Internet: web o applicazioni? Quel che importa è che resti “aperta”

E’ vero: nei prossimi anni - come dice Wired - saremo su Internet prevalentemente con gli smartphone e i tablet: serve qualcosa di più adatto del web attuale. Il che non significa, però, che si debbano accettare walled garden e il ritorno a contenuti senza connessione con il resto della rete

La nuova applicazione Iphone di mTrip Travel Guides (AP Photo/mTrip Travel Guides)

La nuova applicazione Iphone di mTrip Travel Guides (AP Photo/mTrip Travel Guides)

Coglie nel segno l’Economist di questa settimana che dedica la storia di copertina  alla “balcanizzazione” di Internet.

Coglie nel segno perché - a differenza della provocazione di Wired in agosto - non riduce l’analisi del futuro di Internet al presunto destino segnato per il Web e per il browser (questione interessante ma tutto sommato di secondo piano) ma si occupa delle tendenze che stanno portando alla costruzione di “muri” che suddividono e chiudono la rete in spazi controllati da governi, aziende private e grandi Internet provider per promuovere i relativi interessi politici o economici:

1) I paesi autoritari che costruiscono barriere per tenere i propri cittadini al riparo da informazioni pericolose e per evitare che comunichino al resto del mondo quel che succede dentro.
2) Gli Internet provider che lavorano ad accordi con grandi aziende della rete per favorire il trasporto di contenuti privilegiati di alcuni fornitori (inabissando la net neutrality).
3) E, infine, i walled garden costruiti dalle applicazioni o dagli ambienti “chiusi” (o quasi chiusi) costruiti da aziende per ottenere ricavi e profitti, in cambio di una fruizione dei contenuti più agevole, precisa, sicura e senza dispersione.

Il caso più evidente di quest’ultima specie di “chiusura” è quello esercitato da Apple con le sue App per iPhone e iPad: spesso sono a pagamento, i content provider devono avere il via libera da Apple per proporre al mercato una App; sono progettate per contenere l’utente al proprio interno.

L’Economist sembra molto preoccupato per i primi due tipi di chiusura, mentre - in linea con la inattaccabile fede nel mercato del giornale - è molto più fiducioso sul fatto che i walled garden di Apple siano benefici per Internet, visto che grazie ai profitti ricavati iPad e Iphone offrono oggettivamente servizi e prodotti avanzati (più sicuri e semplici da usare) ai clienti.

Il problema, dunque, non è tanto il fatto che il Web avrebbe i giorni contati (si fa per dire: meglio sarebbe dire: “gli anni contati”) ma la progressiva perdita del carattere universale di Internet. Ed è su questo che è il caso di tenere desta l’attenzione. E dovremmo anche aggiungere che se nel mondo delle applicazioni finiranno per prevalere quelle “chiuse”, l’esperienza degli utenti sarà sì più semplice e piacevole, come dicono Wired e l’Economist, ma perderemmo il carattere di relazione globale libera fra informazioni correlate che ha reso il web così importante per la nostra vita.

Quanto all’evoluzione dal Web alle applicazioni - insomma il tema sollevato da Anderson su Wired - la questione fondamentale è lo sviluppo inarrestabile degli utenti che si collegano a Internet con dispositivi mobili, quindi, in sostanza, gli smartphone (gli Ipad e i vari tablet in arrivo non sono ancora numericamente rilevanti anche se fanno molto “tendenza”).

Non è solo il fatto che nelle strade e nei bar dei paesi ricchi sono sempre di più le persone che si connettono a Internet con gli iPhone, gli iPad o i dispositivi Android, Nokia o i Blackberry ecc. Ma, soprattutto, il fatto che nei paesi emergenti crescerà rapidamente, nei prossimi due o tre anni, il numero di persone che comincerà a usare Internet e lo farà con un telefonino, saltando il pc.

Per esempio, come indica un rapporto del Boston Consulting Gorup - The Internet’s New Billion: Digital Consumers in Brazil, Russia, India, China, and Indonesia - nei cosiddetti paesi Brici (Brasile, Russia, India, Cina, Indonesia) ci saranno, nel 2015, 1,2 miliardi di utenti Internet, la maggior parte dei quali userà un telefonino per navigare.

Con questa prospettiva in mente, va probabilmente rivisto il modo in cui i contenuti vengono pubblicati in rete.  E l’idea di creare siti web da adattare poi, in qualche modo, ai dispositivi mobili deve esere radicalmente rivista. Per ora la soluzione più adatta sembra essere quella della “app” m anon è detto che nei prossimi mesi qualcosa di diverso non ci sorprenda.

Commenti

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Il 7 Settembre 2010 alle 10:29 mickelissimo ha scritto:

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