
La Rete è uguale per tutti. Sacrosanto. Ma se a dirlo sono Google e Verizon si sente subito puzza di bruciato. Per quale motivo due dei padroni di Internet decidono di uscire allo scoperto con un manifesto in sette punti intitolato Una proposta congiunta per una Rete aperta riguardante la cosiddetta Net Neutrality, materia che di norma spetta un’Autorità competente (negli Stati Uniti è la FCC)?
La risposta è contenuta – nemmeno troppo nascosta – al primo, quinto e sesto comandamento del documento. Nel quale si afferma che:
I fornitori di servizi a banda larga fissa non potrebbero discriminare o dare precedenza a determinati contenuti, applicazioni o servizi online a danno dell’utenza o della concorrenza. Questo nuovo principio include una presunzione di illegalità della prioritizzazione del traffico online - inclusa la prioritizzazione a pagamento. Quindi, oltre a non bloccare o devalorizzare contenuti e applicazioni online, i fornitori di servizi a banda larga fissa non potrebbero favorire uno specifico traffico online rispetto ad un altro.
I fornitori di servizi a banda larga potrebbero offrire servizi online addizionali e differenziati, in aggiunta ai servizi, attualmente offerti, di accesso Internet e ai servizi video. E’ prematuro prevedere come tali servizi si svilupperanno ma si potrebbero immaginare alcuni esempi nel campo del monitoraggio sanitario, della rete elettrica, di servizi avanzati legati all’istruzione, o di nuovi prodotti di intrattenimento e gioco online.
La banda larga wireless è cosa differente dal mondo tradizionale di Internet fisso, in parte poichè il mercato mobile è più competitivo e muta rapidamente. Riconoscendo che il mercato wireless a banda larga è in una fase ancora iniziale di sviluppo, i principi contenuti nella nostra proposta, eccezione fatta per il principio di trasparenza, non si applicano al mercato a banda larga wireless.
In sintesi: Google e Verizon affermano che su Internet non possono esserci contenuti, applicazioni e servizi che godono di un trattamento di favore, salvo poi rimangiarsi tutto o quasi affermando che sono ammesse delle eccezioni per ciò che riguarda i servizi evoluti e quelli che viaggiano su rete mobile.
Viene da credere che le due società - che allo stato attuale rappresentano la dorsale su cui viaggiano buona parte dei servizi Web (uno fornisce connettività l’altro i servizi) - stiano pensando a come cambiare le regole del Web per aumentare i propri margini di profitto. Sfruttando da un lato l’esplosione dei servizi Web in mobilità, che spesso (anche dalle nostre parti) vengono considerati diversi da quelli offerti in modalità fissa e dunque “meritevoli” di essere tassati; dall’altro gli sforzi messi in atto da Google nella realizzazione di una Rete superveloce.
Il caso ha già infiammato la Rete e soprattutto gli organi di informazione che vedono nella proposta delle due società un tentativo di trasformare quella che è oggi una grande via di comunicazione in cui le informazioni viaggiano in modo indifferenziato, in un’autostrada a più corsie in cui sono gli operatori a stabilire i limiti di velocità per ciascun contenuto (in base al pedaggio pagato).
Una svolta che di fatto cambierebbe la natura di Internet trasformandola in qualcosa di molto più vicino alla televisione via cavo, commenta il New York Times, un mondo in cui i servizi migliori sono offerti a costi maggiori per gli utenti.
La parola ora passa alla FCC che nel frattempo - per voce di uno dei suoi commissari - ha già fatto sapere che “è il momento di prendere un decisione che garantisca ora e per sempre un futuro aperto a Internet, mettendo gli interessi dei consumatori davanti a quelli delle grandi società”.
- Mercoledì 11 Agosto 2010
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