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Credit: Ansa
Il Web è morto. Ucciso dalle applicazioni. Ci va giù pesante Chris Anderson nell’editoriale apparso questo mese sulle pagine di Wired. Il direttore del noto magazine americano spiega con parole molto semplici quello che sta accadendo all’attuale generazione di utenti Internet, sempre più “App-dipendenti” e sempre meno legati alla necessità di navigare.
Ti svegli e controlli l’e-mail nel tuo iPad accanto al letto – ecco un’applicazione. Durante la colazione sfogli Facebook, Twitter, e il New York Times – altre tre applicazioni. Nel tragitto verso l’ufficio, ascolti un podcast sul tuo smartphone. Un’altra applicazione. Al lavoro, scorri i feed RSS su un lettore e comunichi con Skype e IM. Ancora applicazioni. Alla fine della giornata, torni a casa, ceni ascoltando Pandora, giochi con la Xbox Live e guardi un film sul servizio di streaming di Netflix. Hai trascorso tutto il giorno su Internet - ma non sul Web. E non sei il solo.
Il bello è che anche quando navighiamo su Internet alla vecchia maniera gira e rigira finiamo sempre sui soliti “quattro” siti. Secondo la società di analisi Compete, il 75% delle pagine viste in Usa deriva dai 10 siti web più cliccati: Google, eBay, Youtube, Amazon, App e iTunes Store e così via. Un’enormità, se si pensa che nel 2001 questo dato si fermava al 31% del traffico totale.
Insomma, gli utenti di oggi preferiscono le Apps alla classica navigazione e anche quando passano dal browser rimangono confinati in una porzione di Internet molto ristretta.
Cos’è successo al Web? Di certo l’avvento dell’iPhone e più in generale quello della applicazioni mobili ha cambiato lo scenario. Se fino a ieri eravamo “costretti” a ricercare informazioni, oggi possiamo contare sui piatti pronti preparati dagli chef delle Web Apps: non serve girare a vuoto su Internet, esistono applicazioni pronte all’uso, basta cliccare su un’icona per avere ciò che ci serve. Non è solo una questione di velocità. Le applicazioni – oltre che immediate – sono anche efficaci: ci danno quello di cui abbiamo realmente bisogno, senza troppi fronzoli. Per chi vuole di più c’è sempre il Web.
La morte del World Wide Web così come l’abbiamo sempre inteso decreterà anche quella dei browser? Per Anderson è probabile. Ma non solo. Con il Web muore anche il modello economico che finora ha sorretto i piani di molte Internet-company.
“È un mondo in cui Google non può insinuarsi”, scrive Anderson, quanto basta per mettere in crisi il sistema di pubblicità del primo ventennio di Internet. Dal costo per clic si passa a un modello fatto di giardini recintati, per il cui accesso gli utenti sono disposti a pagare. Il denaro, insomma, ci starebbe portando verso un sistema chiuso. E se da un punto di vista dei dati del network e della prospettiva di business il discorso fila, dal punto di vista sociale, dell’innovazione e degli obiettivi macroeconomici l’apertura resta sempre l’opzione migliore.
Il dibattito è appena iniziato (e ringraziamo Anderson per aver lanciato il primo sassolino). Fra le repliche più interessanti segnaliamo quella di Tim O’Reilly, guru del Web 2.0, che in questo interessante botta e risposta con lo stesso Anderson descrive il cambiamento in atto in termini meno pessimistici: “Il web è morto? Posso essere d’accordo se si parte dal presupposto che un bambino muore ogni qual volta diventa un adulto. Ma, francamente, non la vedo così. Il bambino vive, ma cambia dal momento che cresce”.
- Giovedì 19 Agosto 2010


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Commenti
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Il 31 Agosto 2010 alle 15:52 Panorama News 31 agosto 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Nell’era delle Apps navigare diventa demodè [...]
Il 6 Settembre 2010 alle 19:38 Internet: web o applicazioni? Quel che importa è che resti “aperta” - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] vero: nei prossimi anni - come dice Wired - saremo su Internet prevalentemente con gli smartphone e i tablet: serve qualcosa di più adatto [...]
Il 10 Settembre 2010 alle 13:53 Google Instant: a cosa serve veramente? - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] capace di stimolare la fantasia sia Apple. E poi ci sono le analisi/previsioni che prevedono la fine del Web (Anderson/Wired) e quindi dei contenuti indicizzati da Google e, quindi sembrano avanzare un dubbio [...]
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