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- Un commento

Ogni anno 10.000 italiani dicono addio alla pasta (Foto: Flickr)
I risultati di uno studio italiano, pubblicati sulla rivista Annals of Medicine parlano chiaro, e sembrano contraddire un caposaldo della malattia: non ci si ammala di celiachia solo da bambini, anzi, con l’avanzare dell’età l’incidenza di questa forma di intolleranza alimentare aumenta.
Per me, che ho ricevuto la diagnosi a trent’anni, subito dopo che mio figlio di un anno era stato dichiarato celiaco, non si tratta di una rivelazione sorprendente. Ma sono ancora molti i medici che si ostinano a pensare alla celiachia come a una malattia dell’infanzia.
Un ampio studio epidemiologico condotto da ricercatori italiani del Center for Celiac Research dell’Università di Baltimora, negli Stati Uniti, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche di Ancona, ha analizzato i campioni di sangue raccolti nel 1974 di 3.500 cittadini americani adulti. Gli stessi soggetti sono stati analizzati poi a quindici anni di distanza, nel 1989. “Il numero di persone con marcatori sierologici positivi per celiachia è raddoppiato in quindici anni, passando da un caso su 501 nel 1974 a uno ogni 219 nel 1989.
Persone che al primo test erano risultati negativi alla celiachia, quindi, avevano sviluppato l’intolleranza negli anni successivi - spiega il coordinatore della ricerca Alessio Fasano, direttore dell’University of Maryland’s Mucosal Biology Research Center e del Celiac Research Center.
In Italia le diagnosi hanno fatto registrare un notevole balzo in avanti negli ultimi anni, toccando quota 100.000. Eppure, secondo tutti gli esperti, siccome l’incidenza della malattia sulla popolazione generale è di 1 su 100, nel nostro paese mezzo milione di persone è celiaco è non lo sa.
Cosa comporta la malattia e come si presenta? Il mio caso dimostra che non esiste un quadro univoco dei sintomi. Quelli classici sono di tipo intestinale: diarrea, vomito, gonfiore addominale, accompagnati da astenia, stanchezza, anemia. Mio figlio li aveva tutti, io nemmeno uno. Ma grazie al fatto che ai parenti di primo grado dei bambini a cui viene diagnosticata la malattia si fa uno screening di routine, hanno beccato anche me.
Quello che accade è che all’interno dell’organismo del celiaco si scatena una reazione immunitaria avversa quando la persona viene in contatto con il glutine, una proteina contenuta in molti cereali (frumento, orzo, farro, segale…) e in migliaia di preparazioni alimentari, anche insospettabili. L’organismo reagisce a quello che individua come un nemico attaccando se stesso. In particolare il danno avviene nelle pareti dell’intestino, sede principale del nostro sistema immunitario, e se il contatto con il glutine è prolungato può causare danni anche molto gravi.
La soluzione è la dieta che comporta l’esclusione di tutti gli alimenti che contengono glutine. Anche in assenza di sintomi i danni all’intestino avvengono comunque. Inoltre la continua stimolazione errata del sistema immunitario, cioè continuare a introdurre glutine, può comportare la comparsa di altre malattie autoimmuni, come il diabete o l’artite reumatoide.
Ma proprio perché la cura è alquanto impegnativa (escludere il glutine dalla dieta per sempre), la diagnosi non può consistere soltanto in un esame del sangue che verifichi la positività di alcuni anticorpi specifici. Queste analisi da sole non sono affidabili in quanto, come racconta Gino Roberto Corazza, direttore della Clinica Medica San Matteo di Pavia, in quasi il 20 per cento dei casi si registrano dei falsi positivi. Cioè persone risultate positive e ai test del sangue che però non sono veramente malate, ma vengono ugualmente sottoposte a dieta priva di glutine.
Il cammino per la diagnosi è molto lungo: nel 1998 il tempo medio che occorreva per riconoscere la celiachia era di 11 anni, oggi questa attesa si è ridotta a 4 anni. Sempre troppo. Del resto il primo ostacolo consiste nel far risalire una serie di sintomi, anche apparentemente scollegati tra loro, alla celiachia. Molti medici conoscono ancora troppo poco questa malattia, anche a causa della convinzione che si tratti di una patologia pediatrica, e quindi tardano a indirizzare i pazienti verso un esame del sangue specifico.
Risultato positivo quello, serve la conferma, che si ottiene con una gastroscopia e con una biopsia intestinale: bisogna vedere se esiste un danno alla mucosa intestinale prelevandone dei campioni. Solo così si ha la certezza della diagnosi e ha quindi senso cominciare la dieta.
Negli ultimi 5 anni le diagnosi sono più che raddoppiate, e sempre più spesso, in 3 casi su 4, la patologia viene scoperta in età adulta. Le nuove diagnosi in Italia sono circa 10.000 all’anno. Queste persone, ottenuta la certificazione della malattia, hanno diritto a buoni mensili da spendere in farmacia per acquistare gli alimenti senza glutine.
La vita si complica, ovviamente, ma visto l’aumento vertiginoso delle diagnosi, i celiaci cominciano a diventare una nicchia di mercato interessante sia per le aziende alimentari, molte delle quali hanno cominciato a escludere il glutine dalle preparazioni, sia per ristoranti e bar, che offrendo delle opzioni gluten-free si assicurano nuovi clienti fedeli che poi si portano dietro amici e famiglia.
- Lunedì 27 Settembre 2010
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Commenti
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Il 27 Settembre 2010 alle 16:42 Panorama News 27 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Celiaci si diventa: sempre di più gli adulti intolleranti al glutine [...]
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