Sindrome del bradipo. Così la fatica altrui diventa la nostra

Maratona

Quanti di noi, almeno una volta nella vita, hanno detto: “Mi sento stanco solo a guardarti”? Sembrerebbe un modo di dire, ma ora, stando a quanto riferiscono i ricercatori del Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva dell’Università Bicocca di Milano, in questa frase sembra esserci una validità scientifica.
Lo studio, condotto in collaborazione con l’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr di Milano-Segrate e pubblicato sull’ultimo numero della rivista Plos One, descrive come ci si possa realmente stancare soltanto guardando altre persone che si cimentano in sforzi fisici.
Gli studiosi hanno valutato le registrazioni dei potenziali bioelettrici – che indicano come si svolge l’attività cerebrale – di studenti universitari di sesso sia maschile sia femminile mentre osservavano delle diapositive di persone diverse per sesso e per età impegnate in azioni dinamiche: performance atletiche, corsa, tuffi, salti eccetera. Inoltre, gli studenti hanno dovuto compiere un raffronto con altri individui ritratti, invece, in pose statiche: ragazzi che si cimentano con gli scacchi o persone che fumano una sigaretta.
“Dopo 350 millisecondi dalla presentazione dell’immagine – spiega Alice Mado Proverbio, coordinatrice dello studio –, abbiamo notato, soprattutto nel cervello maschile, un’intensa attività dei neuroni che normalmente codificano l’azione in misura molto maggiore durante l’osservazione delle immagini dinamiche rispetto a quelle statiche. Nel cervello femminile è emerso, invece, un interesse generalizzato verso tutte le figure umane e un minore effetto di differenza tra immagini denotanti sforzo muscolare intenso piuttosto che debole”.
Questa differenza di percezione in base al sesso è stata spiegata in parte dai ricercatori con un’origine biologica: essendo gli uomini dotati di un apparato muscolare più forte probabilmente possono rispecchiarsi più facilmente in modelli di persone che compiono degli sforzi muscolari.
In più, l’eventualità di attivare la corteccia motoria e premotoria responsabile dei nostri stessi movimenti semplicemente osservando altre azioni umane, può dar ragione, secondo gli studiosi, anche del perché sia così interessante osservare gli altri che si muovono. Un semplice meccanismo che scatta, per esempio, ogniqualvolta si guarda una partita di calcio.

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