Clima: c’è chi scherza col fuoco. Guida alla conferenza di Copenaghen

Protesta di Greenpeace contro le emissioni

Protesta di Greenpeace contro le emissioni

Accade che, per la prima volta, il mondo deve mettersi d’accordo su come risolvere un problema. Il luogo deputato a questo patto storico è Copenaghen, durante la Conferenza delle parti della Convenzione sul clima dell’Onu, dal 7 al 18 dicembre. Il problema è limitare le emissioni di gas serra di origine umana, responsabili dei cambiamenti climatici, secondo quanto si desume dagli studi dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc). [Tutto sulla Conferenza sul clima. GALLERY: Ambientalisti mobilitati ]

Questione in ogni suo aspetto davvero singolare. Il mondo è causa del problema che deve risolvere, però non tutte le nazioni hanno contribuito a crearlo in ugual misura. Sono le più ricche ad aver immesso nell’atmosfera, dalla rivoluzione industriale a oggi, la maggior quantità di CO2. Inoltre, non tutte le nazioni subiranno analoghe conseguenze dal riscaldamento del pianeta: alcune aree trarranno vantaggio forse da un clima più mite, molte altre, le più povere, subiranno effetti disastrosi.

Riuscirà il mondo a trovare un accordo? Panorama ha preparato un mini guida per capire quali saranno i nodi a Copenaghen

1 Qual è l’obiettivo della conferenza?

Un patto globale per tagliare le emissioni nell’industria e nel trasporto, limitare la deforestazione e destinare fondi ai paesi poveri. Perché sia efficace, dovrebbe avere valore legale, vincolando i singoli paesi al suo rispetto entro i tempi previsti. Il risultato ideale del vertice è quindi un accordo giuridico.

2 Che cosa dovrebbe prevedere?

Tagli alle emissioni con lo scopo di non superare mai i 2 gradi di riscaldamento globale rispetto al periodo preindustriale. Per raggiungere l’obiettivo, entro il 2050 dovremmo ridurre le emissioni dell’80 per cento rispetto al 1990. L’umanità potrebbe puntare a un grafico della temperatura con un picco nel 2015 e poi un rapido declino. È indispensabile dunque darsi obiettivi di riduzione entro il 2020, in linea con quanto dice l’Ipcc.

3 Perché occorre evitare un aumento superiore a 2 gradi centigradi?

Secondo tutti i modelli matematici finora sviluppati sotto diverse ipotesi, oltrepassare i 2 gradi causerebbe effetti a cascata ingovernabili da parte dei 6,8 miliardi di abitanti del pianeta e ancora meno da parte dei 9 miliardi previsti nel 2050.
Chi inquina di più? - I paesi più ricchi hanno le maggiori responsabilità, ma i paesi in via di sviluppo stanno "recuperando". Negli ultimi tre anni la Cina è diventata il più inquinante del mondo (produzione di gas serra) superando gli Usa
4 Chi sono i paesi più inquinanti?

Nell’ordine: Cina, Stati Uniti, India e Russia. Nel Ventesimo secolo Usa ed Europa hanno immesso rispettivamente il 30 e il 28 per cento della CO2 contro il 12 per cento delle economie asiatiche.

5 Nei giorni scorsi è emerso che alcuni scienziati avrebbero manipolato i dati per sostenere la realtà del global warming. Quanto c’è di vero?

Alcuni hacker sono entrati nel server dell’Università dell’East Anglia svelando il contenuto di una serie di email, datate 1999, fra i climatologi dell’Ipcc. In qualcuna di queste sembra esserci un tentativo di nascondere temperature elevate registrate nel passato.

6 Significa che il riscaldamento globale è stato sopravvalutato?

No, perché confermato da numerosi studi indipendenti, provenienti da ogni parte del mondo (i dati climatici confluiscono in due centri principali, East Anglia e l’americano Noaa, che si sono trovati d’accordo). In particolare, rispetto al periodo pre Kyoto, abbiamo prove più convincenti sulla crescita di anidride carbonica e sulla fusione dei ghiacciai artici, entrambe peggiori del previsto. In più i climatologi sono consapevoli che in altre epoche il clima era più caldo per ragioni probabilmente naturali e non per causa dell’uomo, ma chiariscono che tali situazioni non si sono verificate a livello globale ma solo in aree geografiche precise.

7 Perché è difficile trovare un accordo?

Ogni paese ha le sue ragioni. Le zone in forte sviluppo, come India e Cina, accusano quelle più ricche, Stati Uniti ed Europa, di essere responsabili del problema, avendo immesso il grosso dei gas serra dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi. I paesi più ricchi ribattono che in una sola decade la Cina ha raddoppiato le sue emissioni e continuerà a crescere. Un altro problema è il fatto che il costo della riduzione delle emissioni è differente nei vari paesi.

8 Quanto costa un piano di tagli?

Secondo l’agenzia di consulenza McKinsey, ridurre i gas serra del 35 per cento, rispetto al 1990, entro il 2030 costerebbe a livello mondiale dai 200 ai 350 miliardi di euro l’anno per i prossimi 20 anni. Metà della cifra verrebbe investita in paesi poveri.

9 Quali paesi sono più avanti nella battaglia sul clima?

L’Unione Europea è capofila: tutti i membri dell’Unione hanno preso l’impegno di ridurre i gas serra almeno del 20 per cento entro il 2020. L’Europa arriverebbe al 30 per cento in cambio di una riduzione significativa da parte degli Stati Uniti e di un contributo delle economie emergenti. I 27 paesi Ue hanno proposto che le nazioni più ricche finanzino le più povere per aiutarle a diminuire le emissioni. La spesa prevista sarebbe tra 22 e 50 miliardi di euro.

10 Gli Stati Uniti stanno rallentando il percorso verso un accordo?

Il 28 giugno 2009 la Camera dei rappresentanti ha approvato l’American clean energy and security act, documento che, se passerà anche al Senato, avrebbe effetti su quasi ogni aspetto dell’economia americana. Non sono chiari però i tempi di approvazione. Gli Usa arrivano quindi al tavolo delle trattative senza questo risultato e ciò potrebbe ritardare alcune decisioni.

11 Quali sono le intenzioni della Cina, l’altro paese superinquinante?

Le sue emissioni di CO2 sono di poco superiori a quelle americane, ma la popolazione è il quadruplo. Quindi la quota di CO2 pro capite è circa un quarto. Allora con quale criterio stabilire le quote di abbattimento? Va considerata la quota pro capite o di tutta la nazione?

12 Bloccare la deforestazione dell’Amazzonia quale contributo potrebbe dare?

Il presidente del Brasile Luiz Ignácio Lula da Silva ha recentemente firmato con quello francese Nicolas Sarkozy un documento congiunto: sollecita Stati Uniti e Cina a sottoscrivere un accordo che prevede l’80 per cento di riduzione della CO2 entro il 2050. In cambio promette di ridurre la deforestazione del 70 per cento entro il 2020. E ciò porterebbe a un taglio delle emissioni tra il 36,1 e il 38,9 per cento.

13 L’Italia come si è comportata?

Bene: le emissioni dell’Italia corrispondono agli stessi livelli del 1990 (510 milioni di tonnellate di CO2). Un risultato frutto dell’aumento dell’efficienza nell’industria e di nuove infrastrutture per il trasporto. Il Paese si è impegnato a ridurre le emissioni fino a 483 milioni di tonnellate, obiettivo che dovrà essere raggiunto sia con ulteriori misure interne sia con la valorizzazione dei «crediti di carbonio». Per fare questo bisognerà dare seguito alla delibera Cipe per l’ambiente del 2002 che è in attesa di essere aggiornata dal governo.

14 Cosa può dare al mondo la spinta decisiva verso una riduzione delle emissioni?

Un vero «mercato globale del carbonio», ovvero delle quote di inquinamento programmate. In Europa è in vigore l’Union emission trading system, meccanismo che stimola chi inquina a tagliare il più possibile le emissioni per pagare meno. Ma finché questo sistema non è condiviso da tutto il pianeta, un calo dei consumi energetici in un’area, che spinge a un ribasso del prezzo del petrolio, porta a un maggiore consumo in un’altra area.

15 In fin dei conti, servirà Copenaghen o dovremo dare ragione agli scettici?

Conviene a tutti. Puntare sulle energie alternative è un’opportunità. Secondo un rapporto dell’Onu, entro il 2050 la popolazione crescerà di 2 miliardi e mezzo, specie nelle nazioni meno sviluppate, crescita equivalente all’intera popolazione nel 1950. Siccome tutti aspirano a uno stile di vita occidentale, aumenteranno le auto, le case e così via. Anche non considerando l’aumento di CO2, dobbiamo presumere come conseguenza che il petrolio rimasto salirà alle stelle, arricchendo paesi non democratici. Le energie verdi sono l’opportunità per non essere loro ostaggi e per uno sviluppo compatibile in una Terra più pulita e più sicura.

16 E si potrà davvero raggiungere un accordo a Copenaghen?

Il problema sta in questo: quanto le nazioni industrializzate saranno capaci di offrire per convincere quelle in via di sviluppo a firmare impegni vincolanti. Con il Climate change bill fermo al Senato americano, sembra probabile soltanto un accordo politico, che definisca gli obiettivi dei vari paesi. L’accordo giuridico sarebbe rimandato a un successivo vertice nel 2010. Ma la politica, si sa, è l’arte del possibile. Si può quindi ancora sperare in una nuova era nei rapporti tra l’uomo e la natura.

Fonti:
Gianfranco Bologna, direttore scientifico Wwf Italia; Sergio Castellari, portavoce Ipcc; Corrado Clini, direttore generale ministero Ambiente; Maria Grazia Midulla, responsabile clima Wwf Italia; The Finnish institute of international affairs.

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Il 7 Dicembre 2009 alle 1:52 Ottimisti contro scettici: chi vincerà a Copenaghen? - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

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Il 7 Dicembre 2009 alle 2:22 &raquo Ottimisti contro scettici: chi vincerà a Copenaghen? - Gregtecnologia ha scritto:

[...] vincolante e raccogliere gli applausi? Diciamo che questo è l’augurio, alla vigilia della conferenza dell’Onu sul clima da cui dipenderà la politica degli stati in materia di emissioni di gas serra. Lo spostamento al [...]

Il 7 Dicembre 2009 alle 16:40 cerbaro ha scritto:

Avete messo in evidenza la parola CO2 a fuoco con lo sfondo due torri evaporative che scaricano all’atmosfera una enorme quantità di qualche cosa che inquina l’aria. Non vedo altri significati in ciò che avete rappresentato ai normali cittadini. Per vostra informazione, dalle torri evaporative esce solo vapore acqueo. Bella informazione che fate; complimenti. Questa si chiama ignoranza e cattiva fede verso i normali cittadini.

Il 9 Dicembre 2009 alle 19:13 Clima: tanto rumore per nulla - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] Qui trovate invece la guida di Panorama sulla conferenza di Copenaghen. [...]

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