

di Elena Porcelli
Tanta frutta, tanta verdura e pochi grassi fanno sempre bene alla salute? Non sempre. Per esempio, non quando si assumono alcune medicine. L’alimentazione, infatti, cambia il modo in cui il corpo assimila i farmaci. Il succo di pompelmo potenzia pericolosamente l’effetto delle statine usate contro il colesterolo e la combinazione può causare addirittura la morte. Secondo studi recenti, soprattutto americani, anche le arance, il melograno, il ribes e persino l’olio d’oliva hanno un effetto simile, anche se meno grave.
Troppe fragole, ricche di istamina, vanificano l’assunzione di antistaminici. E le verdure a foglia verde e larga, come gli spinaci e la lattuga, se associate agli anticoagulanti, favoriscono le emorragie. Mentre assumere pochi grassi smorza l’effetto degli antiepilettici.
Gli alimenti interagiscono con le medicine in due modi diversi. Alcuni possono impedire al corpo di assorbire determinati farmaci, altri invece ne facilitano l’assimilazione, rafforzandone gli effetti positivi e negativi. Naturalmente, bisogna che i cibi a rischio d’interferenza siano consumati in dosi abbondanti. Un po’ d’olio nell’insalata non fa alcuna differenza. Ma se si mangia o si beve una grande quantità di un alimento, magari per le sue proprietà antiossidanti o depurative, e contemporaneamente si prendono farmaci, bisogna fare attenzione.
«Se i principi nutritivi sono assunti in dosi elevate» sostiene Patrick Stover, direttore del dipartimento di scienze dell’alimentazione della Cornell University, caposcuola in questo settore «hanno effetti collaterali pari a quelli dei farmaci e possono interagire con essi, potenziandone o smorzandone gli effetti anche di cinque o 10 volte».
A maggior ragione è indispensabile avvertire il medico se si assumono integratori alimentari come l’iperico, un’erba che rinforza gli antidepressivi ma annulla gli effetti della pillola anticoncezionale, o il ginkgo biloba, che associato all’ibuprofene o ad alcuni antidepressivi può causare emorragie. «Questi e altri estratti vegetali» dice Filippo Drago, professore di farmacologia all’Università di Catania, «a causa dei loro effetti sono stati inclusi nel sito Interdrugs www.interdrugs.net), creato proprio per aiutare i medici a individuare le interazioni pericolose tra psicofarmaci e altre sostanze, anche di uso comune».
Molti sanno che gli antistaminici, i sonniferi e gli antidolorifici non vanno assunti con l’alcol, ma i biologi John Thor Arnason, dell’Università di Ottawa, e Brian Foster, del ministero della Salute canadese, hanno scoperto pure che il luppolo contenuto nella birra riduce gli effetti del Tamoxifene, un medicinale contro il cancro alla mammella. Il vino rosso, le noci e il cioccolato fondente, ricchi di resveratrolo e apprezzati antiossidanti, invece, potenziano molti farmaci.
«È importante che tutti, specialmente gli anziani che prendono contemporaneamente molte medicine» raccomanda Arnason «dicano al medico se assumono grandi quantità di qualsiasi cibo o bevanda. Se sul foglietto illustrativo di una medicina sono segnalate le interazioni con altri farmaci, è probabile che ce ne siano anche con gli alimenti». La speranza è che i medici lo sappiano.
- Mercoledì 21 Luglio 2010


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