
Barack Obama a Copenaghen (Credit: Ansa)
Quanti anni avrete nel 2050? Io conto di arrivare ai miei 77, mio figlio ne compirà 47 e i suoi figli, se ne avrà, saranno appena adolescenti. No, noi non saremo costretti a vivere su zattere alla deriva, stile film catastrofico Waterworld. Probabilmente non vedremo nemmeno una spaventosa glaciazione come quella descritta nell’altro disaster movie climatico L’alba del giorno dopo. Ma la mancanza di un accordo legalmente vincolante su tagli sostanziali alle emissioni di gas serra, che un vertice lungo 12 giorni e i due anni di negoziati che lo hanno preceduto non sono riusciti a produrre, getta un’ombra sul futuro di tutti noi.
Una bozza di accordo, dopo le febbrili negoziazioni giostrate dal presidente americano nella tarda serata di ieri, c’è, ma è ben poca cosa rispetto a ciò che la più straordinaria riunione di leader mondiali avrebbe potuto e dovuto fornire.
Pochi i punti. Si fissa a 2 gradi l’aumento massimo della temperatura media (ma scompare ogni riferimento alla riduzione globale delle emissioni del 50% al 2050, per accontentare la Cina che era profondamente contraria a porre vincoli perfino a così lunga scadenza). Rimane il fondo da 30 miliardi di dollari per il triennio 2010-2012 e da 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 destinato dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo. Tutti i paesi ricchi dovranno impegnarsi a ridurre le emissioni entro il 2020, ma si sono presi un altro mese di tempo per stabilire di quanto. I paesi in via di sviluppo dovranno attuare azioni di mitigazione in base alle loro specifiche caratteristiche nazionali. E ogni due anni dovranno fare rapporto sui risultati degli interventi. Il documento contiene anche le griglie dove i paesi devono mettere i target ma anche delle tabelle che riguardano gli impegni approvati o dichiarati dai singoli stati. L’Europa è l’unica ad avere una legge.
Per quanto riguarda i fast start, cioe’ le risorse economiche da subito disponibili, una tabella riassume la situazione: 10,6 miliardi di dollari dall’Ue; 11 miliardi di dollari dal Giappone e 3,6 miliardi di dollari dagli Stati Uniti.
Obama ritorna a Washington sentendosi un winner, un vincitore, dopo aver ribadito che l’America farà la sua parte (meno 3-4% di emissioni entro il 2020 rispetto al 1990) e che sono tutti gli altri a doversi adeguare. Vista la scarsa ambizione, potremmo dire anche noi “Yes, we can”. D’accordo, forse proprio non poteva fare di più, dal momento che perfino questa promessa resta tale finché il Senato Usa non approverà la legge che contiene il taglio in questione (ufficialmente meno 17%, ma rispetto alle emissioni del 2005, ben più alte rispetto a quelle del 1990).
Gli scienziati chiedevano tagli compresi tra il 25 e il 40 per cento a livello globale entro il 2020 per poter evitare il peggio. Ma per Usa, Cina, India, Brasile, Sudafrica e Unione Europea va bene questa bozza di accordo vago, che assomiglia più a una dichiarazione di intenti che alla base per un trattato vincolante, e lascia scontenti molti. Nonostante l’assemblea plenaria sia durata tutta la notte manca ancora la firma di moltissimi paesi. Furibondi sono i paesi del G77. Per avere un’idea di quale sia il clima, dal Sudan arriva agli estensori della bozza di documento finale l’accusa di ”olocausto” e di voler condannare alla morte ”milioni di persone”.
Chiedetelo al delegato sudanese Lumumba Stanislas Dia-Ping che ne sarà dei suoi figli e nipoti nel 2050.
- Sabato 19 Dicembre 2009


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