Sesso dopo l’infarto: perché no?

Foto: Flickr

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Chi ha avuto un attacco di cuore non deve passare il resto della propria vita rinunciando a tutto. In particolare sull’attività sessuale, materia sulla quale i medici sembrano avere più remore a dispensare consigli, c’è sempre un grosso punto interrogativo. Sarà pericoloso cercare di tornare , anche in quella sfera della vita, alla normalità? La risposta dei medici dell’American Heart Association recentemente riunitisi a congresso è no. Basta sentirsi in forma.

Se si riescono a salire senza problemi due piani di scale non c’è motivo per cui non si debba tornare all’intimità con il proprio partner. Eppure, dai risultati di una ricerca dell’Università di Chicago emerge che nell’anno successivo all’infarto l’attività sessuale dei pazienti subisce un brusco declino. Del resto solo la metà dei 1.184 uomini e meno di un terzo delle 576 donne considerati nello studio avevano ricevuto il via libera dal proprio medico.

A impedire la normale ripresa dei rapporti sembra essere assai più la somma degli imbarazzi (dei pazienti che non chiedono e dei medici che non dicono), piuttosto che reali motivi di cautela. In particolare alle donne, specialmente di una certa età, i medici sono restii a parlare di un eventuale ritorno alla vita sessuale attiva e solo il 20 per cento delle pazienti parla dell’argomento con il proprio medico nell’anno successivo all’infarto.

“Si sa poco di quello che accade alla vita sessuale dei pazienti dopo un attacco di cuore, in particolare delle donne”, spiega Stacey Landau, autrice principale dello studio. “Mentre la maggior parte degli ospedali ha una procedura codificata per le informazioni da fornire al momento delle dimissioni dall’ospedale, la questione del quando sia considerato sicuro riprendere l’attività sessuale dopo l’infarto non sempre viene affrontata”. E anche quando lo è, i ricercatori non sono sicuri di che cosa esattamente venga detto al paziente.

Sembra esserci consenso tra i medici sul fatto che non ci sono pericoli nel ricominciare l’attività sessuale una volta che il paziente si è ripreso, si sente meglio ed è in grado di svolgere un moderato esercizio fisico.  “Le probabilità di un infarto durante un rapporto sessuale, anche tra coloro che ne hanno già avuto uno, sono in realtà minime”, conferma Landau.

I medici a volte sono riluttanti a fare domande ai pazienti anziani, non sposati o appartenenti a gruppi religiosi molto conservatori. “Ma nella sessualità non valgono gli stereotipi. Pazienti anziani possono non essere sposati ma avere comunque una relazione intima con un partner”. I medici devono tirare fuori l’argomento, perché non farlo “equivale a lasciare la porta chiusa” sulla questione. “Assicurarsi che tutti gli aspetti del benessere fisico ed emotivo del paziente siano tenuti nella giusta considerazione è una parte essenziale della cura”.

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