- Tags: alimentazione, ambiente, clima, ogm, salute
- 2 commenti
Guardati con sospetto, sottoposti a uno scrutinio severo, considerati ancora da molti il “cibo di Frankenstein”, per gli Ogm, organismi geneticamente modificati, potrebbe essere arrivata l’ora del riscatto. Lo chiede vigorosamente un gruppo di scienziati in un articolo appena pubblicato nello speciale sulla sicurezza alimentare della rivista Science. A rendere necessario un ripensamento sul ruolo degli Ogm sarebbe l’emergenza legata alla scarsità di cibo che andrà affrontata nei prossimi decenni a causa del cambiamento climatico.
Il rendimento delle principali colture inizia a diminuire bruscamente quando la temperatura media supera i 30 °C. Le proiezioni dicono che per la fine di questo secolo la maggior parte delle aeree tropicali e subtropicali vedranno aumentare regolarmente le temperature stagionali al di sopra di quel livello. Contemporaneamente la popolazione mondiale è destinata a crescere notevolmente: si prevede che per il 2050 vivranno sul pianeta circa 9 miliardi di persone, tre miliardi più di ora.
Meno cibo e più bocche da sfamare, quindi, ma come far tornare i conti? Secondo gli autori dell’articolo, il principale dei quali è Nina Federoff, consulente per la scienza e la tecnologia del Segretario di Stato americano Hillary Clinton, i leader mondiali devono superare i pregiudizi popolari contro l’impiego della biotecnologia in agricoltura. “Sono preoccupata per il fatto che non è stato ancora compreso quel che sarà necessario fare per sfamare una popolazione crescente in un mondo sempre più caldo”, ha dichiarato Federoff.
Secondo David Battisti, professore di Scienze atmosferiche dell’Università di Washington e coautore dell’articolo, anche senza il cambiamento climatico, sfamare tutte queste persone richiederebbe il raddoppio della produzione di cereali nei tropici. Ma un clima più caldo è destinato a ridurre i rendimenti perché la temperatura sarà troppo alta per raggiungere la fotosintesi più efficiente. Questo, unitamente a un calo delle precipitazioni in regioni altamente produttive e alla crescente pressione di parassiti e agenti patogeni ridurrà le rese dei raccolti come minimo del 20-30 per cento.
Contribuirà alla drammatica riduzione della produzione agricola anche la perdita di terreni coltivabili imputabile all’innalzamento dei mari e allo scioglimento dei ghiacciai che renderà i fiumi più soggetti a periodi di piena intensa e inondazioni. “L’impiego di pratiche agronomiche più efficaci”, si legge nell’articolo, “può aiutare a rendere i raccolti più resistenti in ambienti più caldi e asciutti“. La modificazione genetica dovrebbe perciò andare nella direzione di fortificare le colture per renderle resistenti alle temperature in amento, alla scarsità d’acqua in alcune zone e alle inondazioni in altre, alla maggiore salinità, a nuovi patogeni, ma anche per aumentate la capacità di assorbimento dell’azoto, perché i residui azotati dei fertilizzanti contribuiscono all’eutrofizzazione delle acque e alle emissioni di gas serra.
La questione è controversa, e il peana a favore degli Ogm suona un po’ come l’apertura di molti ecologisti al nucleare, salutato come fonte di energia pulita. Un bel rospo da baciare, soprattutto dal momento che i brevetti per le sementi Ogm sono attualmente nelle mani di grandi multinazionali e non di enti benefici che si occupano di sfamare le popolazioni afflitte da carestie. Quel che è certo è che la disponibilità di terra coltivabile è in costante diminuzione, anche a causa dell’inesorabile urbanizzazione di nuove aree del pianeta un tempo consacrate all’agricoltura. Il problema di far rendere di più la terra disponibile non sembra quindi procrastinabile.
Tra le soluzioni proposte dal team internazionale di esperti c’è poi anche la possibilità di provare nuove forme di agricoltura. Per esempio integrando agricoltura e acquacoltura, (allevamento di pesci) in modo che gli scarti dell’una possano fornire nutrimento all’altra, ottenendo così un doppio risultato di migliorare le rese e diminuire gli impatti.
- Venerdì 12 Febbraio 2010
Fotofocus: l‘amore per la fotografia diventa un‘esperienza imperdibile


Tutto sul nuovissimo iPad 3
SCOTT-AMUNDSEN, UNA SFIDA D’ALTRI TEMPI
LE RISPOSTE DELLA PSICOLOGIA POSITIVA
STORIE DI ANIMALI
Fotocamere digitali: le nostre prove








Obesi: siamo sempre di più
Videogiochi: le news!

Animali: le foto più belle
Scienza: le buone notizie del 2011
Le foto più belle ogni settimana
Un anno di... Smartphone, videogiochi, social network...
Addio a Steve Jobs, lo speciale di Panorama.it
IL MEGLIO DEL 2011





Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 12 Febbraio 2010 alle 20:18 pv21 ha scritto:
La commissione Europea si appresta ad assimilare le nostre foreste naturali con la piantumazione di palme da olio. Il tutto per favorire la produzione di olio per biodisel. Si potranno tagliare le nostre piante per impiantare dette palme. Qualcuno ha presente la Compatibilità Ecologica Globale (CEG)? Qualcuno capisce gli effetti devastanti di tale prospettiva?
http://forum.wineuropa.it
Il 18 Febbraio 2010 alle 13:59 AquaGuide - Produzione, Didattica e Servizi in Acquacoltura e Acquariologia ha scritto:
[...] articolo pubblicato nello speciale sulla sicurezza alimentare della prestigiosa rivista Science. [Fonte] Pubblicato in Acquacoltura biologica, [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.