L’autunno caldo del clima e la sfida dei 350 ppm

Grande barriera corallina australiana: giornata d'azione per il clima (Credit: 350.org)

Quello del 2009 è stato il secondo settembre più caldo da quando si registrano le temperature. Il rapporto sullo stato globale del clima pubblicato dalla statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration parla chiaro: lo scorso settembre è stato secondo solo a quello del 2005, con una temperatura media di 0,62 °C superiore alla media del Ventesimo secolo, pari a 15 °C, che è stata così superata per il 33° anno di fila.

Per ricordare che è necessario prendere seri provvedimenti e battersi per porre un freno ai cambiamenti climatici prima che questi diventino irreversibili, è stata indetta per sabato 24 ottobre una giornata di azione per il clima.

A organizzarla è un movimento internazionale che preme per contenere al di sotto delle 350 parti per milione la concentrazione di CO2 in atmosfera. Attualmente siamo quasi a quota 400 e, sostengono quelli di 350.org, anche se alla conferenza sul clima che si tiene a Copenaghen a dicembre tutti i paesi sottoscrivessero l’accordo attualmente sul tavolo (ipotesi che ormai sembra improbabile), non si riuscirebbero comunque a contenere le concentrazioni dei gas serra al di sotto di questa soglia critica, individuata dagli scienziati come un punto di non ritorno, che però abbiamo di fatto già superato.

Maldive. Allievi di una scuola di Malé formano la scritta 350 (Credit: 350.org)

Tra i sostenitori della causa vi sono l’ambientalista indiana Vandana Shiva, l’arcivescovo sudafricano premio Nobel per la Pace Desmond Tutu, il Presidente del Panel internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC), organismo anch’esso vincitore insieme ad Al Gore del premio Nobel per la Pace nel 2007, Rajendra Pachauri, il Presidente della Maldive Mohamed Nasheed, il giornalista ambientalista inglese George Monbiot.

In che consiste la celebrazione? Eventi e manifestazioni in 167 paesi, Italia compresa, tra cui marce per il clima, raduni in bici, foto di massa, pulizie collettive di luoghi simbolici, volontariato, eventi sportivi e musicali: vale tutto, purché si parli dei cambiamenti climatici mettendo in risalto l’obiettivo delle 350 parti per milione.

Un video spiega il senso della giornata d’azione per il clima

La politica che fa? Nel solco del pessimismo riguardo ai negoziati di dicembre qualcuno comincia a farsi sentire. Il Primo Ministro britannico Gordon Brown lancia il suo grido di allarme dal palcoscenico del Major economies forum on energy and climate di Londra, dove si sono incontrati i ministri dell’Ambiente dei 17 paesi responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni e mette in guardia contro le terribili conseguenze di un fallimento dei negoziati. “Abbiamo solo 50 giorni decidere la sorte del pianeta nei prossimi 50 anni”, ha dichiarato, con un  richiamo all’azione per la salvaguardia dei paesi in via di sviluppo, meno responsabili dei cambiamenti climatici ma che da essi sono e saranno maggiormente colpiti.

Anche la Commissione Ambiente dell’Europarlamento scende in campo e invita a fissare target di riduzione delle emissioni per i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, e a prevedere sanzioni in caso di mancato rispetto dei patti. Ed esorta i capi di Stato e di governo a far sì che l’emergenza clima diventi priorità nell’agenda politica. Tra gli obiettivi proposti dalla Commissione dell’Europarlamento, di cui si discuterà al Vertice dei capi di Stato e di governo del 29 e 30 ottobre prossimi, c’è una riduzione entro il 2050, per i paesi sviluppati, dell’80 per cento delle emissioni rispetto al 1990, contro un taglio del 15-39 per cento rispetto al “business as usual”, le emissioni correnti, per il gruppo dei paesi in via di sviluppo. I target andranno rivisti ogni cinque anni per evitare un riscaldamento globale superiore ai due gradi.

I paesi in via di sviluppo avranno bisogno di 100 miliardi di euro l’anno entro il 2020 per ridurre le loro emissioni. Parte di questa somma dovrà essere finanziata dall’Unione Europea. Ma sui finanziamenti le posizioni dei 27 paesi Ue sono ancora piuttosto lontane: sia la mole degli aiuti da fornire sia la loro ripartizione tra gli Stati membri sono ancora motivo di divisione. La Polonia capeggia la protesta dei nuovi membri per una divisione del carico che tenga un po’ meno conto del livello effettivo delle emissioni e un po’ di più del livello relativo di prosperità dei vari paesi membri.

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Il 4 Novembre 2009 alle 13:20 &raquo Riscaldamento globale: i video più sorprendenti - Gregtecnologia ha scritto:

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