Facebook: quando il profilo recita il “de profundis”

(AP Photo/The Canadian Press, Adrian Wyld)

(AP Photo/The Canadian Press, Adrian Wyld)

Non poteva esserci occasione migliore delle festività dei morti per leggere che Facebook ha istituito gli account commemorativi. Il social network più famoso del mondo, in buona sostanza, ci fa sapere che quando passeremo a miglior vita il nostro muro potrebbe diventare un grande muro del pianto dal quale chi ci ha conosciuto potrà ricordarci, rimpiangerci o semplicemente salutarci.

Non è una notizia che ci conforta, a dire il vero. Ma, tant’è, visto che prima o poi succede a tutti meglio sapere di che morte deve morire pure il nostro account.

Tutto parte da un interrogativo: cosa fare dell’account di qualcuno che non c’è più? Se l’è chiesto prima di tutti Max Kelly, uno dei dipendenti storici di Facebook, che proprio dopo la morte del suo più caro amico si è fatto promotore dell’idea di trasformare i profili in account commemorativi. Basta che lo vogliano i parenti e gli amici del defunto, compilando un apposito modulo di decesso nel quale si chiede che l’account del proprio caro scomparso passi  in modalità “in memoria di”, evitando così di essere mischiato con quelli dei vivi.

Cercando di guardare la cosa con distacco (e molta scaramanzia), in effetti, il principio è scrupoloso, tanto più che stiamo parlando di uno dei servizi sociali più critici (e criticati) in termini di privacy. E in effetti Facebook garantisce che “verranno rimosse alcune informazioni riservate e la privacy verrà impostata in modo che solo gli amici confermati possano accedere al profilo o trovarlo nelle ricerche”. Ma non solo. Ci assicura che il profilo del defunto non comparirà più tra i risultati delle ricerche e nemmeno tra i suggerimenti che Facebook ci invia di tanto in tanto per invitarci a comunicare con gli amici che non sentiamo da tempo.

Un modo per evitare gaffe, non c’è dubbio. Ma che pone altri interrogativi. Ad esempio: come farà Facebook a vigilare sulle reali o presunte dichiarazioni di decesso? Chi ci assicura che la nostra memoria e quella dei nostri cari verrà effettivamente rispettata dalla Rete? E poi, siamo sicuri che l’account commemorativo sia davvero ciò che avevamo in testa prima di lasciare questo mondo?

L’arrivo di un testamento digitale, forse, risolverebbe tutti i dubbi.

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Il 29 Ottobre 2009 alle 10:41 Gli smartphone “mini” sfidano l’iPhone: è Davide contro Golia? - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] povera dell’iPhone. Soprattutto quando si tratta di fare da ponte con i servizi sociali, da Facebook a Messenger, sempre più richiesti da chi acquista un telefono di ultima [...]

Il 29 Ottobre 2009 alle 11:24 &raquo Gli smartphone “mini” sfidano l’iPhone: è Davide contro Golia? - Gregtecnologia ha scritto:

[...] povera dell’iPhone. Soprattutto quando si tratta di fare da ponte con i servizi sociali, da Facebook a Messenger, sempre più richiesti da chi acquista un telefono di ultima [...]

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