
(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)
Questa settimana, Jonathan Rosenberg, Senior Vice President, Product Management di Google, ha pubblicato sul blog aziendale un post intitolato The meaning of open. Si tratta di una vera e propria apologia del mondo open, sia nella sua accezione tecnologica (l’open source), sia come strategia verso il libero scambio dell’informazione.
Rosenberg parte da un assunto di carattere generale: i sistemi aperti (dei quali Google si sente fiera portavoce) sono vincenti in quanto più dinamici e competitivi. Al contrario, i modelli chiusi vincolano gli utenti in modo da bloccare la concorrenza.
Prendiamo un rasoio, per esempio: la struttura costa poco ma obbliga i consumatori a spendere parecchio in lamette. Il risultato è un approccio al business poco innovativo (a meno che non si voglia credere che l’aumento del numero di lame sia davvero un’evoluzione): anche se nel breve termine c’è chi riesce a realizzare prodotti ben congeniati (si pensi ad esempio all’iPhone e all’Ipod), alla lunga l’obiettivo è quello di mantenere lo status quo. “La compiacenza è il marchio distintivo di qualsiasi sistema chiuso”, sottolinea Rosenberg: “se non hai bisogno di lavorare duro per mantenere i tuoi clienti non lo farai”.
Tutto il contrario di ciò che fanno invece i proseliti della filosofia “open”, Google in testa. I quali comprendono i rapidi movimenti del sistema meglio di chiunque altro e sfruttano questa conoscenza per generare prodotti migliori e più innovativi.
Su questo fronte, commenta Rosenberg, “Google è la società che fornisce il maggior contributo alle iniziative open source nel mondo, come dimostrano gli oltre 800 progetti sviluppati intorno a Chrome, Android, Chrome OS e Google Web Toolkit“. Un contributo che nasce dalla volontà di fare business e non certo dalla solidarietà, come ammette senza falsi pudori il responsabile: “Il nostro impegno nei sistemi aperti non è altruistico, è piuttosto una buona pratica di business, dal momento che l’apertura di Internet crea un flusso continuo di innovazioni che attrae gli utenti e fa crescere l’intera industria”.
Proprio su questo punto – com’era facile prevedere - si sono concentrate le critiche dei detrattori di Mountain View. Quelle più piccate arrivano probabilmente da Joe Wilcox, che su BetaNews commenta: “Rosenberg si sofferma su quanto sia aperta la tecnologia di Google, ma ignora che anch’essa è chiusa. La compagnia controlla le tecnologie chiave, come ad esempio il segreto della ricetta che sta dietro al suo algoritmo di ricerca. Aperto è aperto finché c’è bisogno di un business che ha bisogno di essere chiuso”.
Ma è soprattutto sul concetto di informazione aperta che il ragionamento di BigG presta il fianco alle critiche maggiori: “L’informazione è moneta per Google (mentre i copyright sono la barriera). Più informazione riesce a catalogare più soldi potrà realizzare attraverso keywords e pubblicità. Google prende ciò che ottiene gratuitamente - ma che qualcun altro potrebbe aver pagato per realizzare – e la riconsegna a costo zero, a fronte di un eventuale profitto”.
È un approccio che determinerà uno scenario a dir poco drammatico per tutto il business dell’informazione: dopo il crollo dell’editoria, prevede Wilcox, “il modello di Google potrebbe compromettere prodotti software e servizi Internet, ma anche la RIAA, gli Studios di Hollywood e le società che forniscono immagini a pagamento dovrebbero guardarsi le spalle dal coltello di Google”.
Bill Gates se l’era chiesto già 33 anni fa (allora si parlava di software e di pirateria): chi può permettersi di fare un lavoro professionale per niente? “È una domanda che tutti dovrebbero porsi ancora – conclude un laconico Wilcox – vista l’espansione del modello gratuito di business secondo Google”.
- Giovedì 24 Dicembre 2009


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Il 16 Aprile 2010 alle 19:53 Google: ecco perché conviene liberare i dati - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] resto il concetto di apertura è ormai un chiodo fisso per tutte le attività di sviluppo della grande G. Un vessillo dietro al [...]
Il 5 Ottobre 2010 alle 14:39 Google Tv: preparatevi a un’invasione di applicazioni - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] navigazione Web nella sua totalità consente a Google di continuare a professare la sua proverbiale apertura. Ma è chiaro il modello delle “apps” (che Google stessa ha potuto saggiare attraverso [...]
Il 5 Ottobre 2010 alle 23:10 Google Tv: preparatevi a un’invasione di applicazioni | Portale delle scienze ha scritto:
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