Internet pone fine al (pre)dominio latino

Rod Beckstrom, Ceo di Icann (AP Photo/Ahn Young-joon)

Rod Beckstrom, Ceo di Icann (AP Photo/Ahn Young-joon)

Internet è una comunità. E come tutte le comunità ha le sue autorità. Una di queste – denominata Icann (letteralmente Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) – si occupa da oltre dieci anni di gestire gli indirizzi della Rete.

Non è un affare da poco. E lo si è capito una volta di più la scorsa notte a Seul, quando l’Icann ha preso una decisone che può tranquillamente definirsi storica: la possibilità di utilizzare domini web con caratteri diversi da quelli latini. Da oggi in poi, in pratica, la Rete si popolerà di indirizzi scritti in cinese ad esempio, ma anche arabo, coreano, giapponese, geco, indi o cirillico.

Difficile dire se la decisione sia frutto del nuovo ordinamento dell’organismo, che dallo scorso ottobre non è più supervisionato dal governo statunitense, ma da diversi membri della comunità internazionale, tra cui anche delegati dei governi stranieri. Più facile pensare che questa sia solo la naturale evoluzione della pervasività della Rete, che oggi conta circa 1,6 miliardi di utenti, di cui la metà appartenenti a Paesi che non utilizzano caratteri occidentali.

La conferma arriva dalle parole di Rod Beckstrom, Ceo di Icann che commenta:  “L’internazionalizzazione di Internet costituisce un passo storico. Abbiamo reso la Rete piu’ accessibile ai milioni di utenti di regioni come l’Asia, il Medio Oriente e la Russia dove l’uso del Web sta conoscendo crescite vertiginose”.

Dal punto di vista operativo non sarà un’evoluzione da poco, motivo per cui la transizione avverrà in maniera graduale. In un primo momento, ad esempio, i singoli Paesi potranno infatti richiedere un solo suffisso per le loro lingue ufficiali, che dovrà rispecchiare la denominazione della propria geografia. E non saranno consentite versioni non latine dei domini .com e .org. Ma i problemi maggiori potrebbero arrivare per gli sviluppatori di software che dovranno accertarsi che le loro applicazioni (browser, client di posta elettronica e via dicendo) funzionino anche con grafemi diversi dai 26 utilizzati nell’alfabeto latino.

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