Tempo fa un bravo giornalista ambientalista, George Monbiot, pubblicò un libro sul riscaldamento globale, dal titolo Calore!, le cui tesi di fondo erano sostanzialmente due. La prima era che per evitare la catastrofe avremmo dovuto ridurre le emissioni nel mondo del 90 per cento entro il 2030, la seconda è che con un po’ di buona volontà e facendo i passi giusti la cosa era fattibile senza dover tornare a uno stile di vita da uomini delle caverne. Ma l’assunto centrale del libro era che gli exploit individuali, per quanto meritori, non risolvono il problema dei cambiamenti climatici: “Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita”.
Sono passati meno di tre anni dall’uscita del libro, mancano meno di quattro mesi al vertice di Copenaghen in cui i governi dovranno mostrare quanto siano davvero intenzionati a dare un taglio alle emissioni per salvare il pianeta. Monbiot si ritrova a constatare che se aspettiamo loro ci avviamo spediti verso la catastrofe. Circa il 40 per cento dell’anidride carbonica prodotta dalle attività umane in questo secolo resterà nell’atmosfera almeno fino all’anno 3000. I tagli servono, vanno fatti subito, e dal momento che i governi non sembrano prendere iniziative nemmeno lontanamente utili per raggiungere gli obiettivi necessari, è il momento che siano gli individui ad agire. Si unisce così alla campagna 10:10 appena inaugurata in Gran Bretagna, che invita privati cittadini, aziende, istituzioni a impegnarsi per ridurre del 10 per cento le proprie emissioni entro il 2010. “E’ il miglior tentativo che ci rimane”, così Monbiot riassume l’iniziativa, che ha preso il largo con una manifestazione collettiva organizzata all’interno della Tate Modern di Londra, una galleria d’arte costruita in una vecchia centrale elettrica, dove migliaia di cittadini si sono dati appuntamento per dichiarare il proprio impegno. Meno voli più treni, più bici e meno auto, comprare solo cibo locale, fare l’orto in casa sono alcune delle promesse fatte dagli intervenuti.
E il quotidiano The Guardian pubblica nella propria edizione online questa tabella con i dati delle emissioni pro-capite di ogni paese, dalla quale risulta che in Italia contribuiamo per circa 8 tonnellate di gas serra l’anno a testa, mentre la Gran Bretagna si assesta appena sotto le 10. Queste cifre non tengono però in alcun conto voci di emissioni importanti, come il trasporto aereo, quindi per tenersi larghi ed essere sicuri di realizzare i tagli necessari, l’esperto di cambiamenti climatici Chris Goodall nel suo vademecum considera un’emissione pro-capite per il Regno Unito di 14 tonnellate l’anno (che potrebbero grosso modo tradursi in 10-12 tonnellate per noi) e consiglia ai suoi concittadini un taglio di 1,5 per stare sul sicuro. Cosa va fatto?
Goodall esamina 10 categorie di emissioni, si basa su consumi medi e suggerisce per ciascun campo dei tagli possibili.
Per quel che riguarda il gas domestico i consigli comprendono un migliore isolamento termico della casa (-0,4), la sostituzione di un boiler con più di 10 anni di età con uno nuovo (-0,3), scaldare l’acqua con i pannelli solari (-0,2), ridurre la temperatura del termostato di 1 grado (0,2), docce a getto moderato e niente bagni (-0,1).
Per l’elettricità tra i consigli troviamo quello di installare pannelli solari fotovoltaici (-0,4), l’uso di lampade fluorescenti o a Led al posto delle alogene (-0,1), usare lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico (-0,1).
Per quel che riguarda l’automobile il consiglio principale sembra un po’ tagliato con l’accetta: ridurre i km percorsi in un anno della metà, conseguendo un risparmio, basato sull’uso medio che si fa dell’auto in Gran Bretagna, di 0,7 tonnellate. In pratica così facendo sareste già a metà dell’opera di riduzione delle emissioni. Lo stesso risparmio otterrebbe chi decidesse di sbarazzarsi della seconda auto, mentre aderire a un programma di car-sharing può far risparmiare 0,4 tonnellate di Co2 l’anno.
Sul traffico aereo la questione è molto semplice: rinunciando del tutto a volare si taglierebbero quelle 1,2 tonnellate di Co2 emesse ogni anno in media dal cittadino inglese che viaggia in aereo. Limitandosi a un volo breve con una compagnia dotata di una flotta “ecologicamente efficiente” si tagliano pur sempre 0,3 tonnellate.
Altri piccoli tagli si possono dare con un uso responsabile dei dispositivi elettronici: tenerli un anno più a lungo di quanto programmato (-0,2), comprare apparecchi riciclati (-0,3) e poco altro. Stesso consiglio che viene dato per l’abbigliamento: comprare almeno metà dei vestiti di seconda mano fa risparmiare 0,3 tonnellate, comprarne di meno (per esempio 4 magliette invece di 7) ne taglia altre 0,2.
Più consistenti i risparmi realizzabili sul cibo, che ha un impatto molto maggiore in termini di emissioni. Mangiando vegano tre volte a settimana o dandosi a una dieta prevalentemente vegetariana senza cibi confezionati si tagliano 0,5 tonnellate di CO2, non acquistare mai cibi confezionati o cibi pronti ne fa risparmiare 0,2.
Infine l’acqua e la carta e il trasporto pubblico. Installare un sistema per il riciclo delle acque grigie, per usare per esempio l’acqua della lavatrice per alimentare lo scarico, taglia 0,1 tonnellate di Co2. Lo stesso risparmio si consegue se si installa un riduttore di flusso per la doccia o si rende lo scarico più efficiente, per esempio inserendo un mattone nella cassetta per fare in modo che questa carichi meno acqua. Comprare carta, giornali, riviste e carta igienica fatti con materiale riciclato (-0,1), scegliere ove possibile di ricevere bollette e comunicazioni ufficiali via email e non via posta e comprare libri usati (-0,1). Per quanto riguarda i mezzi pubblici, usarli al posto dell’auto ci fa conseguire un risparmio di emissioni ingente, ma anche i treni e i traghetti veloci inquinano. La soluzione? Andare in bici (o a piedi) dappertutto (-0,3), o al limite usare sempre il bus invece del treno (-0,1) e infine, proposta che a moltissimi impiegati farebbe certo gola, lavorare da casa almeno due giorni a settimana taglia 0,1 tonnellate di Co2 l’anno. Il risparmio in termini di stress è probabilmente incalcolabile.
Chi ha voglia di farsi del male, o semplicemente non ha paura di guardare in faccia la realtà, può dare un’occhiata a questo contatore, che dice in tempo reale quanta CO2 stiamo riversando in atmosfera.
- Giovedì 3 Settembre 2009


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Commenti
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Il 21 Settembre 2009 alle 22:28 » L’era degli stupidi: esce anche in Italia il film shock sul clima » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Un po’ retorico? O forse solo un tantino esagerato? La regista Franny Armstrong, autrice di altri film controversi come McLibel, sulla causa intentata da due cittadini inglesi contro McDonald’s, è un’attivista ecologista che alla causa crede davvero. Al punto da aver dato inizio, poco prima del debutto mondiale del suo film, a una campagna di sensibilizzazione dei cittadini inglesi per ridurre le emissioni di gas serra del 10 per cento entro il 2010. Ne abbiamo parlato qui. [...]
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