- Tags: coma, salute, stato vegetativo
- Un commento
Alcuni pazienti che si trovano in stato vegetativo, considerati quindi del tutto incoscienti, riescono invece a rispondere a stimoli cerebrali. Non parliamo di persone in coma, ma di pazienti incoscienti a causa di un grave danno cerebrale. La scoperta che in alcuni di essi è presente un’attività di pensiero è avvenuta grazie all’impiego della risonanza magnetica funzionale da parte di una equipe di scienziati inglesi e belgi. I risultati sono appena stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Che cosa comporta questa scoperta? Prima di urlare al miracolo gli autori ci tengono a precisare alcune cose. Prima di tutto si tratta di segni di attività cerebrale che poco dicono sul reale grado di coscienza e sulle abilità cognitive dei pazienti in questione. Inoltre su 23 pazienti in stato vegetativo e 31 minimamente coscienti solo 5 hanno dato una risposta positiva. Inoltre gli scienziati circoscrivono la possibile esistenza di una forma di coscienza a chi ha subito un danno cerebrale, escludendo perciò i pazienti al cui cervello è mancato l’ossigeno, come è avvenuto, per esempio, nel caso di Terry Schiavo.
Ma che cosa sentono e soprattutto cosa possono capire e comunicare i cinque pazienti oggetto dello studio? Mentre erano sottoposti alla risonanza magnetica funzionale è stato chiesto loro di immaginare due situazioni. In una erano in piedi su un campo da tennis e colpivano una pallina per lanciarla a un istruttore, nell’altra si guardavano intorno in luoghi a loro familiari, per le strade del loro quartiere o all’interno della propria casa.
Questi due tipi di attività producono due diversi modelli di attività cerebrale nelle persone sane. Quegli stessi modelli sono comparsi in cinque pazienti, quattro dei quali considerati in stato vegetativo. A quanto pare, dunque, il loro cervello è in grado non solo di recepire le informazioni, ma anche di elaborarle.
Ma c’è di più: oltre a essere in grado di usare il cervello per pensare, la risonanza può forse consentire di comunicare con questi pazienti. A uno di loro, un uomo belga rimasto vittima di un incidente stradale sette anni prima, sono state fatte delle domande e lui si è dimostrato in grado di rispondere sì o no col peattivano le giuste aree del cervello.
In pratica applicando lo schema della partita di tennis e della camminata in casa, gli scienziati hanno abbinato la funzionalità motoria al “sì” e quella spaziale al “no” e hanno chiesto all’uomo di pensare si giocare a tennis per rispondere positivamente alle domanda e di concentrarsi sulle strade e le stanze per rispondere no. Ed è così che il paziente ha “risposto” in maniera corretta a 5 delle 6 domande che gli sono state poste, confermando, per esempio, che il nome di suo padre era Alexander.
La risonanza magnetica funzionale non è uno strumento che si usa routinariamente su pazienti come questi, ma i risultati dello studio dimostrano che si tratta di un mezzo preziosissimo per stabilire la presenza di una qualche forma di attività cerebrale in persone che si considerano del tutto incoscienti. Servirebbe, a detta degli stessi autori dello studio, un macchinario più agile che consentisse di fare questo tipo di rilevazioni in maniera meno costosa.
La domanda che tutti naturalmente vorremmo poter fare a persone in stato vegetativo è se desiderano o meno continuare a vivere. Ma a quanto pare non è ancora chiaro se queste persone abbiano le capacità mentali per rispondere a domande così importanti e complicate. Sicuramente, però, varrebbe la pena utilizzare questo canale di comunicazione per domande più dirette sul loro stato, per esempio chiedendo loro se provano dolore, per poterli meglio trattare con i farmaci adeguati.
- Giovedì 4 Febbraio 2010



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Commenti
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Il 6 Febbraio 2010 alle 17:56 pv21 ha scritto:
L’impiego della fMRI (risonanza magnetica) pone grossi problemi interpretativi. Vedi, ad esempio, i RIFLESSI e RIFLESSIONI indotte dallo studio dei neuroni “specchio”. Non aspettiamoci che la scienza possa sempre rispondere ai problemi etico-morali del rapporto Medicina e Dignità Umana.
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