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	<title>Hitech e Scienza &#187; Niente shopping e rifiuti al minimo: così inizia la settimana amica dell&#8217;ambiente</title>
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	<description>Canale Hitech e Scienza di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 09:58:43 +0000</pubDate>
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		<title>Niente shopping e rifiuti al minimo: così inizia la settimana amica dell’ambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 14:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta.buonadonna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Colin Beavan]]></category>

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		<category><![CDATA[impatto-ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni giorno si lavora su un aspetto per ridurre la propria impronta ecologica. Per le alternative a basso impatto bisogna aguzzare l'ingegno e dire addio all'usa e getta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img class="size-large wp-image-6538" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2009/10/foglia-large.jpg" alt="Vivere verde (credit: http://www.flickr.com/photos/mcgraths/3597037843/)" width="500" height="428" />
<p>Sto partecipando al <a href="http://noimpactproject.org/experiment/" target="_blank"><strong>No Impact Week experiment</strong></a>, la <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2009/09/30/settimana-a-impatto-zero-addio-tv-bentornate-candele/" target="_self">settimana</a> a impatto zero promossa dal blog &#8216;<a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/10/18/no-impact-week-no-impact_n_325230.html" target="_blank">Huffington Post</a> e ideata da <a href="http://noimpactman.typepad.com/blog/about-colin-beavan.html" target="_blank">Colin Beavan</a>, l&#8217;uomo che ha vissuto con la sua famiglia per un anno a impatto zero (per trarne poi un <a href="http://us.macmillan.com/noimpactman" target="_blank">libro</a> e un <a href="http://www.noimpactdoc.com/index_m.php" target="_blank">documentario</a>).</p>
<p>La missione della domenica, il primo giorno della settimana &#8220;no impact&#8221;, era piuttosto facile: <strong>riconsiderare i propri consumi ed evitare di fare acquisti di nuovi beni</strong>, a parte quelli di prima necessità come il cibo.<br />
<span id="more-6530"></span><br />
Niente shopping, in pratica, e infatti l&#8217;unico acquisto che mi sono concessa è stato un piccolo vassoio di paste per il pranzo a casa di parenti. Per il resto, essendo una bella domenica di sole, ho fatto un paio di bucati, una passeggiata e, alla sera, ho guardato un po&#8217; di tv. Passeggiata a parte, mi rendo conto che <strong>lavatrice e televisore saranno presto off limits, come lo è stato ieri lo shopping</strong>: il motto per la giornata di giovedì è &#8220;sostituite i kilowatt con l&#8217;ingegno&#8221;, e non dico altro.</p>
<p>Il compito di oggi sembrava dapprima facile quanto quello di ieri: <strong>eliminare, o ridurre di molto, i rifiuti</strong>. Come da programma ho approntato il mio sacchetto, rigorosamente riutilizzabile, in cui dovrò conservare la spazzatura che produco per tutta la settimana. Un sacchetto solo? Già, come vedete la missione è più ardua di come uno si immagini. Ci sono finiti dentro una bottiglia di birra, un vasetto di yogurt, due giornali e l&#8217;involucro di plastica di una confezione di carta da cucina. Mi rendo conto che ho fatto male a spacchettare lo Scottex, perché da oggi mi è proibito usarlo: devo votarmi a <strong>tovaglioli e fazzoletti in stoffa per tutta la settimana</strong>. Beavan ha avuto una certa notorietà quando il <a href="http://www.nytimes.com/2007/03/22/garden/22impact.html" target="_blank">New York Times</a> fece un pezzo sulla sua impresa intitolato &#8220;L&#8217;anno senza carta igienica&#8221;. La sua guida però non dice niente in proposito, quindi suppongo di poter continuare a usarla.</p>
<p>In generale direi che fare e mangiare il meno possibile è il modo migliore per produrre pochi rifiuti. Tra i consigli che compaiono sul manuale di istruzioni per la settimana, <a href="http://noimpactproject.org/experiment/your-how-to-guide/" target="_blank">scaricabile dal sito dell&#8217;iniziativa</a>, ce ne sono parecchi di facile applicazione: <strong>usare la tazza in ceramica</strong> invece del bicchierino usa-e getta per il caffè della macchinetta in ufficio, portarsi dietro una <strong>sporta riutilizzabile per la spesa</strong>, riusare la carta, non stampare oppure almeno farlo su entrambi i lati del foglio, comprare <strong>cibi sfusi</strong> invece che confezionati. Quando si arriva alla spiegazione di come farsi e detersivi da soli confesso che ho qualche dubbio: non credo che userò l&#8217;aceto e il bicarbonato per lavare piatti e panni. Ma i margini di miglioramento ci sono lo stesso: invece di ricomprare il sapone liquido per le mani, che ho appena esaurito, metterò in bagno una bella saponetta. A forza di usarle per profumare i cassetti avevo dimenticato che la loro funzione originale è quella di lavare. Per la toilette maschile il consiglio, che va nella stessa direzione, è di <strong>passare dalla schiuma al sapone da barba</strong> e dal rasoio usa e getta a quello riutilizzabile.</p>
<p>E per chi deve fare un regalo di compleanno proprio questa settimana? L&#8217;idea migliore consiste nel <strong>donare qualcosa di immateriale</strong>, un&#8217;esperienza invece di un oggetto, così si risparmia anche la carta del pacchetto: una lezione di danza, una serata a teatro, un massaggio.</p>
<p>Beavan vuole essere un&#8217;ispirazione per tutti coloro che aderiscono alla settimana <em>no impact</em>, ed è proprio alla ricerca di un po&#8217; di incoraggiamento che vado a leggermi che <a href="http://www.noimpactdoc.com/no_impact_year.php" target="_blank">cosa sono riusciti a risparmiare</a>, in termini ambientali, lui e la sua famiglia nel corso del loro anno a impatto zero. Scopro che il risparmio rispetto ai consumi di una famiglia newyorkese media ammonta a <strong>1248 contenitori in plastica per pasti take-away</strong>, <strong>2190 bicchieri di carta o plastica</strong>, <strong>572 sacchetti di plastica</strong>, 2184 pannolini usa e getta e l&#8217;equivalente di oltre <strong>16.000 chili di spazzatura</strong>. Le cifre mi impressionano non tanto per la bravura di Colin e di sua moglie, che sono stati in grado di fare a meno di tutto ciò e ora chiedono anche a noi di provarci, ma perché testimoniano <strong>l&#8217;entità abnorme dell&#8217;impatto ambientale di una famiglia americana </strong>che vive in una grande città. Lo confermano i dati del <a href="http://www.footprintnetwork.org/it/index.php/GFN/" target="_blank">Global Footprint Network</a> che calcola l&#8217;<strong>impronta ecologica</strong> delle nazioni, una misura che consente di capire quanta Terra usiamo. L&#8217;impronta degli Stati Uniti è stata stimata nel 2005 in <a href="http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/trends/us/" target="_blank">9,4 ettari pro capite</a>, contro i <a href="http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/trends/italy/" target="_blank">4,7 ettari</a> &#8220;consumati&#8221; da ogni italiano. La conclusione è che se tutto il mondo adottasse lo stile di vita americano avremmo bisogno di 5 pianeti, mentre ne abbiamo a disposizione soltanto uno. Ed è ora per tutti di sfruttarlo un po&#8217; meno.</p>
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					<media:title><![CDATA[Vivere verde (credit: http://www.flickr.com/photos/mcgraths/3597037843/)]]></media:title>
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