Marea nera: disperso il petrolio di 40mila auto

La nave Discovery Enterprise raccoglie il greggio dalle acque del Golfo del Messico (Credit: Ansa)

La nave Discovery Enterprise raccoglie il greggio dalle acque del Golfo del Messico (Credit: Ansa)

Parlare di barili e tonnellate rischia di non dare realmente l’idea del colossale disastro che sta avvenendo nel Golfo del Messico. Così un professore dell’Università del Delaware, il micro-stato da cui proviene il vice-presidente Biden, ha deciso di quantificare più prosaicamente il petrolio disperso in mare. 

Per farlo il professor James J. Corbett ha aperto una pagina web, all’interno del sito dell’Università, nel quale snocciola i dati che ritocca col passare del tempo. Al giorno 52 dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, Corbett ha calcolato che se tutto quel petrolio che sgorga dal pozzo alla velocità stimata di 19.000 barili al giorno fosse stato raffinato e trasformato in benzina, gasolio e nafta, avrebbe potuto alimentare l’equivalente di 39.000 auto, 3.500 camion e 1.800 navi per un anno intero.

Ma ricorderete che inizialmente la BP, proprietaria della piattaforma esplosa, aveva cercato di minimizzare le proporzioni del disastro, dichiarando che la perdita era pari a circa 5.000 barili al giorno. Gli esperti più pessimisti, per contro, parlano di 25.000 barili dispersi in mare al giorno. E se malauguratamente avessero ragione? Sul sito di Corbett l’utente può selezionare la stima che ritiene più affidabile e vedere quante auto, navi e camion il petrolio versato sarebbe stato in grado di alimentare.

Mentre il presidente Obama cerca il sedere giusto verso il quale indirizzare i suoi calci di rabbia, il pubblico a casa continua a seguire quasi incredulo, ormai, lo svolgimento delle operazioni per il tamponamento della perdita di greggio e si domanda se chi ci lavora da quasi due mesi ne verrà davvero finalmente a capo. Ma i consumatori americani hanno la loro parte di responsabilità.

I trasporti consumano circa due terzi di tutto il petrolio negli Stati Uniti, più di 20 miliardi di barili al giorno, secondo Corbett. La benzina delle auto rappresenta a sua volta i due terzi di tutta l’energia per il trasporto statunitense. “Le risorse offshore vengono sfruttate perché ognuno di noi consumatori di petrolio ne vuole sempre di più“.

“Lo scavo di questo pozzo esplorativo è stata una operazione ad altissimo rischio”, dice Corbett, che fa il calcolo. “A 75 dollari al barile di greggio, il petrolio disperso in mare avrebbe avuto un valore pari a circa 90 milioni di dollari, se estratto e avviato alla raffinazione. Alcuni esperti stanno valutando che i danni nella marea nera superino i 10 miliardi di dollari. Questo significa un rapporto tra il potenziale danno e l’ipotetico beneficio di circa 100 a 1″. Messa così sembra a chiunque una scommessa da non fare.

Ma ci sono modi per migliorare le prestazioni energetiche nei trasporti e ridurre drasticamente la necessità di scavare pozzi offshore. Per esempio migliorando l’efficienza dei motori, per raggiungere le 35,5 miglia al gallone proposte dall’amministrazione Obama (pari a circa 15 km con un litro di benzina), spostando parte del traffico merci dalla strada alla ferrovia, e adottando in massa il car-pooling e il car-sharing per evitare il colossale spreco rappresentato dall’uso di auto con un solo occupante.

Il video in cui Corbett spiega il senso del suo conteggio

Commenti

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Il 15 Giugno 2010 alle 17:59 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:

Più sani in bicicletta…

Image by kharied via Flickr E’ un luogo comune ampiamente sfruttato. Ma in Olanda, patria del ciclismo urbano, qualcuno ha pensato di indagare scientificamente la correlazione tra stato di salute e utilizzo regolare della bicicletta. Cercando di …

Il 17 Giugno 2010 alle 13:12 La marea nera si sposta verso i paradisi dei vacanzieri - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] professore dell’Università del Delaware che tiene il conto di quante auto si sarebbero potute alimentare raffinando il greggio versato in mare è arrivato (al [...]

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