
Hillary Clinton al summit di Copenaghen (Credit: Ansa)
Tutti a dire che bisogna fare di più, che bisogna impegnarsi ed essere coraggiosi. Peccato che a dirlo siano proprio coloro che dovrebbero prendere questo coraggio a due mani e tagliare, tagliare, tagliare queste benedette, anzi maledette, emissioni di gas serra. L’ultimo pezzo grosso sulla scena a regalare dichiarazioni di fiducia e incoraggiamenti è stato il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ieri a Copenaghen ha dato nuove speranze sull’impegno americano, affermando che gli Usa contribuiranno al fondo di 100 miliardi di dollari destinati dai paesi ricchi a i paesi in via di sviluppo.
Ma il concetto chiave espresso da Clinton è stato quello della trasparenza. Il Segretario di Stato ci ha tenuto a dire che i paesi in via di sviluppo devono assicurare la massima trasparenza sulle proprie emissioni. Come a dire, voi chiedete soldi, noi chiediamo impegno.
Ma a che punto sono i negoziati? Nell’attesa di Obama che oggi avrà un incontro con il premier cinese al margine del summit, i negoziatori sono andati avanti a discutere tutta la notte e pare possa uscire una nuova bozza danese sulla quale i leader saranno chiamati a esprimersi. Può anche darsi che la conferenza venga allungata di un giorno per consentire ai leader di prolungare i negoziati e trovare un compromesso che salvi il vertice dal fallimento. Per tutta la giornata di ieri si sono susseguiti presagi di fallimento e aperture di speranza, e l’accordo sembrava tutt’altro che a portata di mano.
Intanto il quotidiano inglese The Guardian, ormai specializzato nell’intercettare documenti riservati delle Nazioni Unite, pubblica uno studio dell’Onu secondo il quale con i tagli finora proposti la temperatura media del pianeta è destinata a salire di 3 °C e non si potrebbe contenere sotto i 2 °C considerati il limite massimo per evitare clamorosi sconvolgimenti climatici. Il base al rapporto Stern, stilato nel 2006 dal consigliere economico del Governo inglese in materie di cambiamenti climatici, questo significherebbe 170 milioni di persone in più a rischio inondazioni e 550 milioni in più a rischio fame.
Insomma, è proprio vero quel che i leader vanno dicendo a Copenaghen: bisogna fare di più. E allora fatelo.
- Venerdì 18 Dicembre 2009
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