il consumo di noci potrebbe fornire all’organismo acidi grassi essenziali Omega-3, antiossidanti e fitosteroli che riducono il rischio di contrarre il cancro al seno. Nonostante lo studio che dimostra questa correlazione positiva sia stato svolto su animali di laboratorio, si ritiene che i risultati debbano incoraggiare anche noi umani a mangiare più noci, che a livello nutrizionale rappresentano uno spuntino di qualità migliore rispetto a una manciata di biscotti o di un sacchetto di patatine. Elaine Harman, professore associato di medicina della Marshall University, in West Virginia, e i suoi colleghi hanno studiato topi nutriti con l’equivalente per l’uomo di quasi 60 grammi di noci al giorno a confronto con topi che seguivano una dieta di controllo. E’ risultato che il consumo di noci diminuisce significativamente l’incidenza del tumore al seno, il numero di ghiandole con tumore e le dimensioni del tumore.
“Questi topi da laboratorio hanno in genere un’incidenza di tumore al 100 per cento a cinque mesi; il consumo di noci ne ha ritardato l’insorgenza di almeno tre settimane”, ha dichiarato Hardman.
L’analisi molecolare ha mostrato che un maggior consumo di acidi grassi Omega-3 ha contribuito al declino dell’incidenza del tumore, ma anche altre componenti della noce hanno dato il loro contributo. “Intervenendo sulla dieta”, spiega Hardman, “si vedono all’opera molteplici meccanismi. E’ chiaro che le noci contribuiscono a una dieta sana che può ridurre il cancro al seno”.
Dei preziosi acidi grassi Omega-3 abbondano anche alcuni tipi di pesce, come il salmone, il pesce spada, lo sgombro, il tonno, la trota. Consumandone anche solo una porzione a settimana è possibile ridurre il rischio di insufficienza cardiaca negli uomini. Lo sostiene uno studio dei ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center, pubblicato online sullo European Heart Journal. Si tratta di uno degli studi più ampi che abbiano mai investigato questa correlazione.
“Ricerche precedenti hanno dimostrato che gli acidi grassi e gli acidi grassi Omega-3 aiutano a combattere i fattori di rischio per diverse malattie cardiache, per esempio abbassando i trigliceridi (grassi nel sangue), riducendo la pressione sanguigna, il battito e la variabilità del battito cardiaco”, spiega Emily Levitan, tra gli autori dello studio. “Questo può spiegare l’associazione con un ridotto rischio di insufficienza cardiaca emerso dalla nostra ricerca”.
Quando il cuore non riesce più a pompare abbastanza sangue per soddisfare le esigenze del corpo, si parla di insufficienza cardiaca, una condizione potenzialmente mortale causata di solito da problemi cardiaci preesistenti come la pressione alta e aterosclerosi coronarica. Tra i sintomi di insufficienza cardiaca ci sono stanchezza e debolezza, difficoltà a camminare, battito cardiaco irregolare o accelerato, tosse persistente o respiro affannoso.
I ricercatori hanno seguito quasi 40.000 svedesi maschi di età compresa tra i 45 e i 79 anni tra il 1998 e il 2004. Hanno annotato nel dettaglio la dieta seguita dagli uomini e seguito l’andamento della loro salute grazie ai registri ospedalieri svedesi. Durante il periodo considerato 597 uomini, senza precedenti di malattie cardiache o diabete, hanno sviluppato un’insufficienza cardiaca. Trentaquattro sono morti. Dall’analisi dei dati è risultato che gli uomini che mangiavano pesce grasso una volta alla settimana avevano il 12 per cento di possibilità in meno di sviluppare l’insufficienza cardiaca rispetto a chi non mangiava pesce grasso. Una correlazione ancora più significativa i ricercatori l’hanno scoperta con gli acidi grassi Omega-3: chi ne consumava circa 0,36 grammi al giorno aveva il 33 per cento di possibilità in meno di sviluppare l’insufficienza cardiaca rispetto a chi ne consumava pochi o per niente. Ma attenzione, la correlazione positiva scompariva aumentando significativamente le dosi: in chi consumava più di 0,46 grammi di Omega-3 al giorno la probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca tornava a livelli di chi non ne consumava affatto. Lo studio quindi conferma la validità dell’invito a un consumo moderato di pesce grasso: l’American Heart Association consiglia di mangiarlo due volte a settimana.

Campeggia su Internet il sito The Pirate Google.com, il logo è la ormai famosa nave dei pirati di The Pirate Bay ma i colori delle vele sono quelli inconfondibili di Google.
Non è uno scherzo e non ha nulla a che vedere con il noto motore di ricerca, ma come si legge nell’home page, vuole essere la semplice dimostrazione che quanto ha fatto Pirate Bay nel rendere disponibili i link ai file Torrent, non è nulla di diverso da quanto si può fare con la Ricerca personalizzata di Google, restringendo i campi di ricerca ai soli file Torrent (basta mettere nella query: filetype:torrent).
Solo che The Pirate Bay, sostengono gli autori delle pagine, non dispone della stessa autorevolezza e influenza politica di Google, che la Ifpi e le altre organizzazioni si guardano bene dal citare in giudizio.
E’ uno dei tanti esempi di come il dibattito sulla sentenza di Pirate Bay sia sempre più arroventato, soprattutto dopo che oggi si è appreso dal servizio radiofonico svedese che uno dei giudici della corte che ha emesso la sentenza è membro di un’associazione di tutela del copyright (Swedish Copyright Association) coinvolta direttamente nel procedimento contro i quattro rappresentanti del sito.
Thomas Norstrom, così si chiama il giudice coinvolto, è anche membro di un’altra organizzazione svedese che si batte per una maggiore tutela del copyright (la Swedish Association for the Protection of Industrial Property), ma ha negato di essere in conflitto di interessi nella causa contro Pirate Bay.
Di diverso avviso invece è l’avvocato difensore di Peter Sunde, uno dei quattro uomini a cui è stata comminata una pena pari a un anno di carcere e a un risarcimento danni di 3,6 milioni di dollari. L’avvocato ha chiesto la riapertura del processo.
Gli uomini che non disdegnano il sesso con le lolite sono avvertiti: quando si ritroveranno nei guai fino al collo, non potranno invocare il bicchiere in più come scusa per “giustificare” il fatto che sotto l’effetto dell’alcol la ragazza fosse loro sembrata più adulta di quanto poi risultato all’anagrafe. Uno studio di prossima pubblicazione sul British Journal of Psychology, chiarisce infatti che l’alcol non influisce sulla percezione degli anni della donna che un uomo che ha bevuto (anche molto) si trova di fronte. Vincent Egan, esperto di psicologia forense della britannica Università di Leicester, con la collaborazione di Giray Cordan, psicologo dell’Università di Exeter, ha chiesto a 240 tra uomini e donne, reclutati in alcuni pub, di giudicare il fascino emanato da dieci volti femminili maturi e dieci al di sotto della maggiore età, con e senza trucco, che scorrevano di fronte a loro grazie a un’elaborazione grafica prodotta da un software che di volta in volta era in grado di modificarne i connotati. Dall’esperimento è scaturito, abbastanza prevedibilmente, che tanto gli uomini quanto le donne considerano più attraente un viso femminile giovanile rispetto a uno che mostra chiaramente i segni del tempo ma, soprattutto in quest’ultimo caso, i chili di trucco necessari per occultarli, uniti al consumo di alcol da parte di chiunque la osservi, contribuiscono a fare ritenere sessualmente più interessante una donna che abbia superato da un pezzo l’adolescenza. Davanti a una ragazza minorenne, invece, gli alcolici bevuti da un uomo durante la serata non hanno alcun effetto sull’età presunta che egli le attribuisce, così come il fatto che sia truccata o meno non fa una differenza determinante nello stabilire la rilevanza della tentazione da lei rappresentata.
Benché tutti i partecipanti allo studio, in linea con quanto scoperto da precedenti ricerche, abbiano mediamente sovrastimato di due anni e mezzo l’età delle facce passate in rassegna (tendenza indipendente dal consumo di alcol), gli psicologi sostengono che esistono molti indizi che una persona sia meno giovane di quanto appaia, come la corporatura e la voce, perciò in qualsiasi occasione sociale, gli uomini che incontrano una donna sono potenzialmente capaci di intuire se sia minorenne, benché talvolta convenga loro scordarselo. Ulteriori studi dovranno accertare se queste dinamiche siano valide anche in night club e discoteche, dove le particolari condizioni dell’illuminazione potrebbero alterare il giudizio, permettendo così a un uomo che finisca in tribunale di provare a salvarsi in corner.