Aspettando Copenaghen, il vertice salva-pianeta

Il ghiacciao Perito Moreno, Patagonia
Si chiama Cop15 e sarà probabilmente la più importante conferenza sui cambiamenti climatici che mai ci sia stata e che mai ci sarà. Perché? Semplice: è l’ultima occasione che i governi hanno per mettere in campo una seria politica ambientale in grado di fermare il riscaldamento globale. Le solite esagerazioni? Diciamo che sull’argomento gli scettici continuano a esserci. Ma lo scetticismo non riguarda ormai più le responsabilità umane sulle emissioni di gas serra e il loro effetto sul riscaldamento globale, cosa sulla quale c’è ormai un largo consenso a livello scientifico ma anche politico. Vi è semmai ancora chi crede poco all’ipotesi della catastrofe.

Il nostro pianeta ha conosciuto nel corso della sua storia glaciazioni e periodi più caldi, lo dimostrano i carotaggi effettuati nei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide. Ma le due ipotesi da Armageddon, da fine del mondo, quelle della Terra che si trasforma in una palla di ghiaccio oppure in una palla di fuoco, sono sempre state scongiurate dalla natura stessa che aveva creato le condizioni per la loro infausta realizzazione. Il punto di non ritorno non si è insomma mai toccato e molti non capiscono perché 2, 4 o perfino 6 gradi di temperatura globale in più, causati dalle attività umane, dovrebbero fare la differenza proprio adesso.

In un interessante libretto dal titolo Piccola lezione sul clima, l’illustre climatologo Kerry Emanuel spiegava perché è così difficile fare previsioni attendibili sulle conseguenze che una crescente concentrazione di gas serra in atmosfera può avere sul clima globale. Al fenomeno del riscaldamento concorrono infatti una miriade di fattori naturali (le nubi e più in generale la presenza in atmosfera di vapore acqueo, uno dei principali gas serra, le variazioni delle emissioni solari, che possono aumentare facendo salire la temperatura, le eruzioni vulcaniche, che rendono il clima più freddo). Emanuel, pur insinuando il dubbio che i modelli climatici che provano a immaginare il clima del futuro potrebbero non tenere nella giusta considerazione variabili naturali di fatto imprevedibili, sottolinea però che “non si può simulare l’evoluzione del clima negli ultimi trent’anni senza tenere conto dell’influenza dell’uomo sugli aerosol di solfati e sui gas serra“.

Quindi se è difficile stabilire con certezza di quanti gradi la temperatura è destinata ad aumentare se andiamo avanti di questo passo, è certo che le conseguenze si faranno sentire. Ma che succederà? Le grandi distese di ghiaccio dei poli si scioglieranno (processo già in atto) causando un innalzamento del livello del mare. Sul numero di metri i modelli climatici spesso non concordano, ma di sicuro dovremo dire addio a parecchie spiagge e probabilmente a intere isole minori. Anche la potenza degli uragani aumenterà, (a proposito, occhio a Bill, che lambirà la costa sud-orientale degli Stati Uniti nel week-end). Ci saranno più inondazioni ma anche più siccità.

Si è conclusa da pochi giorni a Bonn una serie di incontri informali (qui i webcast degli eventi salienti) di preparazione alla ratifica della convenzione sul clima di Copenaghen che dovrà sostituire il protocollo di Kyoto, fissando i nuovi obiettivi dal 2012 in avanti. Yvo de Boer, segretario esecutivo della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu (Unfccc), non era per niente contento alla conclusione dei lavori. “Se andiamo avanti di questo passo”, ha affermato, “non ce la faremo”. E quello che intendeva è che non solo non ce la faremo a trovare un accordo in tempo per il vertice di Copenaghen di dicembre, ma non ce la faremo nemmeno a evitare le conseguenze pesantissime delle nostre emissioni sul pianeta. Le posizioni sono ancora troppo lontane e si parla di obiettivi “troppo poco ambiziosi” in merito alla riduzione delle emissioni.

Così si scopre che lungi dal voler correre ai ripari, sia pure nel modo economicamente meno doloroso possibile, i Paesi  industrializzati e quelli in via di sviluppo già trattano sull’aumento di temperatura da considerare accettabile (si parla di 2 °C). Ma non offrono tagli di emissioni sufficienti nemmeno per frenare il termometro a +4 °C.

Prossimo appuntamento a fine settembre a Bangkok, per cercare di togliere dal testo della convenzione almeno qualcuna delle circa 2500 parentesi che racchiudono altrettanti punti su cui un accordo tra le parti a quanto pare ancora non c’è.

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Il 28 Agosto 2009 alle 11:32 Se la Taiga è la nuova Amazzonia: a rischio l’ultima foresta intatta » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] La ricerca, appena pubblicata sulla rivista Trends in Ecology and Evolution, pone l’accento sui punti cruciali su cui è richiesto un intervento urgente. Il primo è l’aumento degli incendi, in parte dovuto all’incremento delle attività umane e in parte favorito proprio dai cambiamenti climatici, che ne hanno aumentato frequenza e intensità. Un altro dato preoccupante è la frammentazione di queste foreste, di cui ormai solo il 40 per cento rimane realmente intatto. La parte maggiormente compromessa è quella che si trova sul suolo russo, che ha subìto un degrado crescente negli ultimi decenni. A far scattare l’allarme da parte dei ricercatori è la constatazione che i paesi che ospitano foreste boreali non fanno granché per preservarle: ne stanno attivamente proteggendo dallo sfruttamento del legname meno di un decimo. Fa eccezione solo la Svezia, che ne protegge circa il 20 per cento: ancora troppo poco per una risorsa così preziosa. La lotta alla deforestazione è uno dei punti cruciali per frenare il riscaldamento globale. Si calcola che il cambiamento di destinazione del suolo, una voce che mette insieme la deforestazione e gli incendi delle torbiere che servono a creare terreno per l’agricoltura, sia responsabile per circa il 20 per cento delle emissioni globali, che in pratica equivalgono a ciò che emettono gli Stati Uniti , considerati a giusta ragione tra i paesi con il maggiore impatto in termini di gas serra. [...]

Il 8 Settembre 2009 alle 12:04 Clima: gli impegni contraddittori dei paesi ricchi » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Il Giappone ha appena cambiato Governo. Il leader del vittorioso partito democratico, Yukio Hatoyama, ha già annunciato di volersi impegnare per un taglio delle emissioni del 25 per cento rispetto al 1990 per il 2020. Taro Aso, il suo predecessore, si era limitato a promettere uno scarno -8 per cento. Con una mossa simile a quella fatta dall’Unione Europea (che si impegna a tagliare le emissioni del 20 per cento per il 2020 e di arrivare a un taglio del 30 per cento in presenza di altre adesioni forti), Hatoyama ha dichiarato che questo impegno è subordinato a un accordo con le altre nazioni da raggiungere a Copenaghen, sede del prossimo fondamentale summit sui cambiamenti climatici. [...]

Il 8 Settembre 2009 alle 12:21 &raquo Clima: gli impegni contraddittori dei paesi ricchi - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] Il Giappone ha appena cambiato Governo. Il leader del vittorioso partito democratico, Yukio Hatoyama, ha già annunciato di volersi impegnare per un taglio delle emissioni del 25 per cento rispetto al 1990 per il 2020. Taro Aso, il suo predecessore, si era limitato a promettere uno scarno -8 per cento. Con una mossa simile a quella fatta dall’Unione Europea (che si impegna a tagliare le emissioni del 20 per cento per il 2020 e di arrivare a un taglio del 30 per cento in presenza di altre adesioni forti), Hatoyama ha dichiarato che questo impegno è subordinato a un accordo con le altre nazioni da raggiungere a Copenaghen, sede del prossimo fondamentale summit sui cambiamenti climatici. [...]

Il 24 Settembre 2009 alle 11:39 Per il vertice sul clima scende in campo anche Google - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] Uniti e Cina fanno i primi passi, almeno a parole, per contrastare i cambiamenti climatici, il vertice di Copenaghen di dicembre si fa sempre più vicino. Basteranno meno di tre mesi per passare dalle parole ai [...]

Il 24 Settembre 2009 alle 12:33 &raquo Per il vertice sul clima scende in campo anche Google - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] Uniti e Cina fanno i primi passi, almeno a parole, per contrastare i cambiamenti climatici, il vertice di Copenaghen di dicembre si fa sempre più vicino. Basteranno meno di tre mesi per passare dalle parole ai [...]

Il 21 Ottobre 2009 alle 8:48 L’autunno caldo del clima e la sfida dei 350 ppm - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] atmosfera. Attualmente siamo quasi a quota 400 e, sostengono quelli di 350.org, anche se alla conferenza sul clima che si tiene a Copenaghen a dicembre tutti i paesi sottoscrivessero l’accordo attualmente sul [...]

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