L’Europa chiama, ma gli Usa risponderanno? La risposta a questa domanda è probabilmente quella che deciderà tra fumata bianca e fumata nera ai negoziati di Copenaghen, dove a dicembre il mondo sarà chiamato a trovare un accordo su come frenare il cambiamento climatico. Al recente vertice di Bruxelles l’Unione Europea (qui, in inglese, il testo del discorso del Presidente della Commissione Barroso in Pdf) ha proposto un pacchetto di aiuti ai paesi più poveri per un importo di 100 miliardi di euro l’anno fino al 2020. Ma la Ue non ha intenzione di metterceli tutti di tasca propria e chiede agli altri paesi, e in particolare agli Stati Uniti, di condividere il fardello.
Negli Usa intanto i lavori della commissione Ambiente del Senato che sta per esaminare il disegno di legge sul clima sono ostacolati dall’incessante lavoro delle lobby che hanno interesse a mantenere lo status quo: aziende petrolifere in testa.
In questo quadro difficile, che opinione ha Joe l’idraulico? L’americano medio, che è abituato a comprare la benzina per pochi soldi, a guidare dappertutto, a consumare a più non posso, a comprare e buttare via merci a un ritmo vertiginoso, cosa ne sa e cosa ne pensa dei cambiamenti climatici? E’ disposto a modificare un po’ il suo stile di vita, a pagare di più per le risorse energetiche al fine di proteggere il pianeta da una catastrofe ecologica? A quanto emerge da un sondaggio svolto dal Pew Research Center pare che la maggioranza degli americani consideri i cambiamenti climatici un serio problema. Peccato che a pensarla così nel 2007 fosse il 77 per cento degli intervistati, mentre nel 2009 i “preoccupati” sono scesi al 65 per cento.
A cosa si deve questo aumentato scetticismo? Nell’ultimo anno il pubblico americano è stato bersagliato da messaggi contraddittori e i politici che mettono in dubbio l’attendibilità dei dati scientifici a suffragio del riscaldamento globale dovuto alle attività umane hanno fatto sentire con maggior forza la propria voce. E Obama? Il presidente premio Nobel per la Pace, l’uomo nuovo che ha vinto le primarie prima e le elezioni dopo con lo slogan Yes We Can non ha ancora dimostrato di essere all’altezza delle aspettative. Chi in Europa si attendeva un cambiamento epocale nella politica ambientale degli Stati Uniti finora è rimasto a bocca asciutta: ai discorsi e alle promesse non sono ancora seguiti fatti concreti e pare difficile che il Congresso Usa sia in grado di licenziare una legge utile prima di Copenaghen.
Intanto parte a Barcellona l’ultima tornata di negoziati prima del vertice danese. Dal 2 al 6 novembre i negoziatori di 175 nazioni si incontrano per sciogliere i nodi più controversi i vista del nuovo trattato. I punti su cui manca ancora un accordo sono i tagli alle emissioni dei paesi ricchi, le azioni dei paesi poveri per rallentare le loro emissioni, nuovi finanziamenti e nuova tecnologia per i paesi in via di sviluppo.
- Lunedì 2 Novembre 2009


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