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	<title>Hitech e Scienza &#187; Google Italy condannata, i blog e la sindrome dell&#8217;assedio</title>
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	<description>Canale Hitech e Scienza di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 09:58:43 +0000</pubDate>
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		<title>Google Italy condannata, i blog e la sindrome dell’assedio</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele rossi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La condanna (in primo grado) inflitta a tre dirigenti di Google Italy per il caso del video del 2006 con un ragazzo down scatena la reazione della blogosfera italiana. Che grida al rischio censura, con qualche eccezione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8282" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-8282" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2010/01/google-china-large.jpg" alt="Fiori davanti al quartier generale cinese di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">Fiori davanti al quartier generale cinese di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)</p></div>
<p>&#8220;Dirigenti di Google condannati: dovranno passare sei mesi<strong> su GoogleJail</strong>&#8220;. La battuta viene dal Forum satirico del blog <a href="http://www.spinoza.it/" target="_blank">Spinoza.it</a> ed è il tentativo più riuscito (per ora) di sorridere su una vicenda che sta mobilitando i blogger italiani: <span id="more-9365"></span>la <a href="http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_febbraio_24/dirigenti-google-condannati_29ebaefe-2122-11df-940a-00144f02aabe.shtml" target="_blank">condanna </a>che il Tribunale di Milano ha inflitto a <strong>David Carl Drummond</strong>, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior  vice presidente, <strong>George De Los Reyes</strong>, ex membro del cda di Google Italy e  ora in pensione e <strong>Peter Fleischer</strong>, responsabile delle strategie per la  privacy per l&#8217;Europa di Google Inc. I tre sono stati condannati per il  capo di imputazione di violazione della privacy, mentre sono stati  assolti per quello relativo alla diffamazione, nel processo relativo al <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/condanna-video-2409480/#" target="_blank">video apparso su Youtube nel 2006 in cui un ragazzo down veniva picchiato</a> e insultato da compagni di classe in un istituto piemontese (gli autori materiali del video, tutti minori, erano già stati condannati a sei mesi di servizi sociali e sospesi dall&#8217;istituto).</p>
<p>La notizia ha suscitato immediatamente parecchie reazioni sui blog italiani. C&#8217;è chi vede nella sentenza di Milano una <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/02/24/google-condannata-per-il-caso-vividown/" target="_blank">mostruosità giuridica</a> per l&#8217;estensione della responsabilità al gestore della pagina su cui vengono caricati i contenuti, d&#8217;accordo con il portavoce di Google Marco Pancini: &#8220;I nostri colleghi non hanno avuto nulla a che fare con il video in  questione, poiché non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo  hanno visionato, i tre dirigenti sono  stati dichiarati &#8220;penalmente responsabili per attività illecite commesse  da terzi&#8221;. Scrive <a href="http://www.mantellini.it/" target="_blank">Massimo Mantellini</a>, su Manteblog,</p>
<blockquote><p>Alla fine e’ arrivata la <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/condanna-video-2409480/">sentenza</a> sul caso Google-Vividown. Archiviamola nel lungo elenco delle  arretratezze culturali di questo paese di fronte alle nuove tecnologie.</p></blockquote>
<p>Preoccupati per il &#8220;clima&#8221; intorno a internet anche gli autori di questo post sul blog specialistico Diritto2.0:</p>
<blockquote><p>Ancora non sono disponibili le motivazioni della sentenza, <a href="http://www.minotti.net/2010/02/24/video-del-ragazzo-disabile-condanna-per-tre-dirigenti-google/">bisognerà  attendere qualche mese</a>; non bisogna però attendere per iniziare a  preoccuparsi per il momento che sta attraversando la Rete italiana tra  progetti di legge inadeguati (basti pensare al <a href="http://punto-informatico.it/2796300/PI/News/decreto-romani-fronte-dei-no.aspx">Decreto  Romani</a> e all’<a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/07/14/14-luglio-2009-perche-questo-blog-alza-la-voce-contro-lobbligo-di-rettifica/">obbligo  di rettifica per  i blog</a> che nelle prossime settimane potrebbe  passare nell’ambito del c.d. DDL intercettazioni) e pronunce giudiziarie  discutibili (il <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/02/09/the-pirate-bay-sequestro-2-0/">nuovo  sequestro di The Pirate Bay</a>, la pronuncia sul <a href="http://punto-informatico.it/2810307/PI/News/mediaset-youtube-cerchi-distrugga.aspx">caso  Mediaset-Youtube</a> e, appunto, la sentenza Vividown).</p></blockquote>
<p>Secondo <a href="http://blog.debiase.com/" target="_blank">Luca De Biase </a>&#8220;La legge italiana complica il mondo&#8221;, perché</p>
<blockquote><p>Se fosse portata alle sue conseguenze, questa sentenza significa che prima di pubblicare qualunque cosa riguardi terzi su Twitter, Flickr, YouTube, Facebook, un utente dovrebbe ottenere la liberatoria dai terzi stessi e se non lo fa anche le piattaforme sono responsabili. Le piattaforme dovrebbero dunque  in questo senso vigilare su quanto gli utenti pubblicano. Potrebbe  essere un colpo molto difficile da sopportare per il mondo degli user  generated content. A questa sentenza potrebbero fare riferimento molti  altri soggetti interessati a che la rete non possa essere il luogo della  libertà di informazione - con i suoi pregi e difetti, con i suoi rischi  e le sue opportunità.</p></blockquote>
<p>Ma anche chi sostiene<a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/02/25/la-cina-gi-qui-gruppi-facebook-ad-orologeria" target="_blank"> la tesi del complotto</a> ai danni della rete libera, citando<a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2010/02/21/giochiamo-al-tiro-al-bersaglio-con-i-bambini-down-e-solo-trollismo-ma-e-pericoloso-impariamo-a-disinnescarlo/" target="_blank"> il caso recente della pagina aperta su Facebook </a>che invitava a colpire i bimbi down, definita &#8220;esempio di trollismo di regime&#8221;. Ecco un commento da &#8220;<a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/02/25/la-cina-gi-qui-gruppi-facebook-ad-orologeria" target="_blank">Femminismo a sud</a>&#8220;:</p>
<blockquote><p><span style="color: #f70754"><strong>Se questa</strong></span> è  l&#8217;indicazione che il web dovrà subire (<em>faranno mai causa ai  dirigenti di altri social network per questo?</em>) ci sembra chiaro che  a causa di tizi che attivano gruppi evidentente pretestuosi e speculari  ad altri interessi, chi ha potere sarà legittimato a intervenire  censurando qualunque altra cosa si ritiene lesiva di chiunque. <span style="color: #f70754"><strong>Un modo</strong></span> come un altro per creare un precedente e per fare diventare i social  network controllori, guardie di tutti gli utenti.</p></blockquote>
<p>Non tutti però sono d&#8217;accordo sul fatto che ogni limitazione alla libertà di Google vada vista come una censura di stampo &#8220;cinese&#8221;, vedi ad esempio il parere di Claudio Pavoni su <a href="http://www.diariodelweb.it/Articolo/Opinioni/?d=20100224&amp;id=130194" target="_blank">Diariodelweb</a>:</p>
<blockquote><p>C’è sempre un regime pronto ad oscurare l’informazione chiamando in  causa una libertà violata: da quella del popolo, a quella di una qualche  rivoluzione, a quella religiosa.<br />
Anche le democrazie, soprattutto  quelle meno consolidate, possono essere tentate dal mettere le mani su  quella comunità libera chiamata Internet. Per impedire che questo  avvenga Internet ha una sola strada, le regole deve trovarle all’interno  del suo sistema.<br />
Deve cioè impedire che il potere che si è  conquistato si trasformi in arroganza o in senso di onnipotenza.</p></blockquote>
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