Solo uno slogan per risvegliare le coscienze? Le solite esagerazioni dei catastrofisti di professione? Di sicuro l’allarme monta in vista del vertice di Copenaghen, il momento clou che potrebbe fare del 2009 un anno fondamentale per la storia dell’umanità.
A sostenerlo è il Worldwatch Institute che pubblica un rapporto dal titolo Il cambiamento climatico globale: La minaccia alla salute umana, in cui elenca senza fare sconti tutte le potenziali conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute degli abitanti del pianeta. Ondate di calore, come quella che ha ucciso migliaia di cittadini europei nel 2003, alluvioni, siccità, degradazione del suolo, scarsità d’acqua e di cibo, esposizione alle infezioni, inquinamento dell’aria. A patire le conseguenze maggiori saranno i paesi più poveri, quelli costieri o gli arcipelaghi, più esposti ai rischi collegati all’innalzamento del livello del mare. Che dire poi di quel miliardo di persone che in Asia dipendono per l’irrigazione dei propri campi dai ghiacci del Tibet, che si stanno sciogliendo?
L’Unicef stima che nel mondo 175 milioni di bambini nei prossimi 10 anni patiranno per i disastri collegati al clima. Ma dove pensate che si dirigeranno i sopravvissuti a catastrofi, carestie e siccità? Non cercheranno forse di spostarsi in massa verso quei paesi in cui i fenomeni sono stati meno pesanti o dove le contromisure messe in pratica sono state più efficaci? Grandi migrazioni legate al clima sono insomma da mettere in conto nel corso del prossimo secolo.
Qual è la exit strategy? Qualunque soluzione ai problemi collegati ai cambiamenti climatici deve ormai per forza di cose passare da un accordo globale, da firmare a Copenaghen a dicembre, nel quale i paesi ricchi devono prendersi alcuni impegni cruciali non più procrastinabili. Ridurre le proprie emissioni in maniera massiccia, aiutare le popolazioni dei paesi in via di sviluppo ad aumentare la propria resistenza agli impatti di quei fenomeni che non possono essere evitati ( a causa delle emissioni passate), investire in energie rinnovabili e porre un freno alla deforestazione e aiutare, con finanziamenti e tecnologie, anche i paesi in via di sviluppo a fare altrettanto.
Le risorse necessarie per mettere in pratica questi impegni sono ingenti ma, avverte il Worldwatch Institute, sono poca cosa se paragonate al costo di ignorare gli impatti dei cambiamenti su larga scala e trovarsi ad affrontare problemi enormi come carestie, epidemie, migrazioni e instabilità politica che ne potrebbero derivare.
Lo spot di una think tank australiana illustra l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute.
Un video collegato al rapporto Unicef 2009
- Martedì 10 Novembre 2009


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Il 11 Novembre 2009 alle 13:43 Inquinamento? Preoccupa il 90% degli italiani, dopo disoccupazione e crisi - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] a Milano nei giorni scorsi, lo studio rivela che circa il 90% degli italiani è attento ai cambiamenti climatici e a problemi come l’inquinamento dell’aria e lo smaltimento dei rifiuti. Ma la strada [...]
Il 11 Novembre 2009 alle 20:18 Inquinamento? Preoccupa il 90%degli italiani, dopo la disoccupazione e crisi | Circolo Luce Del Sud ha scritto:
[...] a Milano nei giorni scorsi, lo studio rivela che circa il 90% degli italiani è attento ai cambiamenti climatici e a problemi come l’inquinamento dell’aria e lo smaltimento dei rifiuti. Ma la strada verso uno [...]
Il 12 Novembre 2009 alle 15:56 indigesto ha scritto:
Il clima se ne fotte dell’uomo. E’ stato così per ere! Fa bene l’uomo a non fottersene del clima, soprattutto se ci fa businnes!
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