Maltempo di primavera: colpa del vulcano?

Immagine dell'eruzione islandese

Immagine dell'eruzione islandese

Guardo fuori dalla porta-finestra il terrazzo, che ho appena riassortito di piante e fiori nella speranza di dare una mano a questa primavera stentata. La visione è a dir poco deprimente: piove sui miei gerani purpurei, piove sulla profumatissima gardenia posizionata al posto d’onore. Piove sulla salvia, sul basilico, sulla lavanda. Piove sul sacco di terriccio universale che non ho avuto il tempo di distribuire nei molti vasi che stanno lì, pieni solo di acqua piovana. Ma è possibile che piova ininterrottamente da due settimane? Non staremo già assistendo alle temibili conseguenze della nube di cenere vulcanica sul clima?

“La gente ha la memoria corta, e non si ricorda nemmeno che tempo ha fatto il mese scorso”, mi ammonisce Luca Mercalli, presidente della Società italiana di meteorologia, che ho interpellato al telefono per togliermi un dubbio che, diciamo la verità, era venuto anche a parecchi di voi. “Il maltempo di questi giorni è tipico di questa stagione“, taglia corto Mercalli. “Maggio è un mese piovoso”.

Ma fa freddo, ribatto io, che pur avendo aspettato più del solito a fare il cambio di stagione e a togliere il piumone dal letto, son due settimane che batto i denti nei miei impalpabili golfini di cotone. “Prima di tutto non è particolarmente freddo rispetto alle medie della stagione, e comunque se fa freddo è perché piove”, ribatte sicuro il meteorologo. “Il maggio anomalo era stato semmai quello dello scorso anno, eccessivamente caldo, non certo questo”.

Insomma, non c’è modo di dare al vulcano islandese la colpa per il mancato tepore di inizio primavera. “Assolutamente no. Tra l’altro aprile è stato più caldo della media, a ulteriore dimostrazione che la cenere del vulcano non ha di certo abbassato le temperature“.

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Molto cauto, ma più possibilista, Mercalli si dimostra sugli effetti a lungo termine che l’eruzione islandese e il pennacchio di cenere da essa provocato, potranno avere sul clima. “Le particelle di ceneri e soprattutto i gas contenenti zolfo, hanno la capacità di opacizzare l’atmosfera e riflettere una parte della radiazione solare causando così un leggero raffreddamento. L’effetto si protrae in genere per un paio d’anni, fino a quando le impurità non si depositano lentamente al suolo o vengono lavate da piogge e nevicate”.

Succederà lo stesso a causa delle ceneri dell’Eyjafjallajokull? “Non tutte le eruzioni hanno effetti misurabili sul clima”, mi spiega il meteorologo. “Dipende dalla quantità e qualità delle sostanze emesse, e dalla quota alla quale riescono ad arrivare. Le eruzioni di tipo esplosivo sono in genere le più efficaci nel modificare il clima, in quanto proiettano fumi e particelle solide fin nella stratosfera, ad oltre 30 km di quota”. Ma bisognerà attendere per poter dare un giudizio su un fenomeno che è ancora in corso e, nonostante la gran confusione dovuta al blocco dei voli sui cieli d’Europa, “per il momento appare piuttosto modesto”.

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