Mandando un campione di saliva a quattro diverse aziende che eseguono test genetici, una persona rischia di ottenere quattro previsioni diverse sulle malattie che potrebbe contrarre.
Il dna dice tutto di noi, l’importante è saperlo leggere. E sono sempre più quelli disposti a pagare bei soldoni per scoprire se vanno incontro al diabete, al cancro alla prostata o all’infarto. I test ci sono, peccato che a quanto emerge da un recente rapporto reso noto negli Usa, non siano affatto affidabili.
Il Government Accountability Office, un’agenzia indipendente che lavora per il Congresso americano, ha voluto mettere alla prova l’accuratezza dei kit per test genetici che alcune aziende propongono ai consumatori con un costo compreso tra 300 e 1000 dollari (qui il file pdf del rapporto). Il risultato è stato che quattro delle cinque persone che avevano mandato un campione ad analizzare hanno ottenuto risultati in contraddizione con le loro reali condizioni di salute e con la loro storia familiare.
Ma non è tutto. Lo stesso identico campione di dna ha dato risultati molto diversi nei test svolti dalle aziende messe alla prova. Una donna di 37 anni, per esempio, secondo un test aveva un rischio al di sopra della media di contrarre la leucemia, mentre in base a un altro test il suo rischio era solo medio e in una terza analisi risultava sotto la media. A chi dovrebbe credere e come dovrebbe comportarsi?
Lo stesso vale per il rischio di contrarre il cancro alla prostata in un uomo di 48 anni. In base ai risultati inviati da due delle aziende coinvolte il suo rischio era nella media, un altro test individuava un rischio sotto la media, mentre un quarto esame svolto da un’altra società prevedeva un rischio al di sopra della media.
“Se i test fossero accurati lo stesso dna dovrebbe dare luogo a previsioni identiche”, ha commentato Gregory Kutz, del Government Accountability Office. La cui conclusione è che questi test venduti direttamente ai consumatori, con un marketing a volte anche molto aggressivo, “sono fuorvianti e di scarsa utilità per i consumatori”.
La vendita di questi test dovrebbe ben presto essere regolata dalla Food and Drug Administration, agenzia governativa americana che dà la propria approvazione alla vendita di farmaci e dei dispositivi medici.
In effetti la FDA ha scelto di non regolamentare i semplici test diagnostici sviluppati in laboratori indipendenti, mentre regola i test che sono considerati dispositivi medici, cioè quelli utilizzati per diagnosticare una malattia o per prevenirla. Nessuno dei test genetici messi alla prova dall’ente governativo ha ottenuto dall’FDA un giudizio di affidabilità, accuratezza e rilevanza clinica.
Da ora le cose dovranno cambiare. Così l’FDA ha scritto a sei aziende americane che lavorano nel ramo dei test genetici, fra cui anche 23andMe, la società finanziata da Google e fondata dalla moglie di Sergey Brin, invitandole a partecipare a un tavolo di lavoro per discutere come regolamentare i loro prodotti.
I rappresentanti di alcune delle aziende coinvolte (Pathway, 23andMe, Navigenics) hanno difeso i propri test sostenendo che aiutano i consumatori a cambiare le proprie abitudini e a evitare così disturbi come il diabete. Ma forse per quello basterebbe applicare qualche consiglio di buon senso, che vale per tutti e non costa niente, senza dover spendere centinaia di dollari per analisi che al momento sembrano avere la stessa accuratezza dell’oroscopo.
- Venerdì 23 Luglio 2010



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