
Da due mesi sono (felice) papà di un maschietto dallo sguardo vispo che ha letteralmente sconvolto la mia vita. Ebbene sì, sono anch’io uno di quegli insospettabili che oggi parla di pannolini, biberon, poppate, creme all’ossido di zinco e coliche, con la stessa confidenza con cui un tempo discuteva di calcio e motori.
In verità sono ben consapevole della mia condizione di genitore 1.0 che ha ancora tutto da imparare. Anche se alcune cose mi sono già chiare. Ad esempio credo di poter riconoscere il pianto del mio bambino fra mille. E sono convinto di aver già individuato almeno dieci sfumature diverse di vagito.
Ho scoperto l’acqua calda, lo so. I pediatri lo dicono da sempre: il pianto è la voce del neonato. Il difficile è semmai capire a quale bisogno corrisponde. Se per esempio è legato alla fame, al sonno, al pannolino da cambiare o a un semplice bisogno di attenzioni.
Un gruppo di ricercatori del Muroran Institute of Technology di Hokkaido ha voluto capirne di più e ha provato a mettere a punto un algoritmo in grado di decifrare il pianto dei bambini e tradurlo negli stimoli che lo generano. L’esperimento è stato condotto con successo utilizzando dei normalissimi computer sui quali sono state riversate le tracce audio dei pianti di alcuni neonati in modo da analizzarne le frequenze. Ma il passo successivo, spiega il coordinatore della ricerca, Tomomasa Nagashima, sarà quello di realizzare un dispositivo portatile da appendere al collo o al polso del piccolo per fornire ai genitori una spiegazione istantanea dello stato d’animo del proprio pargolo.
Dalle lacrime al rimedio in pochi centesimi di secondi? Rimango scettico. Qualunque siano i bebé utilizzati come “cavie” per calibrare il software dubito che i loro pianti siano talmente standardizzabili da poter essere utilizzati come campioni universali per l’intero genere umano (se come ho detto riesco a riconoscere il lamento del mio bambino fra mille un motivo ci sarà).
Ma ammesso che il dispositivo funzioni davvero per tutti i bambini, ciò che mi lascia piuttosto perplesso è la finalità del progetto. Perché negarsi a priori uno degli aspetti più belli dell’essere genitore, ovvero la capacità di capire i figli fin dalla nascita? Sotto certi aspetti è il primo stadio di un rapporto destinato a durare per tutta la vita. Meglio forse abituarsi da subito a cercare l’intesa, scontrandosi anche con tutte le difficoltà del caso.
- Martedì 2 Marzo 2010
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Il 29 Aprile 2010 alle 17:00 Notizie dai blog su Quando il bambino piange di notte… ha scritto:
[...] con la stessa confidenza con cui un tempo discuteva di calcio e motori. blog: Hitech e Scienza | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]
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