Newspass: così Google farà pagare le notizie online

(Credits: mfophotos@flickr)

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Capisco l’irritazione di tutti quegli utenti che inorridiscono all’idea che gli stessi contenuti che oggi sfogliano gratuitamente online possano diventare un giorno a pagamento, ma in fondo questo è ciò che avrebbe dovuto essere l’editoria digitale fin da principio. Prima cioè che gli editori cedessero alle tentazioni della link economy regalando tutto o quasi ai propri lettori.

Certo, ora che il modello del “tutto gratis” ha avuto tempo e modo di consolidarsi nel dna di tutti gli utenti Web, cambiare è più difficile. Ma l’uscita dell’iPad e soprattutto l’affermazione delle Apps dimostrano che c’è ancora spazio per portare il mercato editoriale online a una dinamica “tradizionale”, in cui c’è un’offerta che vende i suoi “beni” e una domanda pronta ad acquistarli. E poi ci sarebbero le ricerche: che dicono che un terzo degli utenti è disposto a pagare per avere contenuti elettronici di qualità.

Resta da capire come scardinare una barriera culturale ormai granitica e il problema di Google, il “ladro di notizie” (la definizione è di Rupert Murdoch) che attraverso Google News aggrega i contenuti altrui scavalcando i “recinti” degli editori.

Se sul piano culturale ci sarà molto da lavorare (per molti l’idea di pagare per leggere una notizia online equivale a una tassa sul rubinetto dell’acqua fredda), per ciò che riguarda Google la soluzione potrebbe essere più vicina. Secondo il quotidiano Repubblica, BigG starebbe già lavorando per portare al debutto entro fine anno un sistema di pagamento integrato nel motore di ricerca che permetterà agli editori di monetizzare gli articoli filtrati da Google News. Una sorta di borsellino elettronico (basato su Google Checkout)  perfettamente integrato dentro al più famoso aggregatore di notizie online e attraverso il quale gli utenti potranno acquistare in un solo clic i contenuti di tutte le testate online che aderiscono al programma.

Intendiamoci, siamo ancora lontani da un modello di business di successo, ma un sistema di pagamento snello e rapido già integrato all’interno di una piattaforma editoriale rappresenta un primo e importantissimo passo per lo sviluppo di un meccanismo di compra-vendita delle notizie al passo coi tempi. Capace cioé di non scoraggiare l’utente buttandolo fuori dal sito in cui stava navigando e obbligandolo a mettere mano alla carta di credito per effettuare una transazione lunga e complessa. Insomma Google Newspass, punta al modello delle micro-transazioni tipiche dei supermercati delle applicazioni tanto in voga sugli smartphone di ultima generazione, che proprio sulla semplicità dei pagamenti hanno fondato il proprio successo.

Oltre a fare “felici” gli editori (compresi quelli italiani che tramite la Fieg hanno già messo Google davanti al banco dell’Antitrust per abuso di posizione dominante), Google Newspass potrebbe diventare un’alternativa ad Apple e al suo modello di consumo recintato dei contenuti. Un’alternativa più aperta rispetto alle Apps della Mela, e soprattutto indipendente dal tipo di device dal quale si leggono le notizie: sia che si tratti di notebook, piuttosto che di tablet o cellulare, Google Newspass scommette sul rapporto fra notizia e utente e non su quello fra utente e dispositivo.

Ma siamo proprio sicuri che gli utenti siano contenti di questa trovata? Mi sento di tranquillizzare gli amanti del web libero: le vie di Internet sono infinite e ci sarà sempre il modo (legale e non) di reperire contenuti a costo zero. Il modello che si è affermato sul versante musicale ha molto da insegnare in questo senso. Nonostante la chiusura di Napster e dei suoi fratelli, oggi chi vuole scaricare musica senza spendere un cent sa bene come fare. D’altro canto, però, c’è una buona fetta di utenza che è disposta a pagare 99 centesimi su iTunes per avere contenuti legali, ben confezionati e soprattutto immediati. In altre parole, per molti utenti 99 centesimi sono un investimento ragionevole per evitare la trafila e i rischi di un download selvaggio.

Naturalmente, perché lo stesso meccanismo possa essere trapiantato in campo editoriale sono necessarie due condizioni. La prima è che il fronte degli editori si presenti compatto all’appuntamento: va da sè che se il cambiamento verrà attuato solo da una parte di loro gli utenti non saranno stimolati a cambiare le loro abitudini. La seconda riguarda la politica dei prezzi. Gli editori dovranno essere attenti a calibrare le proprie tariffe proprio come fanno i commercianti online con i beni fisici. Significa trovare un equilibrio fra costo del singolo articolo e volumi di vendite.

Tenendo presente che un metro di riferimento c’è già ed è rappresentato dai costi dei giornali cartacei: se un quotidiano ad esempio costa un euro e contiene centinaia di notizie, quanto sarà disposto a pagare un utente per la lettura di una singola notizia online?

Commenti

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Il 22 Giugno 2010 alle 11:07 Dario Fornarelli: Newspass: Così Google Farà Pagare le Notizie Online - Creoweb ha scritto:

[...] the article here: Dario Fornarelli: Newspass: Così Google Farà Pagare le Notizie Online [...]

Il 22 Giugno 2010 alle 15:12 Panorama News 22 giugno 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Newspass: così Google farà pagare le notizie online [...]

Il 23 Giugno 2010 alle 10:22 Webagency Gigasweb ha scritto:

Google Newspass, la rivoluzione dei contenuti in rete…

Google prensenterà enatro la Fine dell’anno una nuovoa piattaforma che permetterà la vendita di notizie in rete. Un nuovo modo di vedere l’informazione online oltre che, nautralmente un nuovo strumento di web marketing…….

Il 23 Giugno 2010 alle 16:04 Google prepara il suo Music Store, Apple “trema” - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] Journal ha per il momento contorni  piuttosto vaghi. Una cosa è certa. Dopo gli e-book e le news editoriali, Google punta a monetizzare un altro importante segmento dei contenuti digitali: quello della [...]

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