- Tags: Facebook, internet, Mark-Zuckerberg, privacy
- 13 commenti

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Credits AP Photo/KEYSTONE/Peter Klaunzer)
Caro Mark Zuckerberg,
da più di un anno sono membro del social network che hai creato nel 2004 insieme ad Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Non sono uno di quelli che è entrato in Facebook per ritrovare il suo compagno di banco delle elementari, vorrei chiarirlo. In fondo se ci siamo persi di vista nella vita reale per quale motivo dovremmo ritrovarci in quella virtuale?
Ho deciso di iscrivermi a Facebook semplicemente perché ne apprezzo la velocità, l’immediatezza, la capacità di darmi in pochi clic tutto ciò che mi serve per comunicare – attivamente o passivamente – con i miei contatti. E poi quale altro servizio Web mi permette di condividere le foto che ho appena scattato con il mio cellulare in meno di 10 secondi?
Ho letto con attenzione la lettera che hai inviato a me (e agli 350 milioni di utenti del tuo social network) la scorsa settimana per (pre)annunciarmi l’introduzione delle nuove regole per la privacy. Ho letto di quello che definisci “un modello semplificato per il controllo dei dati privati, dove ciascuno può decidere a chi rendere disponibili i contenuti: esclusivamente agli amici, agli amici degli amici, o a tutti gli utenti”.
Peccato che quello che mi hai raccontato non sia proprio la copia fedele di ciò che Facebook mi ha poi mostrato nei fatti: una schermata furbetta con le impostazioni già settate di default sulla condivisione “verso tutti” dei miei dati personali. Impostazioni per di più consigliate, giacché (riporto) consentire a tutti di vedere le informazioni faciliterà l’identificazione da parte degli amici.
E’ come se qualcuno fosse venuto a casa mia chiedendomi di tenere la porta aperta. Cercando pure di convincermi che quella era la scelta più saggia. E a quanto pare non sono stato l’unico ad aver avuto questa impressione.
Così mi viene da pensare che forse il tuo sia stato un tentativo non troppo celato (e forse anche un po’ goffo) di forzare le nostre serrature. Forse per spingerci a uscire di più dalle nostre quattro mura per comunicare con gli sconosciuti. O forse perché l’integrazione sempre più profonda dei social network con i motori di ricerca ti obbliga a rendere sempre più visibili i profili degli iscritti. Del resto Twitter insegna: laddove tutto è pubblico, i contenuti sono indicizzabili da Google, Bing e Yahoo! e quindi monetizzabili.
Di qualunque cosa si tratti, la posta in palio è alta. In gioco non c’è solo il futuro di Facebook ma anche l’identità digitale di una bella fetta di utenti del Web. Perché Facebook si è già dimostrato uno strumento dalla coperta un po’ corta quando si tratta di condividere dati confidenziali, e le nuove regole – così come ci sono state servite – sembrano tutto fuorché un modo per allungarla.
Certo, obietterai, nessuno ci vieta di riportare il sistema alla configurazione precedente (cosa che naturalmente ho già fatto). Ma forse sarebbe stato più elegante lasciare come predefinite le vecchie impostazioni. Lasciando agli utenti la libertà di scegliere in totale autonomia. In fondo c’è chi si fida di te, anzi – visto quello che hai fatto - ti considera un amico.
Con immutata stima,
uno dei 350 milioni di utenti di Facebook.
- Sabato 12 Dicembre 2009


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Commenti
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Il 13 Dicembre 2009 alle 17:51 jane55 ha scritto:
Face book mi fa ripensare ad un libro dche lessi anni fa in cui tutti erano collegati ad un bel compiuterone che dava gioia pace e serenita’, e che permetteva un controllo di tutti gli individui della terra.Insomma face e’ un po’ come il grande fratello,ci guarda, ci scheda, ci individuae ci massifica, e’ insomma il risultato di questa era GLOBALIZZATA E MASSIFICATA.Accettiamolo cos’i’ com’e', con la speranza che fra qualche anno la rivoluzione sara’ la possibilita’ di avere una totale privacy sui compiuter, e la possibilita’ di scegliere liberamente a chi far conoscere i propri dati personali.
Il 14 Dicembre 2009 alle 9:10 Caro Zuckerberg, così affossi la privacy di Facebook « dove bere cagliari ha scritto:
[...] more on Panorama on line dicembre 14th, 2009 | Tags: affossi, Caro, così, Facebook, privacy, Zuckerberg | Category: [...]
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[...] non mi aspettavo che Mark Zuckerberg rispondesse alla mia lettera. Ma attendevo almeno una presa di posizione ufficiale di fronte alle tante critiche piovutegli [...]
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[...] questo nome: Andrey Ternovskiy. Potrebbe essere lui il nuovo Mark Zuckerberg. Uno di quei ragazzacci terribili con la passione dell’informatica capaci di catalizzare [...]
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