Il Presidente USA, Barack Obama. Credits: Olivier Douliery/ABACA/Lapresse
Doveva essere l’uomo nuovo, il paladino del cambiamento, colui che avrebbe fatto sognare l’America all’urlo di “Yes we can”. Si è beccato perfino un Nobel per la Pace prima ancora di aver fatto alcunché di realmente pacifico. Tutti si aspettavano che la politica di Obama sarebbe stata l’esatto opposto di quella di George W. Bush, proprio come il negativo di una fotografia. E l’atteggiamento rispetto alla questione ambientale non avrebbe dovuto fare eccezione. Invece ecco che gli Stati Uniti, ai margini del vertice delle nazioni dell’Asia-Pacifico (Apec) appena conclusosi a Singapore, si sono fatti il loro accordo su misura con la Cina, destinato a rendere il summit sul clima di Copenaghen di dicembre poco più che una gita sociale.
Il Cop 15 passa dall’essere un vertice fondamentale per i futuri impegni sul clima post-Kyoto a semplice “passo avanti”, come lo ha definito il consigliere di Barack Obama, Michael Froman: Cina e Usa ritengono impossibile raggiungere un accordo vincolante sulle emissioni in così poco tempo. Ma la Cina non era diventata una superpotenza anche nell’ambito dell’energia verde? Sì, quello delle energie rinnovabili è un settore in forte ascesa, ma la crescita economica galoppante del dragone non può permettersi rallentamenti dovuti a eventuali vincoli in materia di emissioni. Ovvero: investono in energia verde perché sanno che quello è il futuro, ma non vogliono essere obbligati a inquinare di meno se questo può comportare un rallentamento della loro economia. E poi si sa che la Cina è nel gruppo di paesi che spingono perché siano le nazioni che inquinano da più tempo a operare per prime forti tagli.
Quanto agli Usa, che dovrebbero essere i primi a tagliare e molto, in proporzione a quanto hanno consumato ed emesso, l’approvazione della legge sul clima sembra avere un iter tutt’altro che rapido. Di mezzo c’è l’altrettanto complicata questione della riforma sanitaria, che sta ampiamente rubando la scena domestica al problema del contenimento delle emissioni.
Niente accordi vincolanti, dunque, niente percentuali di tagli da effettuare, niente date entro cui mantenere l’impegno. E se i due maggiori inquinatori del pianeta non mettono nero su bianco nessuna di queste cose, gli encomiabili sforzi di paesi come Francia e Brasile, che hanno appena presentato un testo comune in cui propongono un taglio del 50 per cento alle emissioni entro il 2050, rischiano di avere un impatto assai debole sul problema globale. Se il vertice di Copenaghen è un viaggio della speranza destinato a finire male, perché non farne una teleconferenza? In mancanza di altri tagli, ci risparmieremmo almeno le emissioni che la conferenza vera comporterà.
- Lunedì 16 Novembre 2009

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Conferenza sul clima, Copenaghen, 7 dicembre 2009



Commenti
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Il 16 Novembre 2009 alle 13:14 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:
Piste ciclabili – Ponte chiuso a Roma Nord da oltre 10 mesi…
Image via Wikipedia Ponte (ciclabile ndr.) chiuso a Roma Nord da oltre 10 mesi, interverrà il Sindaco o usa i ciclisti solo per gli spot mediatici? BiciRoma denuncia ( di mese in mese) la vergognosa situazione del ponte ciclabile ( unica via percorrib…
Il 16 Novembre 2009 alle 18:13 Obama, il signor Vorrei ma non posso - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] ragionamento di Barack Obama è stato: perché arrivare a una rottura sul clima con Pechino adesso, quando si può tentare di raggiungere u…Una ritirata tattica rispetto alle premesse del suo viaggio in Asia, un passo indietro seguendo la [...]
Il 18 Novembre 2009 alle 12:39 ndogna ha scritto:
Obama è stato il più grande bluff della storia.L’unto del Signore che la sinistra aspettava nel quale riponeva non le speranze ma le certezze di cambiamenti a u,ma che ha fatto,che fa? Sul fronte interno i disoccupati aumentano,i poveri aumentano le banche continuano a fallire e come politica estera si cala le braghe.Ma la sinistra imperterrita ancora lo esalta.
Il 23 Novembre 2009 alle 12:21 Salvare le foreste per salvare il clima (e il vertice Onu) - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] Onu sul clima che si terrà tra due settimane a Copenaghen (7 al 18 dicembre). Di fronte alla retromarcia di Cina e Usa rispetto alla firma di un trattato vincolante, seguito da una parziale marcia indietro degli Stati [...]
Il 23 Novembre 2009 alle 14:13 » Salvare le foreste per salvare il clima (e il vertice Onu) - Gregtecnologia ha scritto:
[...] Onu sul clima che si terrà tra due settimane a Copenaghen (7 al 18 dicembre). Di fronte alla retromarcia di Cina e Usa rispetto alla firma di un trattato vincolante, seguito da una parziale marcia indietro degli Stati [...]
Il 26 Novembre 2009 alle 17:07 Svolta di Obama: taglio alle emissioni del 17% entro il 2020 - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] americano, il vertice Onu sul clima prende tutt’altra piega rispetto al fallimento che si temeva ancora qualche giorno fa. E’ la prima volta che gli Stati Uniti, superpotenza in tanti [...]
Il 26 Novembre 2009 alle 18:25 » Svolta di Obama: taglio alle emissioni del 17% entro il 2020 - Gregtecnologia ha scritto:
[...] americano, il vertice Onu sul clima prende tutt’altra piega rispetto al fallimento che si temeva ancora qualche giorno fa. E’ la prima volta che gli Stati Uniti, superpotenza in tanti [...]
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