Credits: Ansa/ EPA/MICHAEL BAHLO
Volete salvare il pianeta? Allora diventate vegetariani. L’invito arriva da Lord Nicholas Stern, economista già senior vicepresident della Banca Mondiale, autore nel 2006 del Rapporto Stern sui cambiamenti climatici che è alla base della politica ambientale del Governo inglese. Dalle colonne del Times, Lord Stern, che è anche autore dell’interessante volume Un piano per salvare il pianeta, da poco uscito in Italia, ricorda che il bestiame è una fonte significativa di metano, un gas il cui effetto sul riscaldamento del pianeta è 23 volte più potente rispetto a quello dell’anidride carbonica.
Se trasporti, attività produttive ed estrattive, imballaggi eccessivi ed eccessivi rifiuti sono tutti aspetti che entrano nel novero di ciò che causa le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra, ciò che mangiamo non è affatto esente dal peccato originale.
Per convincere i cittadini britannici della necessità di dare un taglio al consumo di carne, cosa che chiaramente ha subito fatto infuriare i lavoratori del settore, Stern cita i dati della Fao secondo cui il 18 per cento di tutte le emissioni di gas serra prodotte annualmente sarebbe imputabile all’allevamento del bestiame. Parecchio, non trovate? Beh, la notizia è che forse questa cifra è ampiamente sottostimata e il bestiame sarebbe in realtà responsabile per il 51 per cento delle emissioni annue di gas serra. A sostenerlo è uno studio pubblicato dalla rivista del World Watch Institute (qui il Pdf) che spiega di quante emissioni correlate all’allevamento non si è tenuto conto.
Si comincia dal respiro degli animali: l’anidride carbonica che produce sarebbe responsabile per il 21 per cento dei gas serra dovuti alle attività umane. Quindi c’è la deforestazione perpetrata per far spazio agli allevamenti e alle terre dove coltivare il mangime per gli animali: le foreste assorbono CO2, meno ce n’è più ne rimane in atmosfera. E poi c’è il metano: secondo la Fao il 37 per cento del metano dovuto alle attività umane viene dal bestiame. Siccome si tratta di un gas che scalda l’atmosfera assai più della CO2, ma che persiste “solo” per circa 8 anni contro gli oltre 100 dell’anidride carbonica, una riduzione significativa del bestiame causerebbe una riduzione della concentrazione di gas serra in tempi piuttosto rapidi.
In ultima analisi, dato che le proiezioni dicono che da qui al 2050 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare del 35 per cento, superando i 9 miliardi di persone, si può supporre che il bestiame per sfamarla aumenti in proporzione, il che rappresenterebbe una vera catastrofe ambientale. La conclusione è che dovremmo quindi non solo mangiare meno carne ma anche fare meno figli? Il controllo delle nascite può essere la risposta al dilemma climatico? Lo sostiene uno studio della London School of Economics (qui il file in Pdf), sponsorizzato dall’Optimum Population Trust, una think tank inglese che porta avanti una campagna per il controllo delle nascite nel Regno Unito, proprio in chiave ambientalista.
Ed è meglio che a fare meno figli, almeno evitando quelli fuori programma, siano per primi gli abitanti dei paesi ricchi. Un’altra ricerca svolta negli Stati Uniti dalla Oregon State University ha evidenziato che l’impatto a lungo termine di ogni nuovo cittadino americano, e dei suoi discendenti, è pari a 160 volte quello di un nuovo nato in Bangladesh.
- Martedì 27 Ottobre 2009


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Commenti
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Il 28 Ottobre 2009 alle 16:21 jane55 ha scritto:
Forse non mangiare carne in eccesso o ancora divenire vegetariani e’ consigliabile per tenersi in forma, pero’ mi fa pensare il voler attribuire ai poveri animali anche il peso del gas serra.Insomma cerchiamo di esserie seri e realisti..Gia’ questi poveri animali debbono sopportare macellazione e prigionia coatta per produrre piu’ latte e carne…..ed ora diamo loro colpe che appartengono a politiche economiche e di sviluppo industriale che stanno provocando il suicidio ambientale.Sara’ pure vera la storia dell’anitride carbonica contenuta nel fiato delle bestie, ma non credo che le altissime quantita’ di ozono nelle nostre citta’ sia dovuta al respiro degli animali.Non parliamo poi delle citta’ della Cina, India, Malesia, Stati Uniti, Gran Bretagna e tutto il resto del mondo dove respirare esalazioni di macchine, gas e altre quisquiglie del genere provoca un alto tasso di cancro nei polmoni.E ancora dove mettiamo la distruzione della foresta amazzonica,la deforestazione selvaggia per costruire strade e per la produzione del legname.E dove sono finite le stime che parlano del sistematico inquinamento dei mari e degli oceani a causa di scarichi industriali e a causa delle care vecchie petroliere che hanno la biricchina abitudine di scaricare in mare i depositi derivanti dalla pulitura delle stive, senza parlare di quegli incidentucci per cui le seddette petroliere rilasciano in mare litri e litri di petrolio, con conseguenti disastri ambientali.E ancora chiedo, lo scioglimento dei ghiacci al polo e’ forse dovuto al respiro di orsi polari e pinguini? Non sarebbe meglio che invece di prendercela con gli animali cresciuti in allevamenti industriali, che peraltro dovrebbero essere aboliti per piu’ sani e vitali allevamenti all’aria aperta, ce la prendessimo con chi per amore del guadagno sta distruggendo la terra?Vorrei anche aggiungere che si dovrebbe lasciare in pace la gente che vuol fare figli, pensiamo ai bambini come ad una speranza per il futuro e non come ad una possibile fonte di inquinamento……
Il 28 Ottobre 2009 alle 17:05 marta.buonadonna ha scritto:
Cara jane55, diciamo che quelli esposti nel pezzo sono i risultati di studi e ricerche, sui quali si può anche non essere d’accordo. Resta vero però che gli allevamenti industriali, come li chiami tu, sono quelli che danno da mangiare al mondo. A un mondo in cui la richiesta di carne è in costante aumento. Per avere solo allevamenti all’aria aperta, in cui gli animali fanno una vita migliore e poi danno anche una carne più sana, e più buona, dovremmo consumare molta meno carne di quanta ne mangiamo oggi. Magari quanta ne mangiavano i nostri nonni: una porzione a settimana ai tempi in cui era considerata un lusso.
Quanto ai figli, certo l’idea di farne meno è in parte una provocazione. Nessuno che desideri un figlio si priverà di farlo per contenere le emissioni. Però siamo 6,8 miliardi di persone sul pianeta e nel 2050 saremo 9,15 miliardi; al di là di ogni altra considerazione dobbiamo chiederci: ci saranno risorse naturali sufficienti per tutti?
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