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	<title>Hitech e Scienza &#187; Eolico, un jolly contro l&#8217;inquinamento in Cina. E nel mondo</title>
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	<description>Canale Hitech e Scienza di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 09:58:43 +0000</pubDate>
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		<title>Eolico, un jolly contro l’inquinamento in Cina. E nel mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 17:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.delloiacovo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella gara per l'energia rinnovabile del futuro, spunta un'alternativa: il vento. Le pale rotanti sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno cinese entro il 2030. E da soluzione di nicchia diventerebbero una tecnologia di massa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3434/3349867013_44df4e117a_d.jpg" alt="" width="500" height="320" /></p>
<p><em>(Nella fotografia, pale eoliche. Credits: the russians are here)</em></p>
<p>Cosa soddisferà la sete di energia della Cina? È una domanda che riguarda l&#8217;intero pianeta. Carbone, energia idroelettrica e solare sono in poll position per sfamare le industrie e le città in rapida espansione.<br />
Ma c&#8217;è una carta jolly, inattesa, che Pechino può ancora giocare: <strong>entro venti anni l&#8217;eolico sarebbe in grado di sostenere l&#8217;economia dell&#8217;intera nazione</strong>, se il governo fosse disposto ad allentare i cordoni dei finanziamenti in tempo utile. Il costo dell&#8217;energia generata dalle pale rotanti è accessibile: circa 6-8 centesimi per chilowattora.<br />
Da soluzione di nicchia diventerebbe una tecnologia di massa. Secondo <a href="http://news.harvard.edu/gazette/story/2009/09/china-energy-needs-wind/" target="_blank">i ricercatori di Harvard e della Tsinghua</a>, gli impianti andrebbero costruiti nel nord e nell&#8217;ovest, un&#8217;area poco popolata dove sarebbe minimizzato l&#8217;impatto ambientale.<br />
<span id="more-5852"></span></p>
<p><strong>Pechino, per adesso, punta tutto sull&#8217;energia solare, con l&#8217;obiettivo di liberarsi dalla schiavitù del carbone.</strong> E di rispondere alle pressioni della comunità internazionale. Anzi, i tecnocrati sono disposti a un&#8217;alleanza con gli Stati Uniti dopo una gara di nove mesi per stabilire la <a href="http://www.eia.doe.gov/cneaf/solar.renewables/page/solarphotv/solarpv.html" target="_blank">supremazia nel fotovoltaico</a>.<br />
A dicembre i cinesi hanno annunciato il più grande impianto del mondo: un Gigawatt. Poco tempo dopo la risposta della California: 1,5 Gigawatt. Alla fine l&#8217;accordo bipartisan: <strong><a href="http://www.forbes.com/2009/09/16/china-solar-power-business-energy-china-solar.html" target="_blank">la multinazionale First solar</a> installerà l&#8217;impianto più esteso mai progettato in Mongolia, 2 gigawatt.</strong></p>
<p>La Cina, soffocata dai miasmi dell&#8217;industria pesante e del traffico, sovvenziona in modo massiccio l&#8217;industria del solare: copre fino al 50 per cento dei costi e i prestiti arrivano al 70 per cento nelle aree dove è assente l&#8217;infrastruttura energetica. Non è soltanto la salute dei cittadini che sta a cuore di Pechino:<strong> le aziende impegnate nel fotovoltaico stanno mettendo alle corde la concorrenza tedesca</strong>.</p>
<p>Per anni Berlino è stata la patria del celle solari: ma la produzione da tempo era stata delocalizzata in Cina, dove l&#8217;industria del silicio è fiorente (grazie anche all&#8217;harware elettronico che impiega le medesime materie prime). E adesso la cinese Suntech ha conquistato il secondo posto nella classifica dei principali fornitori, scalzando la tedesca Q-Cell. <strong>Che la risposta al mutamento climatico arrivi dalle nazioni più colpite dai danni dell&#8217;inquinamento?</strong></p>
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