
Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa)
Due settimane. Questo è il tempo a disposizione dei delegati che si riuniscono oggi a Bangkok in preparazione del summit sui cambiamenti climatici considerato “definitivo” di Copenaghen a dicembre. In Thailandia circa 100 capi di Stato e di Governo si incontrano per tentare di produrre un testo per la convenzione post-Kyoto sulla quale si dovrà trovare il più ampio consenso possibile al vertice danese.
Non è un’impresa facile. Bisogna passare dall’attuale bozza che consiste in centinaia di pagine piene zeppe di parentesi, distinguo, note a margine, a un documento di una quarantina di pagine in tutto, dal quale siano stati eliminati tutti i punti sui quali i delegati che vi hanno lavorato finora non sono riusciti ad accordarsi.
Yvo de Boer, personaggio chiave delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico, a capo delle negoziazioni sul Kyoto-bis, all’apertura dei colloqui di Bangkok (qui il video della cerimonia di apertura) ha praticamente supplicato i partecipanti di mettersi una mano sulla coscienza. “Il tempo è quasi scaduto”, ha affermato, “ma in due settimane possiamo ottenere un reale progresso verso gli obiettivi sui quali i leader mondiali si troveranno a negoziare, superare i punti morti e collaborare per un concreto progresso”.
I colloqui di Bangkok si chiuderanno il 9 ottobre. Dopo, l’ultima tappa intermedia prima di Copenaghen sarà costituita da una settimana di incontri a Barcellona, a novembre.
La questione scottante sul tavolo dei delegati è quella che riguarda l’impegno dei paesi ricchi nell’abbattere le emissioni e nel sovvenzionare economicamente i paesi in via di sviluppo, al contempo meno responsabili per i cambiamenti climatici ma più vulnerabili alle loro conseguenze. Le parole d’ordine sono mitigazione e adattamento. La mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici si ottiene riducendo le emissioni nocive che causano l’effetto serra. Le emissioni di gas serra nei paesi ricchi secondo gli esperti dell’Onu dovrebbero essere nel 2020 tra il 25 e il 40 per cento in meno rispetto al 1990, ma siamo ancora molto lontani dall’aver ottenuto impegni in tal senso. L’adattamento, invece, è l’insieme dei sistemi e delle tecnologie che andranno messe a punto per affrontare gli eventi climatici avversi che non saremo riusciti a evitare, in quei paesi dove è previsto che facciano più danni: piccole isole, zone ad alto rischio di inondazione o di siccità.
“Abbiamo parlato abbastanza, adesso il mondo di aspetta che agiamo”, ha sottolineato, incoraggiante, la ministra danese per i Cambiamenti climatici e l’Energia, Connie Hedegaard. Il fatto che la Danimarca abbia un ministero interamente dedicato a questo problema la dice lunga sulla scelta di Copenaghen come sede del vertice in cui si dovranno decidere le sorti ambientali del pianeta.
- Lunedì 28 Settembre 2009


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Il 7 Aprile 2010 alle 17:46 Notizie dai blog su Thailandia: video dell’irruzione nel Parlamento ha scritto:
[...] Partono oggi i colloqui sul clima di Bangkok. De Boer: “Il tempo sta per scadere” Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa) Due settimane. Questo è il tempo a disposizione dei delegati che si riuniscono oggi a Bangkok in preparazione del summit sui cambiamenti climatici considerato “definitivo” di Copenaghen a dicembre. blog: Hitech e Scienza | leggi l’articolo [...]
Il 25 Aprile 2010 alle 7:30 Notizie dai blog su Sintìti, sintìti, sintìti: oggi fu la Liberazzioni ha scritto:
[...] Partono oggi i colloqui sul clima di Bangkok. De Boer: “Il tempo sta per scadere” Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa) Due settimane. Questo è il tempo a disposizione dei delegati che si riuniscono oggi a Bangkok in preparazione del summit sui cambiamenti climatici considerato “definitivo” di Copenaghen a dicembre. blog: Hitech e Scienza | leggi l’articolo [...]
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