Marea nera, un software ne anticipa le mosse

La piattaforma Deepwater Horizon (Credit: Epa)

La piattaforma Deepwater Horizon (Credit: Epa)

Così è successo di nuovo. Bp aveva appena finito la contabilità dei danni causati dalla catastrofe dell’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, stimati in circa 8 miliardi di dollari (6,2 miliardi di euro) che subito è giunta dal Golfo del Messico la notizia di un nuovo grave incidente su una piattaforma situata di fronte alla costa della Louisiana.

Anche in questo caso la compagnia petrolifera responsabile della gestione della piattaforma esplosa, fortunatamente senza vittime, la Mariner Energy, ha subito minimizzato le possibili conseguenze e si è affrettata a dichiarare che in questo caso non esiste un pericolo marea nera. Ore dopo anche il governo Usa ha confermato che dal sito dell’esplosione non sembrava fuoriuscire petrolio, e che i 13 operai che vi lavoravano erano stati tratti in salvo. Ma la Guardia Costiera fa invece sapere di aver avvistato una striscia di petrolio lunga circa 2 km, anche se per il momento non si sa se sia attribuibile all’esplosione avvenuta alle 16 di ieri, ora italiana.

Nel frattempo, con tempismo eccellente, la rivista Science ha pubblicato sul suo sito un articolo che racconta come la marea nera provocata dalla Deepwater Horizon sia servita, per un gruppo di ricercatori della University of California di Santa Barbara, capitanati da Igor Mezić, da esperimento sul campo per la messa a punto di un modello in grado di prevedere il movimento dei liquidi contaminanti con un’accuratezza mai raggiunta prima.

Mezić, che da vent’anni studia le dinamiche con cui si mescolano i fluidi, ha messo a punto insieme al suo team un software di visualizzazione per cercare di prevedere come il petrolio si disperda nell’oceano e aiutare così gli operai addetti al contenimento e al recupero del greggio, indirizzandoli con anticipo nelle zone giuste per intervenire.

Quello di cui gli studiosi si sono resi conto, mettendo insieme i modelli di dinamica dei fluidi già esistenti, le immagini satellitari dell’area e i dati sulle correnti oceaniche dello U.S. Naval Research Laboratory, è che un fluido che si disperde in un fluido più ampio tende a rompersi in filamenti lunghi e sottili piuttosto che espandersi gradualmente in una singola macchia.

Usando le nuove formule è stato possibile per Mezić e colleghi prevedere con una certa accuratezza e con diversi giorni di anticipo che il petrolio della Deepwater Horizon avrebbe raggiunto per prime le coste della Louisiana  e Pensacola in Florida verso fine maggio e poi Panama City Beach, sempre in Florida, all’inizio di giugno. Gli esperti hanno addirittura guidato telefonicamente gli addetti alla ripulitura per aiutarli a dispiegare uomini e mezzi nella maniera più efficiente possibile.

Visto quanto è appena successo alla piattaforma Vermilion Oil 380 in Louisiana, il modello messo a punto da Mezić rischia di tornare subito nuovamente utile.

Commenti

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Il 9 Ottobre 2010 alle 23:34 Tutti scienziati: basta uno smartphone | Portale delle scienze ha scritto:

[...] la marea nera del Golfo del Messico è solo uno degli esempi di situazione in cui l’aiuto dei cittadini [...]

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