- Tags: antibiotici, epidemie, farmaci, malattie infettive, salute
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Malaria, tubercolosi, Aids, polmonite, tifo, colera sono alcune delle malattie che il mondo ha serie difficoltà a curare. Eppure la disponibilità di farmaci, anche nei paesi in via di sviluppo, non ha fatto che aumentare esponenzialmente negli ultimi anni. A quanto pare il problema è proprio questo.
Un rapporto appena pubblicato dal Center for Global Development, una think tank di ricerca indipendente che lavora per ridurre povertà e disuguaglianza nel mondo, tira le somme di un problema di cui si sente parlare a intermittenza dai grandi media ma le cui conseguenze paiono largamente sottostimate. Un crescente numero di agenti patogeni sono resistenti a uno o più farmaci usati per curare le malattie che questi microbi provocano.
Prima di cliccare altrove sappiate che il fenomeno non è circoscritto all’Africa Sub-sahariana o alle zone sperdute del Sud America. Si tratta di un problema realmente globale, che affligge anche i paesi ricchi in Europa e Nord America.
Lo scenario che ci troviamo ad affrontare è di quelli che non avremmo mai immaginato di dover prendere in considerazione. Abituati all’idea che ogni giorno vengano messi a punto farmaci per debellare orribili malattie, dobbiamo invece renderci conto che ci sono sempre meno medicinali a nostra disposizione in grado di combattere efficacemente molte malattie infettive.
La diminuita efficacia di questi farmaci, dovuta a un loro uso errato e non adeguatamente controllato, potrebbe, se si diffondesse ulteriormente, precipitare il mondo in una crisi sanitaria globale senza precedenti. E proprio la maggiore disponibilità di farmaci sembra essere fortemente collegata alla diffusione di patogeni resistenti.
Nel British Columbia, uno degli stati del civilissimo Canada, la resistenza ai farmaci di batteri come la Klebsiella pneumoniae, l’Escherichia coli e il Proteus mirabilis, responsabili di malattie quali la polmonite batterica e varie infezioni intestinali, è aumentata di pari passo con la diffusione dell’uso del fluoroquinolone, un antibiotico ad ampio spettro.
E se il numero di persone che vengono curate per l’Hiv/Aids è decuplicato dal 2002 al 2007 e l’accesso ai farmaci per i pazienti con tubercolosi è aumentato al punto da poter curare 14 milioni di persone in 93 paesi (tutti dati presi dal rapporto), a queste buone notizie non corrisponde però un’adeguata strategia d’uso dei farmaci sempre più diffusi.
I batteri sviluppano la resistenza a un farmaco in tempi variabili, a seconda dell’esposizione e del tipo di batterio. Quando un farmaco di prima linea, cioè la prima scelta per la cura di una malattia, non si dimostra più efficace si deve passare alla seconda linea e poi eventualmente alla terza. Tutto questo è più facile a dirsi che a farsi. Prima di tutto per un discorso di disponibilità e poi per l’aumento esponenziale dei costi.
Il risultato è che i programmi internazionali di distribuzione dei farmaci, come quelli messi in piedi dall’Organizzazione mondiale della sanità, pur partendo da principi sacrosanti di uguaglianza nelle possibilità di cura, rischiano di mettere in pericolo le vite che vorrebbero salvare. E proprio l’uso di questi farmaci su larga scala può essere alla base di vere epidemie, dovute all’aumentata resistenza dei batteri che si vogliono combattere.
E che dire delle infezioni ospedaliere, flagello purtroppo anche italiano? I cosiddetti “super-batteri”, come l’MRSA, lo Stafiloccoccus aureus resistente alla meticillina è adesso la causa di circa la metà di tutte le infezioni da stafiloccocco contratte negli ospedali degli Stati Uniti.
Virus e batteri cominciano ormai a sviluppare una resistenza ai farmaci quasi dal “primo incontro”. E se un trattamento farmacologico lascia vivo anche solo un microbo, questo si riproduce e qualunque caratteristica genetica gli abbia permesso di sopravvivere si moltiplicherà nelle generazioni successive.
Contromisure? La prima, forse la più importante, è quella di unire gli sforzi per prevenire le malattie prima ancora che per curarle. Nei paesi in via di sviluppo questo significa accesso ad acqua pulita e miglioramento generalizzato delle condizioni igieniche. Quello che invece riguarda tutti, anche noi, è un uso assennato dei farmaci, da prendere sempre sotto controllo medico e dietro prescrizione, attenendosi fedelmente a quanto consigliato dal medico o in ospedale per quanto riguarda dosi e tempo di somministrazione.
Sviluppare continuamente nuovi farmaci è certo una sfida importante ma, conclude il rapporto del Center for Global Development, di tratta di un procedimento difficile, lungo e costoso. Per questo dobbiamo prima di tutto fare in modo, con strategie che devono essere globali, di mantenere il più a lungo possibile inalterata l’efficacia dei farmaci che abbiamo già.
Un video in inglese riassume il senso del rapporto sulla resistenza ai farmaci attraverso la storia personale di un’infermiera ghanese.
- Martedì 15 Giugno 2010



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Commenti
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Il 15 Giugno 2010 alle 21:06 lillo111 ha scritto:
occhio!
http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze
Il 22 Giugno 2010 alle 15:22 Mozzarelle blu prodotte in Germania. Sequestri nei discount - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] batteri pseudomonas sono infatti resistenti ad una grandissima parte dei farmaci antimicrobici oggi disponibili. Quindi “il nostro armamentario farmacologico contro infezioni [...]
Il 8 Settembre 2010 alle 12:03 L’antibiotico che ci salverà è nel cervello degli scarafaggi - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] batteri super-resistenti sono il nuovo pericolo numero uno contro cui la medicina si trova a combattere, spesso con armi [...]
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