
Privacy: Chi ha paura di Facebook? (Fotolia)
Facebook è il grande fratello? In questi giorni il dibattito divampa (bufale comprese), quindi è il momento di fare un po’ di chiarezza.
Facebook possiede un capitale di informazioni sui dati personali immenso, riuscendo a incrociare parecchi dati sensibili su ognuno di noi.
La funzione più interessante è quel simpatico “like” che mettiamo ovunque (viene cliccato 100 milioni di volte al giorno), uno strumento potente che riesce a costruire un profilo a 360 gradi su ogni utente: tendenze politiche, gusti alimentari, preferenze musicali e di lettura, rete di amici (che, si suppone, abbiamo gusti simili).
Questo preziosissimo capitale (500 milioni di utenti) Facebook lo mette a disposizione di altre aziende, come Microsoft e la CNN. Ma questo che ricaduta ha su di noi?
Antonietta Grasso, Senior Scientist e Work Practice Technology Area Manager allo Xerox Research Centre Europe, ce lo spiega in poche parole:
“Come fa notare il New York Times in questo articolo sulla privacy, il documento che regola i termini di utilizzo di Facebook è più lungo della costituzione americana (4543 parole), che sarà forse stringata, ma è pur sempre la costituzione degli Stati Uniti. Questa complessità è chiara se si considera che i settaggi relativi a come e con chi si condividono le informazioni sono 50, con una quantità di possibili settaggi superiore a 170“.
La domanda quindi è: quali e quante informazioni condividiamo e con chi?
Secondo la teoria di Matt McKeon, sviluppatore all’IBM research center of social Software, l’utente medio di Facebook ha circa 130 amici (stima 2009). Supponendo che, ogni tre amici aggiunti, uno non sia una conoscenza diretta (la cosiddetta Fof, friends of friends) si arriva a una media di 8450 persone.
Siamo sicuri di voler parlare a una platea così estesa ogni volta che raccontiamo dell’ultimo negroni bevuto la sera precedente?
E ancora, siamo davvero consapevoli che su Google, digitando il nostro nome, appaia il nostro profilo, la lista dei nostri amici e soprattutto l’ultimo commento ammiccante a quella tipa così carina che abbiamo appena aggiunto?
“È ormai pratica comune negli Stati Uniti- continua Antonietta Grasso - che le aziende facciano una ricerca in rete per verificare a fondo la personalità di un possibile futuro dipendente e ci sono agenzie specializzate sia nel raccogliere queste informazioni che lasciamo in giro, sia nel cancellarle. Al momento di un colloquio di lavoro potremmo pentirci amaramente di quel commento su quanto ubriachi siamo tornati la sera prima.
Ma il problema non è solo Facebook. Google ha per anni raccolto dati da reti wifi non protette, mentre raccoglieva le immagini da utilizzare su Google Street. È stata la compagnia stessa a farlo sapere, e forse quei dati non sono mai stati utilizzati, ma è un esempio di quanto siamo vulnerabili e di quanto siano accessibili i dati che lasciamo in giro”.
Quindi, don’t panic. Facebook non è il lupo cattivo, ma uno strumento di socializzazione e condivisione formidabile. L’importante però è essere consapevoli di parlare a migliaia (se non milioni) di persone.
- Giovedì 20 Maggio 2010


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Commenti
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Il 20 Maggio 2010 alle 18:11 Panorama News 20 maggio 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Privacy: chi ha paura di Facebook? Facebook è il grande fratello? In questi giorni il dibattito divampa (bufale comprese), quindi è il momento di fare un po’ di chiarezza. [...]
Il 20 Maggio 2010 alle 20:10 ros77 ha scritto:
Di questo proprio discutevamo l’altro giorno, i temrini di utilizzo sono ok anche se lunghi poiche’ devono proteggere la privacy di tanti utenti di tante nazioni.
La pecca e’ l’usabilita’ nelle configurazioni che anche per un esperto e’ difficile e lunga da configurare.
La furbizia in tutto cio’ e’ non vevere all’americana… coloro che si sentono protetti nel loro paese e poi vengono raggirati dalle loro leggi!
Non e’ un inno al boicottaggio ma un allarme su come si usa LA TESTA.
Il 24 Maggio 2010 alle 22:34 Privacy: chi ha paura di Facebook? – Facebook-Mania ha scritto:
[...] Puoi vedere il post originale qui [...]
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