A un mese e mezzo dalla conclusione dei lavori del Cop 15, il vertice dell’Onu sul clima che avrebbe dovuto gettare le basi per un accordo post-Kyoto, i paesi che hanno partecipato al dibattito hanno messo nero su bianco le proprie promesse. Non sorprende che non siano un granché, perché non fanno che ricalcare ciò che era già contenuto nel documento finale di Copenaghen, messo insieme fuori tempo massimo dopo giornate passate a negoziare a vuoto.
I 55 paesi responsabili di oltre l’80 per cento delle emissioni per l’uso di energia a livello globale si impegnano a operare tagli che non sono il frutto di un compromesso ma semplicemente rappresentano lo sforzo che hanno deciso di fare, senza tenere in gran conto ciò che servirebbe davvero. Ancora una volta Yvo De Boer, segretario dell’UNFFC (convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), rilascia il suo commento di sempre: buone le intenzioni, ci vuole più ambizione.
E allora vediamoli questi tagli che dovrebbero garantire di non superare un aumento di 2 °C nelle temperature ma che, a detta degli scienziati, non sono sufficienti a farlo. L’UNFFC ne ha pubblicato la lista qui. Leggerla non è semplice, non solo perché ogni paese ha fissato una percentuale di tagli diversa, ma perché cambiano anche le date di riferimento. Se per tutti l’anno di arrivo è il 2020, ogni paese promette di tagliare le emissioni rispetto all’anno di partenza che più gli comoda.
I 27 paesi del’Unione Europea tengono buono il 1990 come anno di riferimento per il taglio promesso del 20 per cento delle emissioni, con la solita postilla in cui si impegnano a salire a un taglio del 30 per cento se altre nazioni faranno lo stesso (aspetta e spera…). Il Giappone offre coraggiosamente un -25 per cento, sempre rispetto al 1990, mentre la Norvegia si pone come target di base la riduzione del 30 per cento ma potrebbe arrivare al 40 se altri paesi dimostrano di avere buona volontà. La Federazione russa promette tagli compresi tra il 15 e il 25 per cento, sempre con il 1990 come anno di riferimento.
La lista dei buoni finisce qui, perché da qui in poi comincia il far west delle promesse. Gli Usa offrono il loro -17 per cento, ma prendendo come anno di base il 2005. Riportato al 1990 il taglio è stato ricalcolato nella misura del 3-4 per cento, e per ottenerlo, facendo passare il Cliimate Bill al Senato, Obama si è già detto favorevole a puntare sull’energia nucleare. Il Canada, fedele, si allinea ai vicini e mette in campo le stesse cifre e le stesse date. L’Australia, che ha il tasso di emissioni pro-capite più alto del mondo, promette un taglio del 5 per cento rispetto al 2000, ma potrebbe arrivare fino al 25 per cento se le altre nazioni si dimostrano altrettanto coraggiose. Siamo contenti che finalmente l’Australia abbia firmato il protocollo di Kyoto e sia entrata a far parte dell’esclusivo club di paesi ecologicamente responsabili, ma forse non è ancora nella posizione di dare lezioni, non con un target così contenuto.
Quanto agli altri grandi inquinatori, conteggiati tra i paesi in via di sviluppo, le loro promesse, elencate in un altro documento dell’UNFFC, sono ancora più vaghe: l’unica cosa che India, Cina & co. ci tengono a sottolineare è che non sono legalmente vincolanti. Il che in pratica vuol dire: faremo quello che possiamo. Le chiamano “azioni autonome di mitigazione” e ogni paese le ha dettagliate in una lettera al segretario De Boer.
La Cina promette di diminuire le emissioni del 40-45 per cento per ogni unità di Pil rispetto ai livelli del 2005 e aumentare del 15 per cento l’uso di carburanti non fossili, oltre a rimpolpare un po’ le proprie foreste. Il Brasile fa della salvaguardia delle foreste il punto cruciale della propria strategia ambientale. E fa bene, dal momento che la deforestazione dell’Amazzonia priva tutto il pianeta di un “carbon sink” di vitale importanza. L’India lavorerà sull’intensità delle emissioni, impegnandosi a ridurle del 20-25 per cento per ogni unità di Pil rispetto al 2005.
I prossimi passi? L’appuntamento da non perdere è quello del Cop 16 di dicembre in Messico, per quella che possiamo solo sperare non sarà una replica del film già visto a Copenaghen.
- Martedì 2 Febbraio 2010


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Commenti
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Il 3 Febbraio 2010 alle 20:30 pv21 ha scritto:
Basta non ricadere nei Peccati di Presunzione di certe cassandre del global warming. Basta rispettare la Compatibilità Ecologica Globale (CEG) delle nuove fonti energetiche alternative.
http://forum.wineuropa.it
Il 4 Febbraio 2010 alle 18:01 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:
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