Archivio di Settembre, 2009

Una scena del film (Credit: Spanner Films)
The Age of Stupid. Così, guardandoci indietro tra 40 anni, probabilmente a bordo di una zattera, in uno scenario da Apocalisse, ripenseremo a quell’epoca in cui ci era ancora possibile fare qualcosa per evitare il disastro. E abbiamo scelto consapevolmente di non farlo.
Questa almeno è la tesi del film che esce martedì 22 settembre in prima visione globale, in 45 Paesi, e anche in alcune sale italiane, (tra le altre a Milano, Roma e Genova). The Age of Stupid è un film in bilico tra documentario e distopia fantascientifica. La trama è molto semplice. Nel 2055 un anziano signore, interpretato dall’attore Pete Postlethwaite, già visto in I soliti sospetti, si ritrova a vivere in un mondo devastato dai cambiamenti climatici e riguardando foto e filmati del 2008 si domanda: perché non abbiamo fermato tutto questo quando eravamo ancora in tempo?
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(Fon desktop screensaver. Credits: Fon)
Se fosse una calciatore argentino, sarebbe Maradona. Lui è Martin Varsavsky, una vita avventurosa nei quartieri di Buenos Aires, ora multimilionario del web. E ancora una volta è riuscito lì dove altri hanno fallito: adesso nel mondo sono più di un milione le persone che condividono l’accesso a internet con un apparecchio venduto da Varsavsky.
Il sistema si chiama Fon: chi partecipa all’iniziativa può navigare gratis su internet in qualsiasi parte del mondo, grazie al wifi, con 400mila punti di accesso. E, per la prima volta da quattro anni, l’attaccante argentino del mondo hitech annuncia un profitto per la sua Fon: 2,5 milioni di dollari. Denaro fresco nell’anno nero per le telecomunicazioni. In pratica, è l’equivalente del goal di Maradona contro l’Inghilterra. Ma facciamo un passo indietro.
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Il poster del film Fuel
Si chiude l’estate più calda a livello globale dal 1880, anno in cui abbiamo cominciato a rilevare la temperatura degli oceani: la loro temperatura media stata superiore di circa 0,6 gradi alla media degli passati 130 anni e supera il record precedente, che risaliva al 1998. Oceani a parte la temperatura media globale registrata nei mesi estivi del 2009 è stata la terza più calda sempre dal 1880.
E’ stata sicuramente calda per l’ambiente, il clima e la salvezza del pianeta anche la stagione cinematografica estiva in America, quella in cui si lanciano i blockbuster che poi arriveranno nelle nostre sale in autunno. Non si contano, infatti, i documentari dedicati al tema ambientale, trattato dalle più svariate angolazioni, che sono usciti o stanno per uscire proprio nel paese che è considerato uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale.
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(Nella fotografia, pale eoliche. Credits: the russians are here)
Cosa soddisferà la sete di energia della Cina? È una domanda che riguarda l’intero pianeta. Carbone, energia idroelettrica e solare sono in poll position per sfamare le industrie e le città in rapida espansione.
Ma c’è una carta jolly, inattesa, che Pechino può ancora giocare: entro venti anni l’eolico sarebbe in grado di sostenere l’economia dell’intera nazione, se il governo fosse disposto ad allentare i cordoni dei finanziamenti in tempo utile. Il costo dell’energia generata dalle pale rotanti è accessibile: circa 6-8 centesimi per chilowattora.
Da soluzione di nicchia diventerebbe una tecnologia di massa. Secondo i ricercatori di Harvard e della Tsinghua, gli impianti andrebbero costruiti nel nord e nell’ovest, un’area poco popolata dove sarebbe minimizzato l’impatto ambientale.
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Se Facebook fosse una nazione, sarebbe la quinta più popolata del mondo con i suoi 300 milioni di abitanti che ogni giorno scrivono, guardano foto, chattano.
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Un distributore self-service di detersivi con display che indica le emissioni di CO2 risparmiate. (credits: Ansa)
Il concetto è semplice quanto quello che sta alla base del più elementare rimbrotto che si fa a un bambino: se non sai darti dei limiti, allora te li do io. In questo caso non si tratta di caramelle o di cartoni animati, ma di emissioni di gas serra e a elargire il rimprovero è l’Ippr (Institute for Public Policy Research), una think tank britannica che ha appena pubblicato uno studio dal titolo “Piano B? Prospettive per uno scambio personale di emissioni“.
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Per i blogger italiani sono due punti di ritrovo sul web, quasi il termometro dell’internet tricolore: Blogbabel e Liquida. E da pochi giorni sono alleati.
Ma prima del “sì” definitivo non sono mancati i colpi di scena, in una partita giocata tra alcuni protagonisti del web nostrano. Con strascichi di polemiche. Il 30 agosto Ludovico Magnocavallo decide di vendere il suo motore di ricerca per i blog italiani, Blogbabel. E lo fa con un’asta su eBay.
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Ogni anno in Italia oltre 4 miliardi di borse di plastica non biodegradabili finiscono in mezzo ai rifiuti. Eppure quei sacchetti, emblema perfetto della cultura usa-e-getta, mentre da noi ancora abbondano in supermercati e negozi altrove stanno diventando merce rara. Per fortuna. Già, perché produrle causa emissioni, è impossibile riciclarne la plastica, e una volta abbandonate nell’ambiente fanno danni incalcolabili, soprattutto alla fauna marina.
La Finanziaria del 2007 ne aveva predisposto la messa al bando anche in Italia, come da direttiva Europea. Ma dal gennaio 2010 il bando è slittato al gennaio del 2011, il che vuol dire che per un altro anno continueremo a produrle e a utilizzarle. Oppure no. Come consumatori siamo liberi di scegliere non solo cosa comprare ma anche come portarcelo a casa. Perciò in attesa che gli impalpabili ma letali sacchetti vengano mandati ufficialmente in pensione, potremmo cominciare a smettere di usarli e a rifiutarli nei negozi che ce li vogliono dare.
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Il Giappone ha appena cambiato Governo. Il leader del vittorioso partito democratico, Yukio Hatoyama, ha già annunciato di volersi impegnare per un taglio delle emissioni del 25 per cento rispetto al 1990 per il 2020. Taro Aso, il suo predecessore, si era limitato a promettere uno scarno -8 per cento.
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“Siamo in vacanza: non cercateci fino a ottobre”: è un messaggio come tanti pubblicato su Twitter. Ma nel Regno Unito suonano i primi campanelli d’allarme: i messaggini online, infatti, sono leggibili da chiunque e segnalano ai malintenzionati quando una casa è vuota. Le immagini dell’abitazione arrivate su internet, poi, possono rivelare come sono state installate le tecnologie di sorveglianza.
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