Cybercrimine: sei milioni di Pc cinesi colpiti dal virus Stuxnet

(Credits: Ansa)

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Dopo alcuni mesi di preoccupazione celata tra gli esperti, il virus Stuxnet ha attaccato la Cina. Si tratta del secondo caso registrato internazionalmente dopo l’intromissione in una centrale nucleare iraniana. Sei milioni di computer sono stati infettati e soprattutto le operazioni di grandi complessi industriali sono a rischio.

Il cyber virus infatti è potente, sconosciuto, provvisto di autodifesa: uno spietato malfare, malicious software, un “programma malvagio”. La sua azione ha minato l’operatività di fabbriche e servizi importanti: comunicazioni, ospedali, centrali elettriche e “quasi un migliaio di impianti” secondo l’agenzia ufficiale Xinhua.

La pericolosità del virus è di una scala mai sperimentata prima. Può bloccare le attività, attaccare i dati e lasciarli esposti, dopo il contagio, agli hacker per furto e manipolazione. E’ la moltiplicazione dei disagi causati da un blocco del sistema.

Il fornitore dei computer industriali attaccati è la Siemens che da decenni intrattiene cospicui rapporti d’affari con la Cina. I suoi sistemi di operatività e sicurezza comprendono il treno a levitazione magnetica a Shanghai, porti, ferrovie, siti nucleari e la diga delle Tre Gole.

Il timore di diffusione del virus è comprensibilmente alto. In aggiunta, si susseguono gli interrogativi sulle responsabilità. La complessità di Stuxnet è cosi’ sofisticata da far ritenere impossibile la sua elaborazione da mani goliardiche. Il timore espresso è quello di un intervento straniero.

Gli interessi in gioco sono giganteschi ed affondano su terreni non solo economici. Le preoccupazioni sconfinano dunque sui terreni della sicurezza e del sabotaggio.

Dopo essere stata accusata di pirateria informatica, la Cina ne diventa vittima, con una pericolosità mai registrata in precedenza. Al di là delle conseguenze del contagio, si conferma la vulnerabilità di un sistema. Gli attacchi superano confini e firewall e la Cina non ne è esente. E’ questa la maggiore preoccupazione di Pechino. Finora era entrata nella globalizzazione senza aver perso l’intera sovranita’ nazionale. Contraddittoriamente, era inserita nel circuito mondiale pur perseguendo gli interessi nazionali.

Una politica efficace si trova ora esposta ai venti dell’informatica e dell’etere, più difficili da controllare dell’inflazione e del cambio del renmimbi. (RADIOCOR)

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