Rifiuti: riciclarli stanca, ridurli non paga

Rifiuti di vetro

Sono appena tornata da Londra dove ero ospite di una coppia di professionisti. Vivono in una bella e piccola casa nello stupendo quartiere di Greenwich, circondati da una natura rigogliosa, a due passi da un enorme parco tenuto alla perfezione.

Manco a dirlo fanno la raccolta differenziata dei rifiuti. Pur nello spazio limitato della loro cucina, i due coraggiosi cittadini eco-responsabili hanno trovato posto per diversi cestini: quello per tutti i rifiuti organici, buoni per il compostaggio, quelli per vetro, plastica, alluminio e carta, quello per la spazzatura irrecuperabile.

Sembra piuttosto facile all’inizio, ma ben presto capisco che sto commettendo degli errori. La carta va nel cestino dei riciclabili, ma non quando è sporca (scottex usati). Il sacchetto nuovo con cui voglio sostituire quello pieno di bottiglie non è del colore giusto: se metto il vetro nel sacchetto del colore sbagliato non verrà riciclato. Insomma la raccolta differenziata fatta bene richiede non solo una discreta disponibilità di spazio ma anche una notevole disciplina.

Qui tutti sembrano attentissimi al problema dei rifiuti, eppure è in atto una campagna di sensibilizzazione dei londinesi che a quanto pare comprano sempre più roba usa e getta e quindi producono una quantità di rifiuti insostenibile: dovrebbero riciclare tre volte di più.

Tornata a casa comincio a chiedermi quanta della plastica e del vetro che separo dal resto della spazzatura approdi effettivamente a una nuova vita, dal momento che, anche a essere estremamente scrupolosi, basta dare un’occhiata alle campane in cui si rovesciano bottiglie e flaconi per capire che i miei concittadini spesso non lo sono affatto. Lo sapete che bisogna togliere il coperchio in latta dalle bottiglie di salsa per poter davvero riciclare il vetro? E che bisogna anche sciacquare le medesime bottiglie e non rovesciarle sporche di sugo nel cassonetto?

Okay, non siamo dei riciclatori perfetti, del resto non è che sul tema le informazioni abbondino: forse qualcuno dovrebbe spiegarci una volta per tutte come fare, magari con dei cartelli posti sopra alle campane, in modo che se uno si sbaglia una volta poi non si sbaglia più.

E se negli Stati Uniti c’è chi segue il percorso dei rifiuti con l’aiuto della tecnologia, in Germania la raccolta è ancor più mirata. Qui il vetro non viene genericamente scaricato nel bidone “Vetro”, bensì diviso in vetro verde, marrone e trasparente. Sono talmente avanti che possono permettersi di badare anche all’estetica.

Ma se da noi i rifiuti non riusciamo ancora a separarli efficacemente e mancano del tutto dati sul loro effettivo recupero e riuso, non potremmo almeno cominciare a ridurli? Forse incoraggerebbe a farlo un sistema di tassazione che non calcolasse l’importo da versare per la raccolta dei rifiuti basandosi sui metri quadrati dell’appartamento di residenza bensì su parametri un po’ più affidabili, come il numero degli abitanti. Se vivo da sola in una casa grande pagherò comunque molto: che interesse ho a produrre meno rifiuti?

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