Chi ha paura del formaggio straniero?

Foto Flickr

Foto Flickr

Nonostante il nostro bel paese, vera e unica patria della mozzarella doc, sia stato il teatro nel passato del clamoroso scandalo delle mozzarelle di bufala alla diossina, gli allevatori che la Coldiretti ha riunito oggi alla frontiera del Brennero insistono nel dire che tutti i problemi dell’industria alimentare dipendono dalle materie prime importate dall’estero. Le mozzarelle blu di produzione tedesca sembrano aver provocato, insieme ai timori dei consumatori, anche un rinnovato anelito di autarchia. Forse però le cose non stanno proprio così.

Secondo i dati forniti da Coldiretti, nel nostro paese sono arrivati nel 2009 complessivamente 8,8 miliardi di chili fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro, utilizzati per la produzione di latticini e formaggi “all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori, perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta”.

“In realtà”, sostengono all’Associazione Altroconsumo, sempre molto attenta quando si parla di etichettatura e informazioni ai consumatori, “è vero che per legge al momento non c’è l’obbligo dell’indicazione d’origine su questo tipo di prodotti, ma esiste un marchio di riconoscimento del paese in cui si trova lo stabilimento di lavorazione, anche se non specifica l’origine delle materie prime”.

Il caso delle mozzarelle sembrerebbe dimostrare però che le informazioni, come suggerisce ministro per le Politiche agricole Giancarlo Galan, non sono mai abbastanza, o no? “Nel caso della mozzarella”, spiega Emanuela Bianchi, alimentarista per Altroconsumo, “il problema è che si pensa a un prodotto fatto in Italia, e in realtà venivano dalla Germania. Ma non è che diventavano blu perché erano fatte in Germania. C’è stato chiaramente un problema nella produzione”. “Non è detto”, prosegue Bianchi, “che l’indicazione d’origine sia un’indicazione di qualità del prodotto: anche il Made in Italy non è necessariamente sinonimo di qualità e sicurezza”.

Ma come funziona la produzione di formaggi e perché gli allevatori italiani sostengono che dovremmo guardarci dai prodotti stranieri? “In Italia”, spiega Antonella Borrometi, dell’ufficio Ricerche alimentari di Altroconsumo, “è probito l’uso di latte in polvere per produrre i formaggi. Nel resto d’Europa invece questo è consentito, e per la libera circolazione delle merci nulla vieta l’ingresso di questi prodotti nel nostro paese. Siccome si tratta di solito di latte ricostituito, a cui cioè è stata aggiunta acqua, i produttori possono limitarsi ad indicare tra gli ingredienti semplicemente la voce ‘latte’, senza l’obbligo di specificare che si tratta di latte in polvere”.

Il punto è capire se i formaggi prodotti anche solo parzialmente con latte in polvere siano di qualità inferiore e se siano meno sicuri. “Se lo stabilimento lavora bene il latte in polvere non presenta rischi“, precisa Borrometi, “in fondo il latte in polvere si dà anche ai neonati, quindi di per sé non è un ingrediente pericoloso. La sua presenza non rende il prodotto finale meno sicuro. Sul fronte della qualità”, aggiunge l’alimentarista, “il problema è prima di tutto di abitudini alimentari. Noi italiani ci immaginiamo che il formaggio sia fatto con latte fresco. Siccome quello in polvere è un latte ultratrattato termicamente, è certo più povero di alcuni principi nutritivi, come alcune proteine e vitamine, rispetto al fresco”.

In paesi come la Germania, dove c’è un surplus di produzione di latte, il metodo più comodo per conservare e stoccare il latte prodotto consiste proprio nel trasformarlo in latte in polvere da utilizzare poi nelle varie preparazioni alimentari.  Ma non avremmo il diritto di sapere da dove proviene ciò che mangiamo? “Per una questione di conoscenza e quindi di libertà di scelta di un prodotto rispetto a un altro, la trasparenza sull’origine è importante”, concorda Borrometi. “Ma la sicurezza deve prescindere dall’origine. Inoltre ogni volta che dall’Italia parte la richiesta per una maggiore chiarezza nell’origine dei prodotti l’Europa ci bacchetta: nell’Unione c’è la necessità di mettere insieme abitudini e produzioni alimentari diverse, e l’esigenza di specificare il paese di provenienza dei prodotti non è molto sentita a livello europeo”.

All’indomani dell’ennesimo allarme alimentare però, dobbiamo riconoscere che come minimo qualcosa non ha funzionato come doveva. “Il sistema di allerta europeo per i prodotti alimentari e i mangimi”, spiega Emanuela Bianchi, in realtà funziona abbastanza bene. Quanto emerge qualche anomalia, a seguito di controlli a campione o alla frontiera, le autorità sanitarie del paese dove emerge il problema segnalano la cosa al sistema di allerta europeo che provvede a diramare la segnalazione a tutti gli altri paesi in cui quel prodotto è distribuito. Nel caso delle mozzarelle blu, però, dopo l’allarme dato da una consumatrice italiana si è scoperto che altri casi erano stati segnalati in precedenza altrove, ma la notizia non era arrivata fin qui. Quello che serve perciò è che questi meccanismi ideati per proteggere i consumatori funzionino bene e soprattutto siano davvero trasparenti”.

“In quest’ultimo caso il nostro ministero della Salute si è mosso con  rapidità per mettere subito in chiaro nomi dei prodotti e marche incriminate“, conclude Borrometi, “ma in passato raramente abbiamo riscontrato la stessa solerzia nel fare nomi, quando i problemi hanno riguardato prodotti italiani”. Insomma la mozzarella del vicino è sempre più blu, e la trasparenza non è davvero mai abbastanza.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Applicazioni Mondadori
  • R101