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- Un commento


di Chiara Palmerini
Gli scienziati le chiamano «libraries». Sono intere «biblioteche» di composti chimici da testare a tappeto, uno alla volta, contro le cellule mutate che causano il cancro. Alla ricerca della sostanza che si riveli finalmente l’arma in grado di mirare con precisione al bersaglio delle cellule malate, risparmiando quelle sane.
Alessio Nencioni, 35 anni, ha importato in Italia da Boston questa tecnica. Grazie a fondi dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) destinati a giovani scienziati che abbiano dimostrato di saper gestire una ricerca, ha messo in piedi un laboratorio con cinque ricercatori, compresa sua moglie, una biologa americana conosciuta al Mit. L’obiettivo è studiare farmaci che colpiscano le cellule del cancro nel loro tallone d’Achille.
Si sa che quando le cellule si trasformano da normali a cancerose riescono a sopravvivere solo grazie ad alcuni meccanismi di compensazione. «Le cellule dei tumori si riproducono indefinitamente grazie a mutazioni del dna, ma queste stesse mutazioni le rendono più vulnerabili» spiega Nencioni. Nel 2005, per esempio, due gruppi di ricercatori inglesi hanno scoperto che cellule di cancro con mutazioni del gene Brca1 o Brca2 crescono in maniera aggressiva però muoiono se trattate con composti che bloccano uno specifico sistema di riparazione del dna.
Questo approccio alla cura del cancro si chiama letalità sintetica. «Cerchiamo di individuare i composti che mettano fuori uso il meccanismo difensivo grazie al quale la cellula tumorale sopravvive» precisa Nencioni. Un lavoro difficile da svolgere a mano. Infatti, il laboratorio del ricercatore all’Università di Genova ha un robot che testa migliaia di sostanze chimiche iniettandole nelle provette che contengono le cellule mutate. Vengono provate migliaia di combinazioni mutazione-farmaco, per trovare il composto chimico attivo contro una mutazione tumorale specifica.
Creare farmaci attivi solo sulle cellule malate, evitando gli effetti collaterali della chemioterapia, è sempre stato difficile. «Le risposte alla chemio sono transitorie perché le cellule si adattano e, se una strada è bloccata, ne cercano di alternative» aggiunge Nencioni. L’approccio della letalità sintetica sembra promettente perché permette di colpire mutazioni in geni oncosoppressori, quelli che rappresentano i sistemi di difesa della cellula contro il cancro, e costituiscono il 90 per cento delle mutazioni che portano ai tumori. Anche i più moderni farmaci molecolari, invece, hanno come bersaglio mutazioni tipiche di una minoranza di tumori.
- Martedì 11 Maggio 2010
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Commenti
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Il 16 Maggio 2010 alle 22:50 imparziale ha scritto:
A Warwick possono studiare questo tumore sono molto bravi.
http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze
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