
AP Photo/Thomas Kienzle
Non tutti gli italiani si fidano di Internet per fare acquisti: solo il 33% dei nostri connazionali connessi in Rete (più o meno un sesto della popolazione) utilizza l’e-commerce per le proprie spese (dati Netcomm 2009). Un dato modesto se paragonato a quello francese (55%) e britannico (75%), giusto per fare un confronto con due delle nazioni europee più evolute nel rapporto con il Web.
I motivi? Più o meno sempre gli stessi: diffidenza nell’utilizzo delle carte di credito, mancanza di un contatto diretto con il venditore e scarsa convenienza delle proposte online.
Il discorso però cambia quando si tratta di reperire informazioni sugli oggetti da acquistare. Secondo l’ultimo Osservatorio Multicanalità, progetto promosso da Nielsen, Connexia e la School of management del Politecnico di Milano, il 22% degli italiani (circa 13 milioni) utilizza il Web come principale risorsa per cercare informazioni su prodotti e servizi. In pratica quasi la metà degli Internauti tricolori (23,6 milioni secondo l’ultimo censimento Nielsen) naviga sin Rete alla ricerca di beni di consumo o servizi (+14% rispetto al 2007).
Da notare il fatto che circa il 18% della popolazione (+22% rispetto al 2008) pratica l’info-commerce, si informa su Internet ma poi va a comprare sul canale fisico, mentre il 16% dichiara di aver rinunciato ad acquistare un determinato prodotto dopo aver letto una recensione negativa sul Web.
Fra i punti salienti della ricerca c’è la comprensione dei rapporti fra aziende e utenti evoluti, che nella ricerca vengono suddivisi in “reloaded” (coloro che nei processi di relazione con le imprese, cercano interazione e coinvolgimento, ad esempio nei blog e nei forum) e “open minded” (consumatori multicanale che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni pur non essendo parte attiva). Queste due fasce sono in costante aumento (insieme rappresentano oltre 20 milioni di consumatori) a causa di due fenomeni: da un lato la diffusione di nuove tecnologie, grazie alle quali il consumatore italiano è passato a logiche di maggior coinvolgimento e interazione multicanale con le aziende e gli altri consumatori, dall’altro la crisi economica che ha indotto parte della popolazione ad allentare il legame verso il punto vendita (e la marca) in favore di un maggior coinvolgimento nel processo d’acquisto che punta a confrontare prezzi e cercare occasioni di risparmio.
Un trend – conclude la ricerca – che dovrebbe spingere aziende e istituzioni a mettere a punto strategie mirate per l’una o l’altra tipologia di acquirente in base alla propria customer base. In che modo? Studiando i linguaggi di comunicazione verso il consumatore, valutando meglio il passaparola e disegnando punti vendita personalizzati.
- Lunedì 8 Febbraio 2010
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