Google Wave ucciso (e fatto a pezzi)

(Credits: Google)

(Credits: Google)

A giudicare dall’enfasi del lancio doveva essere la più grande iniziativa di Google dopo il suo motore di ricerca. E invece Wave è già stato catalogato come uno dei fallimenti della grande G. Lo dice perfino il numero uno della società, Eric Schmidt, che senza nascondersi dietro a un dito ammette: “Celebriamo i nostri fallimenti. Questa è una società dove è assolutamente ok  provare qualcosa di molto difficile, non riuscirci, trarre un insegnamento e applicarlo a qualcosa di nuovo”.

Per la grande G è comunque la fine di un sogno, quello di un grande mosaico per reinventare la comunicazione sul Web partendo dai suoi tasselli più noti: mail, istant messaging, social network, documenti online, mappe e via dicendo. Sulla carta un progetto valido, anzi validissimo. Che però si è scontrato con almeno cinque grossi problemi:

1. Wave è nato come servizio in beta, ma forse sarebbe stato più corretto definirlo una “gamma” vista la sua incompletezza

2. Il sistema a inviti di Wave, con il quale Google intendeva replicare il successo virale di GMail, ha finito invece per relegare l’iniziativa a una sorta di laboratorio per carbonari

3. Un servizio che ha bisogno di essere “studiato” per essere capito perde buona parte del suo appeal. Così molti utenti che si sono trovati davanti alla schermata iniziale di Wave si sono chiesti: e ora, cosa faccio? C’è nessuno? Più o meno la stessa sensazione della famosa particella di sodio nell’acqua minerale

4. Un servizio che dichiara di voler sostituire la posta elettronica deve quantomeno facilitare la transizione dal vecchio al nuovo. Google l’ha capito tardi e ha creato Buzz (ovvero un escamotage per dare agli utenti qualcosa di nuovo partendo da GMail). Saggia decisione che però di fatto ha tagliato fuori Wave

5. Posta elettronica, fogli di lavoro, Internet e Facebook: il desktop degli utenti è già fin troppo affollato. C’è poco spazio per nuove figure del Web, a meno che non si riesca a radunare qualche finestra all’interno del nuovo servizio (un’integrazione che a Wave è riuscita solo a metà)

In definitiva si potrebbe dire che delle tante promesse fatte inizialmente, Google sia riuscita a mantenerle solo una parte. Già ma che ne sarà ora di Wave? Per Google il discorso è chiuso, rimane però l’intenzione di trasferire quanto di buono è stato fatto all’interno del progetto su altre iniziative.

Il pensiero va subito a Buzz, la piattaforma social costruita come estensione di GMail che proprio grazie al traino della posta di Google può contare su una solida base di utenti (quelli che sono mancati a Wave). Nel frattempo Facebook scappa via.

Commenti

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Il 12 Agosto 2010 alle 17:27 ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo! ha scritto:

Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

A giudicare dall’enfasi del lancio doveva essere la più grande iniziativa di Google dopo il suo motore di ricerca. E invece Wave è già stato catalogato come uno dei fallimenti della grande G. Lo dice perfino il numero uno della società, Eric Schm…

Il 20 Settembre 2010 alle 17:13 isalu ha scritto:

meno male, credevo di essere di essere io la tonta a non sapere cosa farne

Il 31 Maggio 2011 alle 0:25 Google Wallet cambierà davvero il nostro modo di pagare? | Portale delle scienze ha scritto:

[...] molti mi chiedono se siamo di fronte a un altro flop in stile Wave o a qualcosa di realmente innovativo. Chiarisco innanzitutto un aspetto: Google Wallet non è solo [...]

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