Archivio di Giugno, 2009

Cercasi iPhone disperatamente

La versione 3.0 del firmware dell’iPhone, rilasciata da Apple la scorsa settimana, ha portato diverse novità attese da tempo dagli utenti del melafonino. Una, però, è riservata ai soli abbonati a MobileMe, la collezione di servizi Internet per utenti Mac e Windows e di iPhone e iPod Touch.

Find My iPhone

Si tratta di “Find My iPhone”, funzione che, in caso di smarrimento o perdita, localizza la posizione dello smartphone, permette di inviare un messaggio (anche con avviso sonoro) da visualizzare sul display del telefono per invitare chi l’avesse trovato a restituirlo e, nella peggiore delle ipotesi, consente di cancellare in remoto tutti i dati personali memorizzati.La procedura di configurazione di “Find My iPhone” è spiegata in questa pagina del sito Web di Apple.

Find My iPhoneNel caso malaugurato di smarrimento, basta accedere al proprio account su MobileMe.com, entrare nella sezione delle impostazioni e scegliere la voce “Find My iPhone”. Se il telefono fosse connesso a una rete 3G, Edge o Wi-Fi, dopo qualche minuto la sua posizione approssimativa sarà rilevata e mostrata su una mappa.

A questo punto si potrà comporre il messaggio, che sarà visualizzato sul terminale anche nel caso in cui il telefono sia bloccato o silenziato.Se l’iPhone fosse irrecuperabile, si dovrebbe procedere alla cancellazione definitiva di tutte le informazioni archiviate sul telefonino utilizzando la funzione Remote Wipe, che riporterà l’iPhone alle impostazioni di fabbrica.

Collegando un nuovo iPhone al proprio Pc o Mac, dati, contatti, e-mail, musica, video e applicazioni saranno ripristinate e sincronizzate attraverso iTunes e MobileMe.

Gli Usa alla Cina: no ai pc con il software che censura Internet

Togliete-il-filtro-internet
Il governo americano ha chiesto alla Cina di revocare la richiesta inviata a fine maggio ai produttori di personal computer di vendere in Cina solo Pc con preinstallato il famigerato software cinese per “filtrare” l’accesso a Internet.
Il software, “Green Dam Youth Escort“  dovrebbe essere su ogni macchina in vendita in Cina a partire dall’1 luglio. Le autorità cinesi avevano presentato il software come uno strumento per proteggere i bambini. Giustificazione ovviamente non credibile.
(Foto Ap/Greg Baker) - In un negozio di Pechino il personale di vendita nel reparto dei notebook. 
WSJ blog: China Journal: China’s New Required PC Filtering Software – The Official Notice

Shanghaiist: The Great Firewall in the Real World: The Green Dam Youth Escort

Global Voices Online: China: A leaking dam?

WSJ blog: China Journal: “Green Dam” Creator Seeks To Reassure That He’s Not Out To Censor China’s Web

Netbook o Iphone, che cosa mi compro?

AspireOne_11.6''_03

Il mio notebook a casa è sempre sequestrato da qualcuno dei famigliari
Lo riconquisto ogni tanto, a ore strane, giusto per per tagliare e editare le foto. Per il resto, perso.

Tre netbook

Ho deciso allora di comprare due o tre netbook, la prima generazione di veri “personal” computer, nel senso che costano abbastanza poco da potercene permettere, a casa, anche uno a testa, proprio come con i telefonini.
E i netbook ormai sono ben più comodi e funzionali del primo Eee Pc Asus, il primo modello riconosciuto della categoria (a sua volta figlio, almeno nelle idee, del One Laptop Per Child). Dalla fine del 2007 sia Asus che i concorrenti (Acer, Compaq, Packard Bell, Qualcomm, Dell…) hanno sfornato decine di modelli di Netbook.

Ora siamo addirittura al momento in cui i netbook generano sottocategorie, si differenziano. Alcuni, per esempio, non usano la tastiera. Altri preferiscono farsi chiamare Smartbook, alcuni puntano soprattutto ad abbassare ulteriormente la soglia del prezzo.

Sette tipi di netbook

Pare siano addirittura sette i tipi di “computer” collocabili fra un normale telefonino e i veri e propri pc (notebook o desktop). Gli esperti, per esempio Ranjit Atwal della società di analisi Gartner, citato dall’Economist, è arrivato a dire che andiamo verso un mercato simile a quello dell’automobile con decine di opzioni per decine di esigenze e gusti diversi.

Già così, dunque, la scelta dei netbook impone alcune valutazioni.
Ma ecco che il tutto si confonde ancora di più quando arriva qualcuno a suggerire che per quello che mi serve forse “basterebbe un vero smartphone”, per esempio un iPhone.
Che come noto può fare un sacco di cose che farebbe anche un netbook. E molte altre, tenuto conto anche della qantità crescente di applicazioni disponibili.

Allora un iPhone

Be’ il suggerimento stuzzica, indubbiamente [gallery, iPhone 3GS]

Fingo comunque di considerare tutta l’offerta di smartphone, compreso il Palm Pre, il tentativo più recente di contrastare l’ascesa delle vendite dell’iPhone, oppure quanto già è in circolazione con Android, il sistema operativo di Google per telefoni intelligenti, e, ovviamente, quel che propone Nokia.

Eppure, è ovvio che la mia opzione vera sia l’IPhone.

Un iPhone costa, appunto, come tre netbook

Ma qui salta fuori ancora una volta il vero ostacolo: i costi. In parte quelli di navigazione, ma soprattutto quelli di acquisto dell’IPhone: se è vero che finirà col costarmi, complessivamente, come tre netbook.
Già, tre netbook, esattamente il numero che mi servirebbe per avere a casa, finalmente, un computer veramente personal.

Dunque, eccomi daccapo.

[nella foto: AspireOne da 11.6'', credits: Acer]

Dalla Francia un clamoroso stop alla legge anti-pirateria

Per la prima volta Internet ha ottenuto il riconoscimento di libero mezzo di espressione dell’uomo. Per farlo il Consiglio Costituzionale francese si è appellato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, dove si parla della tutela di libertà di espressione e comunicazione. Una libertà che l’articolo 5 della legge anti-pirateria voluta dal presidente Sarkozy, la HADOPI (Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur Internet), violava apertamente.

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La normativa infatti introduceva l’obbligo per i provider di chiudere l’accesso a Internet a quegli utenti, che fossero stati trovati a scaricare illegalmente file nelle reti p2p, per almeno tre volte. Questo provvedimento, qualora fosse stato messo in pratica, avrebbe costituito una restrizione al diritto di esprimersi e comunicare liberamente. Il Consiglio ha quindi equiparato l’accesso a Internet a un diritto di espressione dell’uomo.

Non solo, rifacendosi sempre alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, (art. 9) in cui si parla della presunzione di innocenza di un individuo fino a quando non ne sia dimostrata la colpevolezza, il Consiglio ha concluso che togliere preventivamente l’accesso a Internet significherebbe riconoscere la colpevolezza del soggetto prima che un tribunale l’abbia effettivamente comprovata. Senza dimenticare poi il problema dell’effettiva responsabilità del titolare dell’abbonamento a Internet nella presunta violazione (un’altra persona avrebbe potuto utilizzare la connessione al posto suo). Pertanto l’autorità francese ha deciso che la legge HADOPI si fermerà all’invio di un avviso.

Dai primi commenti diffusi in rete, il pronunciamento del Consiglio Costituzionale francese potrebbe diventare un punto di riferimento mondiale nell’orientamento della normativa sul copyright e la pirateria.

TomTom anche per iPhone

Dopo mesi di rumor e smentite finalmente l’annuncio. È stato Peter-Frans Pauwels, Cto e cofondatore di TomTom, a comunicare ufficialmente l’accordo con Apple in occasione del recente Worldwide Developers Conference.

TomTom anche per iPhoneI miglioramenti introdotti dal nuovo l’OS 3.0 hanno infatti permesso di sviluppare un’applicazione ad hoc per il melafonino. Al momento non si conoscono ancora tutti dettagli, in particolare se il TomTom funzionerà anche sugli attuali iPhone 3G o solo sui nuovi modelli targati “S”.

Quello che è noto è che il software di navigazione assistita dell’azienda olandese in versione iPhone integrerà anche la tecnologia IQ Routes per il calcolo intelligente del percorso migliore in base al giorno e l’ora, e l’ultima versione delle mappe TeleAtlas. Disponibile anche uno speciale kit per auto con un’antenna Gps supplementare per migliorare la ricezione del telefono.
TomTom per iPhone dovrebbe essere in vendita sull’App Store entro l’estate. Non se ne conosce ancora il prezzo.

Ecco un video del TomTom per iPhone.

Fotografia 2.0 i nuovi linguaggi del digitale

Una volta i fotoreporter erano armati solo di macchine a pellicola e i preziosi rullini, dopo viaggi talvolta lunghi e avventurosi, finivano su quotidiani e riviste per informare la gente di cosa stava succedendo nel mondo.

Poi è arrivato il digitale, sono arrivati gli scanner, Photoshop, Internet, l’e-mail, il Web, la banda larga, le D-Slr. E con il Web 2.0 anche la fotografia è diventata 2.0. Non solo per l’aumento esponenziale delle immagini e per la rapidità della loro pubblicazione  - scatti, editi, spedisci via email o fai l’upload sul sito Web o sul blog  per metterle immediatamente online - ma anche per i nuovi linguaggi nati con i nuovi mezzi.

Nuovi media, nuove forme di comunicazione, nuovi modi di presentare i contenuti.  Una delle tendenze più interessanti è quella dei cosiddetti “motion”, brevi documentari da proiettare durante le mostre o diffusi sul Web in formato Flash e che alla fotografia, l’ingrediente principale, mischiano contributi audio/video, testi e grafica. Un orientamento, quello di miscelare immagini statiche e in movimento, destinato probabilmente a consolidarsi ora che le più recenti fotocamere digitali compatte e reflex sono in grado di acquisire filmati in Alta definizione.

Pioniere di questa nuova formula è stata la famosa agenzia Magnum, fondata nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Seymour.  Il suo catalogo conta già ora più di cento motion e se volete un esempio delle capacità comunicative di questo strumento dedicate un’ora del vostro tempo alla visione di “Access to life”,  uno straordinario reportage realizzato da otto fotografi dell’agenzia sul problema dell’Hiv e dell’accesso alle terapie antiretrovirali in nove Paesi del mondo.

  • admin
  • Venerdì 12 Giugno 2009

A chi interessa il nuovo iPhone 3GS?

Gallery - Ora che tutti i dettagli del nuovo iPhone 3GS sono stati svelati, resta da capire quale sarà la portata commerciale del nuovo nato in casa Apple. Il potenziale - a dire il vero - è piuttosto elevato se si pensa che in un colpo solo a Cupertino sembrano aver risolto tutti quei problemi che finora avevano “ostacolato” (si fa per dire) la marcia trionfale del proprio gioiellino.

Lo scettico è servito

Proprio il partito degli scettici costituisce uno dei target principali del nuovo iPhone 3GS. Chi in passato subiva il fascino del Melafonino ma non osava acquistarlo per via di tutti i difetti di gioventù ora non ha più scuse: le oltre 100 funzionalità racchiuse nel nuovo OS 3.0 (fra cui anche gli Mms, il copia e incolla e il software di riconoscimento vocale) mettono il nuovo iPhone 3GS sullo stesso piano dei suoi concorrenti. Insomma per molti utenti (soprattutto europei) il 3GS è l’iPhone come doveva essere fin da principio.

Passare al nuovo o aggiornare il vecchio?

L’interesse è forte ovviamente anche da parte di tutta la community Apple, sempre piuttosto elettrizzata di fronte agli annunci provenienti da Cupertino. Le ottime quotazioni dell’usato potrebbero spingere infatti molti di loro a vendere il vecchio iPhone per accaparrarsi il nuovo 3GS.Ma ovviamente c’è anche chi si accontenterà di aggiornare il proprio iPhone 3G al nuovo sistema operativo OS 3.0, che come abbiamo visto racchiude già buona parte delle novità presenti sull’iPhone 3GS. Di fatto – fa notare The iPhone Blog – se si escludono le feature legate all’hardware fotografico e alla bussola digitale, l’iPhone 3G aggiornato con il nuovo sistema operativo diventerebbe – a livello di pure funzionalità – molto simile all’iPhone 3GS; praticamente un telefono nuovo.

Il lavoratore mobile ci guadagna

E poi ci sono i cultori del business in mobilità. Se l’iPhone 3G rappresenta già di per sé una buona soluzione per guardare la mail e svolgere alcune mansioni da ufficio, il nuovo iPhone 3GS promette ancora di più. Ad esempio di abilitare la cancellazione a distanza dei dati e soprattutto di fare tethering, consentendo la connessione dati con il portatile (Mac e Pc) via cavo Usb o Bluetooth.

Una manna per gli sviluppatori

Ma i più felici di tutti sembrano essere loro. Le rinnovate prestazioni del processore e dell’acceleratore grafico 3D daranno infatti a tutta la comunità di sviluppatori nuova linfa per creare giochi e applicazioni sempre più spinti. Di certo ciò che si è visto nel corso del Wwdc lascia ben sperare…

Fuori nulla è cambiato

Rimane invece sostanzialmente deluso chi si aspettava novità a livello estetico: l’iPhone 3GS non ha nulla di diverso rispetto al suo predecessore. Così una parte del pubblico femminile (solitamente più attento alle questione di stile) ma anche tutti coloro che adorano sfoggiare le proprie novità tecnologiche, non avranno molti stimoli per lasciare il vecchio per il nuovo. Il loro fresco gioiellino rischierebbe infatti di passare inosservato.

Foto e video: si poteva fare di più

Allo stesso modo è difficile pensare che anche gli appassionati di imaging possano fare follie per il nuovo iPhone 3GS. Nonostante i passi in avanti del nuovo obiettivo da 3.2 megapixel (dotato di autofocus, regolazione dell’esposizione e bilanciamento del bianco), il divario con i cameraphone all’ultimo grido resta ancora piuttosto elevato. E la mancanza del flash pesa come un macigno.

Il navigatore attira più della bussola

Dubitiamo pure che ci sia anche qualche esploratore folgorato dal nuovo magnetometro integrato che permette di utilizzare l’iPhone 3GS come bussola digitale. Ma attenzione alle nuove funzionalità per la navigazione a bordo auto: gli accordi con Tom Tom e Navigon dimostrano che il nuovo touch-phone di Apple punta a conquistarsi le simpatie di tutti coloro che cercano un’alternativa ai classici kit veicolari. Visto che oltretutto sa anche telefonare e riprodurre musica.

iPhone 3G S_1

Tre nuovi notebook per Toshiba

In una affollata conferenza internazionale a Praga, Toshiba ha presentato tre nuove linee di notebook, chiamate A500, L500/550 e U500. I tre prodotti nascono per rispondere all’esigenza di fornire prodotti a prezzi competitivi per chi trova molto riduttive la potenza e la dimensione dello schermo dei netbook, limitazioni che non permettono di usare queste macchine per la multimedialità, l’uso intensivo anche a casa e i giochi.

L’A500 è ottimizzato per la multimedialità, il L500/550 per l’uso intensivo e in sostituzione del desktop e l’U500 per la mobilità. Tutti i prodotti saranno disponibili da metà luglio tramite i classici retailer e la grande distribuzione e avranno come sistema operativo Windows Vista Home Premium con la possibilità di fare l’upgrade gratuito a Windows 7 appena disponibile (fine ottobre).
Vediamo le caratteristiche delle tre macchine.

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Il modello A500 ha un display da 16 pollici, una CPU Intel Core 2 Duo (Satellite A500) o AMD Turion X2 Ultra Dual-Core Processor (Satellite A500D), memoria DD3 sino a 8 Gbyte e disco fisso sino a 500 Gbyte. Le doti multimediali sono garantite dalla presenza della scheda grafica dedicata ATI Mobility Radeon HD con memoria fino a 1 Gbyte di Vram Ddr3 e dagli altoparlanti stereo Harman Kardon. Come opzione è possibile montare un TV-Tuner per ricevere la TV analogica e digitale.
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La dotazione delle interfacce è completa e comprende anche l’uscita Hdmi e e l’interfaccia REGZA-Link per il controllo remoto di dispositivi elettronici come la TV Toshiba REGZA, tre Usb e una porta aggiuntiva combo eSata/Usb che supporta Sleep-and-Charge per caricare player Mp3, telefoni cellulari e altri dispositivi anche a notebook spento. La versione base con processore Intel Core 2 Duo, 4 Gbyte di Ram e disco da 320 Gbyte verrà venduta a 699 euro.

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I due nuovi notebook widescreen della serie L (Satellite L500 da 15,6″ e Satellite L550 da 17,3″) sono stati pensati per gli utenti consumer che vogliono design e funzionalità avanzate per l’uso quotidiano e intensivo del notebook. Spendendo poco.
Entrambi i prodotti hanno un display in tecnologia Toshiba TruBrite e una luminosità pari a 200 cd/m², ma il Satellite L500 ha lo schermo  da 15,6″ con risoluzione di 1366 x 768 punti mentre il Satellite L550 ha un display da 17,3″ con tecnologia a retroilluminazione LED per il risparmio energetico e risoluzione di 1600 x 900 punti. In entrambi i modelli la dotazione di porte è completa e comprende l’Hdmi, lo slot Bridge Media 4-in-1, due porte Usb 2.0 e una porta aggiuntiva eSata/Usb. Completano la dotazione di base il drive Dvd Super Multi (Dual Layer) e la webcam con risoluzione Vga che accoppiata al software Face Recognition, che rende ancora più veloce e sicuro il loggin al computer. A seconda delle prestazioni desiderate i processori potranno essere Intel Celeron, Pentium o Core 2 Duo.
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La versione base del modello L500 da 15 pollici e processore Celeron verrà commercializzata a 549 euro, mentre il modello L550 da 17 pollici e processore Pentium costerà 699 euro. In entrambi i casi la Ram di base sarà di 4 Gbyte e il disco da 320 Gbyte.

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L’ultimo modello presentato l’U500, è stato pensato per gli utenti in movimento. Ha uno schermo da 13,3 pollici (il giusto compromesso tra perfetta leggibilità e ridotte dimensioni per la trasportabilità) con risoluzione di 1280 x 800 punti, e un peso di poco superiore ai 2 chili. Il processore è l’Intel Core 2 Duo, la memoria può arrivare  sino a 8 Gbyte, mentre il disco fisso è al massimo da 500 Gbyte.

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La scheda grafica è la ATI Mobility Radeon HD 4570 con 512 Mbyte di Vram.  Ricca e completa la dotazione di interfacce che comprendono Bluetooth  2.1 con Edr, slot Bridge Media 5-in-1, Hdmi, 2 porte Usb 2.0 e una aggiuntiva combo eSata/Usb Sleep-and-Charge per caricare i propri dispositivi via Usb anche a notebook spento.
La versione base, con 4 Gbyte di Ram, 320 Gbyte di disco e grafica condivisa, costerà 699 euro.

Per finire, tutti i notebook Toshiba saranno compatibili con i criteri fissati dalla normativa RoHS per la riduzione dell’impatto ambientale, grazie all’utilizzo limitato di piombo, mercurio e di altre sostanze nocive. Inoltre, le utility Eco e PC Health Monitor sviluppate dalla società giapponese permettono di ridurre i consumi elettrici.

Banda larga per tutti entro il 2012

Il Rapporto Caio ha smosso le acque e dopo la denuncia di una rete Adsl inadeguata e meno capillare di quanto fino a oggi abbia fatto credere Telecom Italia, arriva dal Governo una proposta concreta di sviluppo della banda larga nel nostro Paese.
Ieri il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha dichiarato che entro il 2012 tutti i cittadini italiani potranno avere accesso alll’Internet veloce (almeno 2 Mbps) grazie a un investimento di 1,5 miliardi di euro. Di questi, 800 milioni di euro erano già stati stanziati dalla precedente finanziaria per estendere la copertura della banda larga alle zone ancora digital divise, poi ci sono i fondi europei che dovrebbero coprire buona parte del rimanente. Resterebbero fuori circa 210 milioni di euro su cui non si esclude un intervento di investitori privati.

Con questo il Governo realizzerebbe il primo obiettivo indicato nel famoso Rapporto Caio divulgato in rete nelle scorse settimane, (che contiene un’analisi dello stato attuale delle infrastrutture di rete Internet in Italia).

Il grosso dell’investimento però, come spiega il consulente governativo Francesco Caio, nel suo studio, sta nel piano da 10 miliardi di euro per realizzare una rete in fibra ottica di nuova generazione capace di portare la fibra fin dentro le case degli italiani. Su questo punto Paolo Romani, nelle dichiarazioni riportate dalle agenzie di stampa, si è per forza di cose mostrato più prudente, visto la ricaduta che una cifra tale avrebbe sul Pil del Paese.

Twitter: tutti ne parlano, in pochi lo usano

Non c’è scampo per la regola dell’1% neanche per Twitter. Come è stato notato su gran parte dei servizi web (da Wikipedia a Digg), anche su Twitter pochi utenti sono responsabili della maggior parte dei contenuti. Nello specifico: il 10% degli iscritti sono gli autori del 90% dei tweet.

Come dire, a cinguettare sono per lo più sempre gli stessi heavy user, mentre gran parte degli iscritti sembra poco propenso ad utilizzarlo con costanza. A rivelarlo è una ricerca dell’Harvard Business School condotta su 300.000 membri: un campione abbastanza rappresentativo degli oltre 10 milioni di utenti che costituiscono l’attuale base di iscritti di Twitter.

Secondo lo studio più della metà del campione aggiorna il proprio account solo una volta ogni 74 giorni, e cioè passano più di due mesi tra un tweet e l’altro. Il che porta i ricercatori statunitensi ad affermare che Twitter “è più simile ad una piattaforma uno-molti che ad un network tra pari”.

Questo studio che fa il paio con quello pubblicata da Nielsen pochi mesi fa secondo cui: da una parte Twitter sta attirando più utenti rispetto a qualsiasi altro social-network (anche Facebook); dall’altra è la piattaforma con il più alto tasso di abbandono (oltre il 60% apre l’account per poi abbandornarlo del tutto).

Quanto basta per arrivare alla conclusione che (anche) su Twitter “molte poche persone tweettano con frequenza e altrettanti pochi ascoltano”.

Ad ogni modo, è giusto fare alcune considerazioni a proposito di questi due studi:

- L’asimmetria partecipativa (o legge dell’1%) è una caratteristica di qualsiasi sistema a network, come hanno messo in luce molte ricerche di Barabasi;

- Anche nei servizi 2.0 questa asimmetria è da sempre molto pronunciata, checché ne dicano i profeti della democrazia 2.0.

A tutto ciò si aggiungono, però, anche alcune caratteristiche specifiche di Twitter:

- E’ ancora uno strumento troppo ostico per un pubblico mainstream? Certamente e questo è pronto a riconoscerlo anche il fondatore Evan Williams;

- Twitter è uno strumento troppo verticale e specializzato (140 battute, solo testo, etc)? Può darsi, e questo spiegherebbe il suo successo tra una fetta molto ristretta di cybergeek.

Il rischio (è già successo per Digg) è che la tecnologia di base venga imitata da tutti gli altri social-network (Facebook in primis) e Twitter resti solo una delle tante piattaforme di microblogging con una community molto coesa e ristretta.

Il futuro di Facebook

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