- Tags: immondizia, mit, rifiuti, tecnologia
- 3 commenti
Sacchetti neri. Frammenti di carta. Bottiglie di plastica accartocciate. In una parola: rifiuti. Ma dove vanno dopo essere stati gettati nei cassonetti? Il percorso dalle abitazioni fino allo smaltimento e al riutilizzo può diventare una lente d’ingrandimento per vedere le abitudini dei cittadini e il ciclo di smaltimento degli scarti.
Diventando, così, una sorta di mappa della sostenibilità.
Non è solo fantasia: a New York e Seattle uno dei principali centri di ricerca statunitensi del Mit sta tracciando il percorso quotidiano dell’immondizia. Dal cassonetto in poi. Nome in codice del progetto: Trash track.
Un gruppo di volontari applica etichette rfid ( dispositivi rintracciabili in radiofrequenza, una tecnologia utilizzata anche in alcuni badge) all’immondizia (chiamate “trash tag”): attraverso i satelliti è possibile localizzarle e seguirne gli spostamenti nelle strade della città. Tutto in tempo reale. L’obiettivo? Aiutare la consapevolezza ambientale dei cittadini che in qualsiasi momento possono sapere dove si trova la bottiglia di latte che hanno gettato via il giorno prima.
L’idea di “Trash track” è di un architetto torinese, Carlo Ratti, direttore del laboratorio Senseable city al Mit.
L’anno scorso ha raccolto una sfida simile: ricostruire il flusso delle conversazioni da New York verso l’estero. Svelando la divisione etnica dei quartieri della città.
Trash track è un tassello che si aggiunge ad altri strumenti simili per migliorare la percezione del proprio impatto sull’ecosistema, come i calcolatori online delle emissioni di anidride carbonica.
Monitorando, infatti, i consumi individuali o familiari di energia elettica, gli spostamenti giornalieri e altre abitudini si può scoprire il proprio impatto in termini di C02 equivalente, cioè trasformato in quantità di anidride carbonica. Un primo passo per modificare il proprio stile di vita in modo compatibile con l’ambiente.
- Giovedì 16 Luglio 2009


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Commenti
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Il 16 Luglio 2009 alle 19:04 Etichette trash: il MIT traccia i rifiuti | La voce dell'Emergenza - il Blog ha scritto:
[...] Sacchetti neri. Frammenti di carta. Bottiglie di plastica accartocciate. In una parola: rifiuti. Ma dove vanno dopo essere stati gettati nei cassonetti? Il percorso dalle abitazioni fino allo smaltimento e al riutilizzo può diventare una lente d’ingrandimento per vedere le abitudini dei cittadini e il ciclo di smaltimento degli scarti. Diventando, così, una sorta di mappa della sostenibilità. Non è solo fantasia: a New York e Seattle uno dei principali centri di ricerca statunitensi del Mit sta tracciando il percorso quotidiano dell’immondizia. Dal cassonetto in poi. Nome in codice del progetto: Trash track. Un gruppo di volontari applica etichette rfid ( dispositivi rintracciabili in radiofrequenza, una tecnologia utilizzata anche in alcuni badge) all’immondizia (chiamate “trash tag”): attraverso i satelliti è possibile localizzarle e seguirne gli spostamenti nelle strade della città. Tutto in tempo reale. L’obiettivo? Aiutare la consapevolezza ambientale dei cittadini che in qualsiasi momento possono sapere dove si trova la bottiglia di latte che hanno gettato via il giorno prima. L’idea di “Trash track” è di un architetto torinese, Carlo Ratti, direttore del laboratorio Senseable city al Mit. L’anno scorso ha raccolto una sfida simile: ricostruire il flusso delle conversazioni da New York verso l’estero. Svelando la divisione etnica dei quartieri della città. Trash track è un tassello che si aggiunge ad altri strumenti simili per migliorare la percezione del proprio impatto sull’ecosistema, come i calcolatori online delle emissioni di anidride carbonica. Monitorando, infatti, i consumi individuali o familiari di energia elettica, gli spostamenti giornalieri e altre abitudini si può scoprire il proprio impatto in termini di C02 equivalente, cioè trasformato in quantità di anidride carbonica. Un primo passo per modificare il proprio stile di vita in modo compatibile con l’ambiente. (Panorama.it) var addthis_pub = ‘condividi’; var addthis_brand = ‘9online’;var addthis_language = ‘it’;var addthis_options = ‘email, favorites, digg, delicious, myspace, google, facebook, reddit, live, more’; [...]
Il 19 Luglio 2009 alle 13:55 Isola5.eu ha scritto:
Etichette trash per mappare il ciclo dei rifuti…
a New York e Seattle uno dei principali centri di ricerca statunitensi del Mit sta tracciando il percorso quotidiano dellimmondizia. Dal cassonetto in poi. Nome in codice del progetto: Trash track…
Il 24 Luglio 2009 alle 17:12 Rifiuti: riciclarli stanca, ridurli non paga » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Sono appena tornata da Londra dove ero ospite di una coppia di professionisti. Vivono in una bella e piccola casa nello stupendo quartiere di Greenwich, circondati da una natura rigogliosa, a due passi da un enorme parco tenuto alla perfezione. Manco a dirlo fanno la raccolta differenziata dei rifiuti. Pur nello spazio limitato della loro cucina, i due coraggiosi cittadini eco-responsabili hanno trovato posto per diversi cestini: quello per tutti i rifiuti organici, buoni per il compostaggio, quelli per vetro, plastica, alluminio e carta, quello per la spazzatura irrecuperabile. Sembra piuttosto facile all’inizio, ma ben presto capisco che sto commettendo degli errori. La carta va nel cestino dei riciclabili, ma non quando è sporca (scottex usati). Il sacchetto nuovo con cui voglio sostituire quello pieno di bottiglie non è del colore giusto: se metto il vetro nel sacchetto del colore sbagliato non verrà riciclato. Insomma la raccolta differenziata fatta bene richiede non solo una discreta disponibilità di spazio ma anche una notevole disciplina. Qui tutti sembrano attentissimi al problema dei rifiuti, eppure è in atto una campagna di sensibilizzazione dei londinesi che a quanto pare comprano sempre più roba usa e getta e quindi producono una quantità di rifiuti insostenibile: dovrebbero riciclare tre volte di più. Tornata a casa comincio a chiedermi quanta della plastica e del vetro che separo dal resto della spazzatura approdi effettivamente a una nuova vita, dal momento che, anche a essere estremamente scrupolosi, basta dare un’occhiata alle campane in cui si rovesciano bottiglie e flaconi per capire che i miei concittadini spesso non lo sono affatto. Lo sapete che bisogna togliere il coperchio in latta dalle bottiglie di salsa per poter davvero riciclare il vetro? E che bisogna anche sciacquare le medesime bottiglie e non rovesciarle sporche di sugo nel cassonetto? Okay, non siamo dei riciclatori perfetti, del resto non è che sul tema le informazioni abbondino: forse qualcuno dovrebbe spiegarci una volta per tutte come fare, magari con dei cartelli posti sopra alle campane, in modo che se uno si sbaglia una volta poi non si sbaglia più. E se negli Stati Uniti c’è chi segue il percorso dei rifiuti con l’aiuto della tecnologia, in Germania la raccolta è ancor più mirata. Qui il vetro non viene genericamente scaricato nel bidone “Vetro”, bensì diviso in vetro verde, marrone e trasparente. Sono talmente avanti che possono permettersi di badare anche all’estetica. [...]
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