Archivio di Giugno, 2009

I netbook del futuro secondo Freescale: design, ergonomia, interfacce…

“Form factor”, fattori di forma, di nuova generazione: sembra essere questa una delle strade maestre che si appresta a imboccare l’industria del mobile computing. Al Computex 2009 se n’è avuta conferma grazie soprattutto a Qualcomm e Freescale Semiconductor, e cioè due grandi nomi dei chip.
La prima ha battezzato la nuova categoria degli “smartbook” lanciando la nuova versione della piattaforma Snapdragon, la seconda non è stata da meno mettendo in vetrina al salone hi-tech di Taipei una serie di prototipi di pc ultra portatili basati (come quelli di Qualcomm) sui nuovi processori i.MX51 a tecnologia Arm.

La sfida, se così possiamo chiamarla, è quella di inventarsi prodotti che possano trovare uno spazio vitale di mercato tra gli smartphone e i netbook. Uno spazio che doveva essere occupato dagli Umpc e che vede ancora in corsa i cosiddetti Mid (Mobile Internet Devices). Ma i primi sono frutto di un progetto a quattro mani di Microsoft e Intel, i secondi puntano su Linux ma per quanto riguarda processori e chipset è tutto “made in Santa Clara”. Freescale e Qualcomm vogliono quindi rompere le uova nel paniere di Intel andando a competere con i suoi chip Atom e il guanto di sfida lanciato al Computex (nel caso di Freescale) è una serie di prototipi avveniristici di smartbook frutto della collaborazione con il Savannah College of Art and Design, un’istituzione privata no profit statunitense al top in materia di grafica e design.

Come possiamo definire gli smartbook? Presto fatto: come dispositivi dotati di schermi più grandi rispetto ai tradizionali smartphone e imperniati sul concetto di cloud computing, pensati per offrire connettività permanente e rispondere a requisiti innovativi in fatto di ergonomia, interfacce utente e fattori di forma.
L’obiettivo (di Freescale) è quello di dare origine a classi interamente nuove di dispositivi consumer. La solita frase fatta che accompagna una tecnologia che mai troverà credito fra le masse? Forse, ma anche gli Eee Pc di Asus, quando apparvero per la prima volta, erano degli emeriti sconosciuti.

iPhone 3GS, il Super Melafonino

Gallery - Proprio mentre i suoi avversari cominciavano ad avvicinarsi minacciosamente, Apple ha estratto dalla manica l’ennesimo asso pigliatutto, quasi fosse il momento di ristabilire le distanze.
Si chiama iPhone 3GS, e visto da fuori potrebbe sembrare un iPhone come tutti gli altri. Sotto il cofano, però, ci sono tutta una serie di migliorie che ne fanno – per usare le parole di Apple - il Melafonino più veloce e potente di sempre.

Vediamole in sintesi.

Una fotocamera degna di nome

Dal punto di vista hardware la novità principale riguarda l’innesto di una nuova fotocamera da 3.2 megapixel. Che forse non sarà al passo coi tempi, ma di certo garantirà agli utenti foto decisamente più nitide rispetto alla precedente generazione di iPhone. Non fosse altro per la presenza di un sistema autofocus che abilita la messa a fuoco di qualsiasi oggetto nell’inquadratura attraverso un semplice tocco sul display. O per le funzionalità integrate di videorecording, che consentiranno di utilizzare l’Iphone per registrare filmati (fino a 30 fotogrammi al secondo) e di postarli online (anche su MobileMe) piuttosto che allegarli alle email.

Memoria da 16 e 32 Gb

Con le funzionalità fotografiche cresce anche la capacità di archiviazione. I tagli del nuovo iPhone 3GS saranno infatti da 16 e 32 gigabyte. Insomma di spazio per ospitare foto più “risolute”, video, ma anche le sempre più ricche applicazione dell’AppStore ce n’è da vendere.

Batteria potenziata

Gli attuali utenti iPhone pagherebbero oro pur di avere qualche spicciolo di batteria in più. Apple li ha accontentati inserendo nel nuovo iPhone 3GS una nuova unità che – almeno sulla carta – promette bene. Il vantaggio rispetto al passato è evidente soprattutto nelle conversazioni 2G (la cui autonomia passa da 10 a 12 ore), nei collegamenti Internet in Wi-Fi (da 6 a 9 ore), nella riproduzione audio (da 24 a 30 ore) e in quella video (da 7 a 10 ore).

Due volte più veloce

Apple dichiara una grafica 3D accelerata e una velocità doppia rispetto all’iPhone 3G; le crediamo in parola, anche se non sono state ancora rilasciate le specifiche del processore e della Ram. Certo è che se si pensa alla reattività – già piuttosto spinta - del vecchio iPhone, c’è davvero da farsi venire l’acquolina in bocca…

Per non perdere la bussola

Per i nostalgici dell’orientamento che non riescono proprio ad abituarsi a Google Maps ecco arrivare la bussola digitale. Un oggetto utile o l’ennesima trovata scenografica? Lasciamo agli utenti il giudizio.

Arriva il copia e incolla (e non solo)

Molte le funzionalità che arrivano in dote dal nuovo sistema operativo OS 3.0 sembrano essere state scritte dai detrattori delle prime due generazioni dell’iPhone. Così ecco finalmente comparare il famigerato copia e incolla e con lui tutta una serie di funzionalità che Apple aveva stranamente (o volutamente?) lasciato per strada: gli Mms, per esempio ma anche il software di riconoscimento vocale, la possibilità di orientare la tastiera in orizzontale o quella di utilizzare l’iPhone come modem Hsdpa.
Da segnalare l’innesto di una feature denominata FindMyiPhone, utile in caso di smarrimento o di furto del cellulare, e una funzione Spotlight per frugare fra tutti i contenuti del cellulare (contatti, e-mail, calendari, note, eccetera) come si fa solitamente su computer.

Prezzi

La novità è che non ci sono novità. Il nuovo iPhone 3GS verrà venduto – almeno negli Stati Uniti - agli stessi prezzi dei vecchi top di di gamma: 199 dollari per l’Iphone da 16 giga e 299 dollari per quello da 32 (ferma restando, in entrambi i casi, la necessità di sottoscrivere un abbonamento con l’operatore). Appunto, e il “vecchio” iPhone 3G? Rimarrà in produzione (nella versione 8 Gb) ma a prezzo ribassato: 99 euro .
La speranza è naturalmente che anche in Italia venga seguita la stessa logica. Per saperne di più bisognerà però aspettare il 19 giugno, data del debutto nei negozi.

Svezia, un “pirata” al Parlamento Europeo

I dati non sono ancora definitivi, ma un successo clamoroso c’è già stato: il Piratpartiet (Partito dei Pirati) svedese si sarebbe attestato al 7.1% nelle elezioni europee. Se il dato si confermerà, un seggio dei assegnati alla Svezia sarà dei sostenitori della riforma del copyright , abolizionisti del sistema dei brevetti nonché sostenitori e alleati di Pirate Bay.

E’ la diretta conseguenza della sentenza-boomerang dello scorso 17 aprile; se l’intricata vicenda processuale di The Pirate Bay è ancora da definire, da subito era emersa questa curiosa reazione dell’opinione pubblica: in poche ore moltissime persone avevano aderito al piccolo partito fondato il 1° gennaio del 2006 e guidato da Rickard Falkvinge.
Non solo: il trend era proseguito nelle settimane successive ed il numero dei tesserati era aumentato vertiginosamente, portando il PP tra i primi partiti del paese per numero di iscritti.

E ora il risultato elettorale. Per quello che era solo un paio di mesi fa un classico “partitino” destinato a lottare per superare la fatidica soglia dell’1% - alle elezioni politiche del 2006 si era attestato su un misero 0,63% - qualsiasi cosa sopra il 4% sarebbe stato già un ottimo risultato. Ma i sondaggi già anticipavano il successo, attribuendo percentuali tra il 7 e il 12%. Come notano diversi commentatori, se il Trattato di Lisbona fosse entrato in vigore, ciò avrebbe addirittura garantito ben due seggi.

Nel paese scandinavo, il PP è diventato la prima forza politica tra i giovani, alle europee si piazza al quinto posto e quanto a iscritti è il terzo partito del paese, dopo aver superato Verdi, sinistra, democristiani e altre formazioni.

In un panorama europeo di stanchezza e disaffezione (l’astensionismo è stato generalizzato, con la sola eccezione dell’Italia) e in cui l’unico elemento comune ad eccezione della Francia sembra essere la “punizione” dei partiti al governo da parte degli elettori (si vedano di casi di Gran Bretagna, Spagna o Grecia) quella svedese è una “variabile impazzita” che però sicuramente porterà nuova linfa al dibattito su copyright e proprietà intellettuale in sede di Parlamento Europeo, oltre a porre ulteriori problemi al procedimento contro The Pirate Bay.

Palm Pre: cinque buone ragioni per cui l’iPhone deve temerlo

Sono molti a sostenere che il nuovissimo Palm Pre - da poche ore in commercio sul mercato statunitenense - sia il concorrente più temibile dell’iPhone che si sia mai visto finora. I motivi? Almeno cinque, che proviamo qui di seguito a riassumere.

1.    Un vero multitouch

Al contrario di tanti sedicenti dispositivi tattili, il Palm Pre è un vero dispositivo multitouch che – proprio come l’iPhone – è in grado di sviluppare un’interazione dinamica fra il movimento dei polpastrelli sullo schermo e le “azioni” del terminale. E ci sono pure alcune shortcut “magiche” che fanno impallidire lo stesso iPhone…

2.    La tastiera Qwerty

Tocchicciare lo schermo del telefono con le dita sarà pure molto cool. Ma a volte si sente l’esigenza di una buona vecchia tastiera estesa. E Palm - in quanto a Qwerty - la sa lunga.

3.    Multitasking

Il sistema operativo WebOS basato su Linux consente al nuovo Palm Pre di aprire più applicazioni contemporaneamente e di poterle visualizzare in modo pressoché immediato sul desktop. Farà piacere ai business man che non hanno tempo da perdere…

4.    Messaggi, contatti e calendari “consolidati”

Una delle feature più frizzanti del Pre consiste nella sua capacità di radunare sotto un’unica visuale i messaggi e i contatti provenienti da più fonti: e-mail quindi ma anche Exchange piuttosto che Facebook e social network. E lo stesso vale anche per i calendari.

5.    Google subito

Ovvero: non c’è bisogno di aprire il browser per fare delle ricerche su Internet. Google, così come Maps e Wikipedia, sono a portata di mano già dalla schermata di home.

Samsung Pixon12 e Sony Ericsson Satio, scontro fra cellulari da 12.1 megapixel

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Ma come si definisce oggi un telefonino?
Per esempio, Satio, il super cellulare Sony Ericsson sembra una specie di portento, concepito per l’intrattenimento: a partire dallo schermo touchscreen 16:9 da 3,5″ e soprattutto dalla fotocamera da 12.1 megapixel. [PcProfessionale]

Samsung intanto ha preceduto Sony Ericsson, arrivando sul mercato con Pixon12. E ha avviato così ufficialmente la gara a chi ha il miglior 12.1 megapixel dentro il telefono.
Insomma, viene difficile chiamarli “cellulari”.
[Mytech]

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
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